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Multiservizi, alla ditta Camassa il 49% delle azioni di Italia Lavoro
15 ottobre 2006

“Italia Lavoro” esce di scena dalla Multiservizi, con la vendita del 49% del suo pacchetto azionario ad un soggetto privato, la ditta Camassa Spa, del gruppo Intini, realtà imprenditoriale molto solida e impegnata proprio nel campo delle public utilities. La Multiservizi Spa fu costituita nel '97 tra il Comune di Molfetta (51%) e Gepi, oggi Italia Lavoro (49%), una società del ministero dell'Economia che, nell'ambito della promozione di nuove attività, può partecipare direttamente in partnership con gli enti locali alla creazione di società per la gestione di alcuni servizi comunali, come appunto la Multiservizi, che si occupa di gestione del verde pubblico, manutenzione strade, segnaletica stradale, illuminazione, pulizia di edifici e verifica controlli sugli impianti termici. Nei patti sociali fu stabilito l'obbligo per il socio di minoranza di cedere la propria quota dopo 5 anni dall'atto costitutivo, con l'impegno del Comune di indire un bando di gara per l'individuazione partner privati affidabili e di provata esperienza nella gestione dei servizi. La gara, però, non fu espletata, per la richiesta del Comune di poter verificare l'opportunità dell'acquisto diretto. L'ex sindaco Tommaso Minervini, con il sen. Antonio Azzollini all'epoca assessore al Bilancio, si mosse con la seguente strategia: concordare il prezzo con la controparte, distribuzione degli utili prodotti negli anni dall'azienda con cui acquistare il pacchetto azionario, approvazione da parte del Consiglio comunale, definizione formale dell'acquisto. Il prezzo proposto dal Comune fu di 270mila euro, pari al 49% del capitale sociale (euro 551.211) desunto dal bilancio certificato al 31.12.04. Per la copertura finanziaria si sarebbero distribuiti gli utili pregressi accantonati nel Fondo di Riserva Straordinario, che ammontano a 564.780 euro, che significa per il Comune un incasso di 294.814 euro (51%). Quindi un acquisto senza indebitamento. A tali condizioni “Italia Lavoro” non c'è stata, e, come ogni impresa, ha cercato di spuntare il prezzo più alto. L'offerta più vantaggiosa è arrivata dalla ditta Camassa, che ha proposto un prezzo quasi doppio da quello ventilato dal Comune: 548mila euro. Come previsto dai patti parasociali, il Comune, con un atto del consiglio comunale, ha rinunciato al diritto di prelazione. Purtroppo in aula non c'è stato dibattito. Lillino Di Gioia, già candidato sindaco del centrosinistra, ha chiesto il rinvio del punto in discussione al fine di acquisire tutti i documenti mancanti ma, posta in votazione, la proposta è stata respinta. Per Giusi De Bari di Forza Italia: “Tutta la documentazione che riguarda la Multiservizi é pubblica e nella piena disponibilità dei consiglieri comunali”. La risposta dell'opposizione è stata l'uscita dall'aula, ad eccezione di Saverio Tammacco. “Il Comune – ha spiegato il sindaco Antonio Azzollini nel suo intervento – è e rimane titolare della maggioranza assoluta della Multiservizi, detenendone il 51%. Sarebbe per noi inutile acquistare ad un prezzo così alto, insostenibile per le casse comunali, il restante 49% dal momento che già di fatto esercitiamo poteri di indirizzo e controllo sull'azienda”. Nella sua verve oratoria, come al solito, il sindaco ha guardato indietro, come se parlasse ad una platea di bulgari: “Occorre abbandonare una visione sovietica dell'economia per cui queste aziende devono essere tutte di proprietà del pubblico. No, la ditta Camassa (che, investendo una cifra così rilevante dimostra di credere nelle prospettive di sviluppo dell'azienda) può portare benefici alla città e alle casse comunali, garantendo sempre, ovviamente, gli attuali livelli occupazionali”. Insomma, lavoro stabile, duraturo, e rosee prospettive. Speriamo bene.
Autore: Francesco Del Rosso
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