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Musica ai confini della realtà all'Eremo club: bar e cultura Eremo.
15 luglio 2009

 Un nome che evoca solitudine, pace, silenzio. Così era stata chiamata, già dagli anni ‘30, una proprietà sul mare situata in via Giovinazzo, ora affollata di lidi e bombardata dal rumore del traffico, ma che un tempo, quando l’automobile era un lusso ma per certi versi lo era anche la bicicletta, era considerata quasi un luogo di eremiti perso ai confini del mondo. Ora all’eremo si apre una nuova attività. Ma i proprietari non scelgono di imbarcarsi nella scontata costruzione di un stabilimento balneare, di un albergo o di una pizzeria, pur avendo a disposizione un terreno in una così favorevole posizione, a ridosso del mare. Si lanciano invece in un’impresa forse anti-economica, ma che è la realizzazione di un sogno, per rendere onore a un luogo che è già di per sé sogno. La nipote di quello stesso sognatore che chiamò “Eremo” questo luogo incantato l’ha sognato pieno di musica. Nasce così l’idea di un teatro affiancato da un lounge bar, un teatro per poter vivere la musica ma anche condividerla, in un luogo che le si adatti moltiplicando la sua bellezza. Insomma un luogo per poter trascorrere la serata, ma un luogo anche di cultura in cui il divertimento non consiste solo nel sedersi a un bar e bere qualcosa in compagnia, ma anche nel godere di musica dal vivo. L’impresa ha sicuramente incontrato molto scetticismo, ma il sogno è diventato realtà. Il luogo è stato, infatti, inaugurato nella serata di sabato 27 giugno, con un concerto delle Farawalla, il cui canto riesce ad esaltare l’atmosfera surreale del luogo ma anche a divertire con squittii e dialetti, fondendo quattro voci e mille culture in una musica che è davvero originale e unica. “Entrate… all’Eremo, questo è il suo nome perché quel primo lontano sognatore lo ha chiamato così e perché anche oggi, nonostante il cemento spinga, inesorabilmente ai confini, esiste ancora quella veranda, e la stessa solitudine dello sguardo in avanti. Entrate, e nonostante il nome, non rimarrete soli a lungo, ci saremo noi, almeno finché la musica suonerà e finché noi ci saremo...suonerà”.

Autore: Giulia Maggio
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