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Molfetta, zero in turismo Non ci sono imprenditori capaci di investire
15 giugno 2000

La voce “turismo”, di cui da tempo si sta occupando con impegno e passione la locale Pro Loco, sta diventando sempre più una realtà concreta, foriera di possibili notevoli sviluppi sotto l’aspetto anche economico ed occupazionale. Soprattutto una insistente campagna promozionale e pubblicitaria svolta anche a livello di tutta la Puglia, dall’Ente provinciale turismo e dalle “Pro Loco” pugliesi, dai Comuni, stanno riportando i flussi turistici, soprattutto stranieri, nelle nostre splendide zone, tradizionalmente note per il mare e il clima e stanno aiutando la “scoperta” di città, tradizioni, monumenti, per molti ancora sconosciuti. E’ di questi giorni la conferma del “tutto esaurito” in molte località che l’anno scorso hanno dovuto subire durissimi cali di presenze dovuti alla paura della guerra balcanica ed ai timori di conseguenze legate ai continui, massicci sbarchi di clandestini sulle nostre coste. Quest’anno anche a Molfetta il fenomeno turistico è diventato più consistente, non più legato solo al rientro di nostri concittadini per le festività, sospinto probabilmente non esclusivamente dalla “pubblicità” ma anche dalla migliorata vivibilità cittadina, sotto l’aspetto della pulizia, del verde, dei servizi del recupero di sedi e strutture. Uno stimolo forte lo sta dando la Basilica della Madonna dei Martiri, inclusa nei circuiti religiosi dell’anno giubilare, con i molti arrivi di pellegrini che spesso approfittano anche per conoscere la città. L’intensificata attività di pubblicità, di richiamo e di collegamento fra enti di promozione, ha consentito, ad esempio, durante le festività pasquali, ad un folto gruppo di operatori turistici e appassionati provenienti da tutta Italia, di osservare da vicino le tradizioni pasquali, le processioni (compresa quella nostra notturna dei “misteri” del venerdì santo) non solo a Molfetta ma anche a Ruvo e Taranto; La Pro loco di Molfetta in collaborazione con il Comune, ha anche guidato la visita di questi operatori alla città nei suoi vari aspetti, dal Pulo al Duomo, dal Centro antico all’asta notturna del pesce presso il mercato ittico. Questi operatori, arrivati a bordo di numerosi camper, contribuiranno certamente ad una ricaduta positiva, con altre presenze di turisti dei loro luoghi di provenienza, in altri periodi dell’anno, anche perché sono rimasti affascinati dai nostri monumenti, dalle tradizioni, dalla gastronomia locale, dall’ospitalità dei molfettesi. Anche molte scuole hanno incluso Molfetta nelle loro gite di istruzione, ma purtroppo poi le scolaresche sono andate a dormire e a mangiare a Bisceglie e in altre città vicine. Quest’ultima notazione, insieme agli auspicabili sviluppi derivanti da quanto detto sopra, introduce un amaro discorso legato alla nostra ricettività, attrezzature, spazi e soprattutto mentalità imprenditoriale nel settore turistico. Occorre una serena e profonda analisi della nostra situazione complessiva sotto questi aspetti, e occorre ricercare urgenti rimedi per evitare di “rifiutare” questa fonte di sviluppo importantissima, o di costringere i visitatori solo alla presenza “mordi e fuggi”. Vi siete mai chiesti, ad esempio, dove possono trovare un semplice punto di appoggio i tanti visitatori della Madonna dei Martiri che arrivano in pullman organizzati? Non esiste un solo posto di ristoro, un bar, una struttura per i servizi igienici o per riposare al sicuro. Per non parlare di parcheggi controllati, di ristoranti, di aree di sosta attrezzate, di collegamenti con il centro cittadino. Tutto è nelle mani e nella generosità dei frati del convento, che comunque sono dotati di strutture di accoglienza insufficienti. Ripartendo da una analisi più tecnica, credo di poter dire che manca, in quelle categorie, ristoratori e albergatori innanzitutto, che ne potrebbero e dovrebbero trarre cospicui vantaggi, la “mentalità” turistica. Un tentativo di sensibilizzare e coordinare in qualche modo il settore, ha registrato il disinteresse più completo: ad una lettera circolare di qualche mese addietro, con cui la Pro loco invitava i ristoratori a fornire i loro dati, le proposte, le disponibilità, i menù turistici, le specialità, per inserirli in una “guida” attualmente in preparazione, non ha visto una sola risposta. Si dice che i ristoratori stanno bene così, che guadagnano bene con battesimi, cresime, eucaristie, …………, ordini e matrimoni, e non sono interessati ad altro tipo di clientela o di inserimento, né a “straordinari”. Permane il miope concetto che a Molfetta non si usa andare al ristorante per passare una bella serata con gli amici, per gustare le pietanze locali, le specialità che i nostri cuochi, tanto apprezzati fuori città e all’estero, sanno confezionare. E non so quanto su questa diffusa mentalità del non mangiar fuori, incidano i prezzi, talvolta autentiche “stangate”, che vengono praticati. E questo l’ho provato sulla mia pelle quando ho voluto invitare a cena a Molfetta alcuni imprenditori “padani” che erano venuti a Bari, nella azienda per cui lavoravo, per accordi contrattuali. C’è poi da chiedersi se una città di 65.000 abitanti, tra l’altro con una zona artigianale in piena espansione ed una zona industriale altrettanto, debba avere un solo albergo, anche piccolo, insufficiente persino per i “rappresentanti”, che non hanno altre possibilità di appoggio per il loro lavoro. Se qualche lungimirante imprenditore locale fosse capace di progettare e investire in attrezzature ricettive e non solo in mega-sale sfarzose per nozze e simili, credo che non avrebbe a pentirsi. E poi, a livello del nostro territorio, manchiamo di qualsivoglia altro punto di appoggio. Non c’è un campeggio (a Giovinazzo ce ne sono due), un’area attrezzata e controllata, con attacchi luce, acqua e fogna, per camper (questa forma di turismo è molto più diffusa di quanto sembra, e non è vero che si tratta di turismo povero; tutti i turisti comprano, spendono e mangiano). Noi questi turisti li vediamo solo passare e andare verso sud all’andata e verso nord al ritorno. Non abbiamo un’area attrezzata con bungalow o altro per chi volesse soggiornare e godere del nostro mare; non abbiamo neppure disponibilità private, tipo “bed and breakfast”, come locali o appartamenti da affittare a singoli o famiglie. Certo le nostre spiagge non sono il massimo per pulizia, organizzazione, servizi pubblici: sono quasi tutte privatizzate da singoli proprietari di villette e dagli stabilimenti balneari affollatissimi. Eppure sono convinto che con una attenta ricerca, un adeguato impegno di spesa, un progetto serio e una buona programmazione e gestione pubblica, potrebbero creare strutture e servizi capaci di attrarre turisti italiani e stranieri in gran quantità, per un turismo anche di qualità. Forse non ci abbiamo mai pensato, non abbiamo mai creduto né adeguatamente valorizzato il nostro patrimonio culturale, paesaggistico, naturale, storico. Il Pulo, il Duomo, il centro storico e il porto, da soli, costituiscono un biglietto da visita formidabile. Forse abbiamo ritenuto per troppo tempo che Molfetta non ha possibilità di essere polo turistico, né potrà mai diventarlo. E così continuiamo a prendere a calci tanto possibile sviluppo, innovazione, notorietà e possibilità di lavoro e guadagno. Mauro Binetti
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