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No more gaps: coscienza critica per tutti Parlamento Europeo dei giovani
15 marzo 2006

No more gaps: niente più barriere. È questo il messaggio che la nostra città ha voluto lanciare, ospitando dal 16 al 22 febbraio, giovani provenienti da tutta l'Europa e da paesi come l'Albania e la Palestina, che nonostante la loro mancata appartenenza all'unione europea, ci sono molto vicini. Ai delegati è stata offerta una fantastica opportunità: ogni giorno ci si è potuti confrontare e si è giunti a proposte concrete che racchiudono al loro interno le esigenze concrete di giovani con diverse culture e diversi modi di pensare. L'argomento di discussione scelto è stato la xenofobia, problema strettamente collegato alla questione dell'immigrazione e della difficoltà di poter trovare un nuovo impiego dopo aver abbandonato il proprio Paese per spostarsi in una nuova terra. Si è parlato dell'enorme problema che l'immigrato si trova ad affrontare quando non gli viene riconosciuto il titolo di studio conseguito nel proprio Paese. Per risolvere questa questione i delegati hanno fatto proposte pratiche molto valide e la più suffragata è stata quella di introdurre all'interno delle università dei test che abilitino la persona al lavoro che svolgeva prima. Inoltre molto valida è stata l'idea di una domanda di lavoro “anonima”, in cui l'immigrato non debba essere costretto a specificare la propria nazionalità ed il proprio passato. Altre proposte sono seguite a questa, alcune degne di ammirazione ed altre particolarmente strane e controverse. Quella che più mi ha lasciata perplessa è stata la proposta di fare in modo che solo il 15% dei lavoratori di una qualsiasi azienda fossero straniera: questo proponimento è fortemente in contrasto con l'anonimato della domanda di lavoro. Porre un limite al numero di stranieri sul posto di lavoro non è già porre delle barriere? Come possono dei giovani apparentemente sensibili al problema dell'immigrazione, porre dei limiti alle opportunità di lavoro che possono essere offerte? La risposta a queste domande è solo una: l'incontro tra varie culture non ha fatto altro che mettere in evidenza le enormi differenze che distinguono un popolo da un altro. Sono state le nazioni con mentalità più chiusa a proporre il limite di numero di lavoratori stranieri che possono essere coinvolti nel mondo lavorativo del paese che li ospita. Le barriere da abbattere dovrebbero essere proprio le chiusure mentali che caratterizzano terre fortemente nazionaliste come l'Ungheria, la Francia e l'Inghilterra. Ma abbattere queste non significa eliminare ciò che rende unico un popolo? Le diversità dovrebbero essere preservate per tenere sempre allenata la nostra coscienza critica o dovrebbero essere abbattute per evitare conflitti? E questi scontri sono opportunità di dialogo o solo pretesti per una vera e propria crisi? No more gaps oltre ad offrirci un opportunità di dialogo, ci ha anche insegnato a riflettere e a farci capire i molteplici significati di un confronto. Opportunità come questa dovrebbero esserci offerte ogni giorno per far nascere una certa coscienza critica in coloro che ne sono totalmente privi o che non sono capaci di usarla al meglio.
Autore: Alina De Gennaro
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