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Molfetta, Tommaso Minervini, candidato per Sinistra, ecologia e libertà: un'analisi del voto poco convincente
02 aprile 2010

MOLFETTA - A volte ritornano! In questa locuzione è contenuta tutta l’idea che rappresenta la candidatura di Tommaso Minervini (foto) in qualità di consigliere nelle fila della lista SeL alla Regione Puglia.

L’abbiamo seguito spesso nei dibattiti cittadini il buon Tommaso, e dobbiamo dire che le sue idee espresse con la moderazione, la loquacità, e la competenza che gli sono tipiche avrebbero potuto avere miglior sorte indubbiamente, se tutto l’elettorato al quale si è rivolto avesse condiviso pienamente il tutto. Può questa sembrare una osservazione scontata invece non lo è. Ci spieghiamo.
Interpellato dalla stampa e dai cittadini insieme a tutti i candidati molfettesi, e solo con quelli che facevano riferimento al Presidente Nichi Vendola dopo, prima della recente consultazione elettorale, egli ha trasmesso con le caratteristiche succitate, illusioni, idee, e programmi, che con tutto lo sforzo immaginabile e possibile che possiamo compiere per negarlo, ci ricorda i suoi tempi andati, ma non molto, allorquando rivestì una carica istituzionale piuttosto impegnativa in città.
Erano quelli i tempi in cui si parlava di “governo a rete”, era logico che lo facesse in quel tempo, seduto com’era tra il senatore di Forza Italia e suo principale sponsor, e il deputato di An, altro riferimento della destra di governo nel Nord-Barese.
Erano i tempi della Regione affidata a Fitto, ed allora aveva un senso la sua proposta. Ora doveva essere in grado di compiere uno sforzo maggiore che intellettivamente e culturalmente gli riconosciamo essere in grado di poter eseguire, ossia avere voglia di “sposare” quel processo ideologico ed esecutivo tipico di chi deve apprestarsi a governare in una regione che da più parti è stata definita laboratorio di programmi dichiaratamente alternativi alle idee ed alle attuazioni dei soggetti suddetti.
Avremmo preferito vederlo impegnato in qualche battaglia concreta in grado di colpire “l’animo” dei suoi concittadini, mi riferisco ad esempio ai problemi della marineria molfettese, colpita sia dal punto di vista economico che nella salute (chiamasi iprite), allo scempio del territorio che si sta facendo in questa area (Pip nelle lame) e relativo abbassamento del coefficiente di terreno destinato all’agricoltura (ma lo poteva fare?), avremmo preferito sentirlo spendere qualche parola sulla sicurezza del lavoro in città e nel Nord-barese, considerata la sua ambizione a rappresentarla, (dato le molte morti bianche in città), ci sarebbe piaciuto ascoltare qualche idea sulla precarizzazione del lavoro quando c’è e quando è certificata (dicasi lavoro nero) considerato la sua vicinanza alla CGIL cittadina, tutti temi questi, che avrebbero motivato di più e meglio quegli elettori (500) che hanno espresso il loro consenso alla lista e non al candidato, oppure altri che avrebbero potuto aggiungersi perché decisamente motivati da un progetto politico in grado di intercettare realmente le problematiche del territorio.
Ci auguriamo abbia compreso che anche un gruppo di persone ben determinate e competenti, non basti ad inanellare quella serie di voti utili a dare sfogo ad una qualsiasi candidatura pur se qualificata, occorrono idee, progetti, per costituire il consenso, per i soldi ci dispiace, ma noi siamo ancora idealisti (forse fuori dal tempo) forse non è detto che servano.
 
© Riproduzione riservata
Autore: Michele Mininno
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Passata la sbornia elettorale, la gente che è abituata a tenere i piedi per terra tornerà a ragionare e a comporre i propri problemi dentro il solo orizzonte realistico, quello nazionale e le due Italie ritorneranno una. Lo scollamento della società e la caduta di consenso verso i partiti e le istituzioni ha raggiunto una congiuntura recessiva acuta. Le due Italie non sono diventate una, ma tre, quattro, cinque e chissà quante. Intanto a Sud, la gente, abbandonata da tutti i Governi di ogni colore ed estrazione dalla discesa di Garibaldi in Sicilia, bersagliata da rincari di ogni genere, è costretta a stringere sempre più la cinghia. Vi sono migliaia di famiglie che sopravvivono con 500 euro al mese, con affitti da pagare, mentre i luminari della politica nazionale ed esponenti governativi,riescono a mascherare il fatto che il Meridione d'Ialia si trova nelle condizioni in cui è per loro precise responsabilità: questi politici, infatti, per svariati decenni, hanno gestito un potere malrivolto anche allo sviluppo della gente del Sud, visto che non hanno realizzato le infrasrutture indispensabili per la sua crescita. Senza che venga posto un piano di sviluppo complessivo, in grado di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni meridionali e fermare quei treni che, giornalmente scaricano nelle metropoli del Nord onde di giovani meridionali, moltissimi appena usciti dalle università, che fuggono dalla loro terra che non da loro nessuna speranza i costruirsi un avvenire.-


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