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Mostra filatelica a Molfetta sulle Olimpiadi di Roma del 1960
11 ottobre 2010

MOLFETTA - Dal giorno 23 al 30 ottobre presso la sala dei Templari  l'Associazione Culturale "Amici della Filatelia e Numismatica" presenta un Mostra Filatelica  e Documentaria sulle Olimpiadi di Roma del 1960, con notizie dei vincitori delle varie discipline e delle 50 nazioni partecipanti ai giochi olimpici.

Il giorno 23 ottobre alle ore 16 in collaborazione con Poste Italiane  annullo speciale figurato commemorativo dedicato a un grande atleta Molfettese "Giosuè Poli" capo della delegazione Atletica Leggera alle Olimpiadi "Roma 1960 " e subito dopo nominato presidente nazionale della Fidal.
 
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Non può mancare il mio modesto contributo a questo bel "revival" (?) sportivo. Mancò la medaglia il nostro sport più popolare, il calcio, benchè fosse ormai impensabile (nel moderno clima di professionismo, che altri Paesi potevano mascherare assai più facilmente di noi) ripetere il trionfo che avevamo ottenuto nel 1936 a Berlino. Si battè comunque con valore, anche se con poca fortuna, la giovanissima squadra diretta da Gipo Viani, assistito nell'occasione da quel Nereo Rocco che lo avrebbe presto sostituito al Milan, ma che allora emergeva in provincia, al Padova. I due tecnici avevano selezionato le nostre migliori speranze, a cominciare da un Gianni Rivera diciassettenne, per continuare con futuri talenti quali Bulgarelli, Trapattoni, Burgnich, ferrini, Salvadore. Gli "azzurrini" superarono per 4-1 i formosani a Napoli, pareggiarono per 2-2 con la Gran Bretagna a Roma, batterono per 3-1 il Brasile a Firenze, ma furono esclusi dalla finalissima soltanto a opera della sorte, per una volta nel senso vero della parola. Nella semifinale di Napoli, contro la forte Jugoslavia, due ore di gioco equilibratissimo si chiusero sull'1-1, sicchè, come prescriveva l'antisportivo regolamento dell'epoca (i calci di rigire sarebbero stati escogitati ben più di recente), si dovette procedere a un sorteggio sul campo. E dal fatidico cappello, chiesto in prestito a un dirigente, l'arbitro Kandlbinder estrasse tra la generale costernazione, il biglietto indicante la Jugoslavia. Dopo di che, l'Italia perse anche, quattro giorni dopo, la finale per il terzo posto, cedendo per 2-1 la medaglia di bronzo all'Ungheria. -
Guardata dai tempi d'oggi, Roma 1960 ci appare una lontana e perduta oasi, ignara tanto di quelle misure di sicurezza quasi carcerarie cui si dovette adattare negli anni successivi, quanto di quella pesante cappa di "sponsorizzazioni" che oggi impera sull'industria dei Giochi, diventati così costosi da turbare per anni il bilancio di una nazione. Nel 1960 fu invece rispettata, per l'ultima volta, la logica dei conti. L'incasso di 1.408.000 biglietti venduti fu di 2 miliardi e 625 milioni di lire (di cui 1 miliardo e 126 milioni per la sola atletica) e in complesso le entrata, compresi i diritti televisivi, raggiunsero i 4 miliardi e 200 milioni, di fronte a uscite per non più di 4 miliardi e mezzo, compreso però quel miliardo che andò per tasse allo Stato. Tutto ciò a parte i 18 miliardi spesi per impianti e strutture varie, ma si trattava di costruzioni che, per lo più, servirono in seguito egregiamente per i loro fini. Senza contare che a Roma, durante i Giochi, si registrarono almeno 645.000 presenze, il doppio rispetto all'anno prima, e che dei 250.000 spettatori mediamente presenti ogni giorno alla gare, ben 200.000 dovevano essere stranieri. L'organizzazione risultò quasi perfetta. Un attento osservatore del costume di casa nostra, Luigi Barzini junior, scrisse a mo' di emblema: "Perfino i telefoni, che funzionano da noi peggio che in qualsiasi altro Paese, peggio che nelle piccole repubbliche tropicali, sono andati bene. Curiosamente, anche tutti coloro che avevano a che fare con il pubblico erano diventati improvvisamente cortesi".

(1° Parte)- Per chi le ha vissute, le Olimpiadi di Roma sono indimenticabili. Pierre de Fredi, il romantico intellettuale parigino passato alla storia per l' “invenzione” delle Olimpiadi moderne, aveva sempre sognato che la sua creatura , dopo l'esordio del 1896 ad Atene, approdasse al più presto anche a Roma, l'altra capitale di quel mondo classico di cui egli si sentiva cittadino. Lo storico appuntamento era, in effetti, già previsto per il 1908, alla quarta edizione dei Giochi, ma ci sarebbe voluto più di mezzo secolo perché il sogno divenisse realtà, e quando nel 1960 finalmente le Olimpiadi arrivarono a Roma, già il de Coubertin era scomparso da ventitré anni nel suo eremo di Losanna. Cinque anni di lavoro spesi bene dai dirigenti italiani, con a capo Giulio Onesti e da Bruno Zauli segretario del CONI. Per tutte le costruzioni e in particolare per il Villaggio Olimpico, furono spesi 18 miliardi: non mancarono le polemiche. L'orizzonte pareva, comunque rasserenato quel giovedì 25 agosto in cui il presidente della Repubblica Giovanni gronchi dichiarò aperti i Giochi della XVII Olimpiade. Campioni di tutto il mondo a confronto, un evento da record, all'epoca; 5.337 atleti di cui 651 donne rappresentanti di 84 nazioni. Imponente la rappresentazione dei Paesi Africani pervenuti proprio allora all'indipendenza coloniale. Il giuramento dell'atleta fu pronunciato da uno dei nostri uomini più prestigiosi: il discobolo Adolfo Consolini, campione olimpico nel 1948 a Londra e più volte campione europeo e primatista mondiale.(continua 2°parte)

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