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No alle intimidazioni a “Quindici” e ai suoi giornalisti
15 novembre 2004

Dopo il nostro editoriale del numero scorso, i cui denunciavamo i tentativi di intimidazione messi in atto da parte di alcuni personaggi della politica e perfino dell'informazione di utilizzare la carta bollata per impedirci di fare il nostro lavoro (non a caso quando abbiamo raggiunto il traguardo dei 10 anni di vita di “Quindici”), veri e propri attentati alla libertà di stampa, abbiamo ricevuto molte attestazioni di solidarietà. Non è possibile (né vogliamo) riprodurle tutte, ne pubblichiamo una sola, quella di una lettrice che essendo la più articolata nei contenuti, può riassumerle tutte. Ringraziamo chi ci è vicino nella nostra battaglia al servizio della libertà e confermiamo che non ci faremo intimidire, né ricattare, ma andremo avanti con più impegno e determinazione. Questi atti anziché fiaccarci, ci danno nuova linfa e più volontà di proseguire. Caro Direttore, volevo esprimere la solidarietà mia e di tanti amici ed estimatori di un giornale come "Quindici", unica voce coraggiosa e libera di questa città. Questo sicuramente dà fastidio a troppa gente, ma non ai cittadini onesti di quella società civile sempre invocata e mai considerata dai nostri politici. Noi ci sentiamo pienamente rappresentati dal suo giornale, che ha rappresentato veramente una novità rivoluzionaria nel panorama giornalistico locale e la ringraziamo per il ruolo sociale che svolge. Consideriamo "Quindici" come nostro e ci sentiamo, perciò, colpiti direttamente dai vergognosi attacchi che politici e altri personaggi tentano di sferrare al suo lavoro. Vada avanti, dott. De Sanctis e non si scoraggi, non si aspetti, né ricerchi la solidarietà del Palazzo o dei partiti, le basta quella dei lettori, dei quali in 10 anni si è conquistato la fiducia, tanto da divenire - e questo è indiscutibile e ampiamente riconosciuto - il giornale leader a Molfetta sul piano della qualità e della professionalità. Anche questo dà fastidio a qualcuno e come mi ha raccontato nei particolari anche qualche suo collaboratore, ha dato origine anche ad azioni nei suoi confronti per intimorirla e sfiancarla. Ma il suo giornale non ha confronti non solo con quelli della città, ma oggettivamente anche con quelli dei Comuni vicini, basta fare un giro e acquistarli quelli per verificarlo. Certamente scrivere la verità ne fa un giornale scomodo, e questo spiega gli attacchi e i tentativi di intimidazione attraverso le querele o le altre azioni di ricatto. Concordo con quanto lei ipotizza nel suo editoriale, cioè che ci sia una regia occulta in quest'aggressione alla stampa, a lei e al suo giornale che già in passato sono stati oggetto di minacce, di insulti sui muri fino alla distruzione della sede di via Alessandro Volta e dell'insegna di Quindici. Noi non lo abbiamo dimenticato. Questo regista occulto andrebbe scoperto e perseguito dalla magistratura. Coraggio Direttore, non si curi delle aggressioni da qualunque parte vengano, sappi che noi la sosteniamo perché lei è nel giusto. Con stima Elisabetta De Candia e altri amici di “Quindici” Solidarietà della “Margherita” Caro Direttore, le azioni intimidatorie di cui è sono stati fatti oggetto la redazione e il periodico che lei dirige, oltre a squalificare chi le compie, mettono fortemente in pericolo il diritto di informazione e il civile e democratico confronto di opinioni nella nostra città. Quanto da lei denunciato nell'editoriale del 15 ottobre 2004 è profondamente condiviso, in ogni parola, da me e da “Democrazia è Libertà – La Margherita”. Operare politicamente affinché nella nostra città sia fermato l'abominevole tentativo (non saprei come altro definirlo) di imbavagliare con l'intimidazione la stampa libera è l'impegno che ogni forza politica sinceramente democratica deve assumere. Noi, questo impegno, lo assumiamo con convinzione, preoccupati come siamo del declino di senso civico e democratico, per ridare alla città la dignità che merita. Insieme alla nostra sincera solidarietà, le giungano i nostri cordiali saluti. Cosimo Altomare (coordinatore politico cittadino)
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