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Molfetta oggi nel ricordo della Resistenza al nazifascismo pone una “pietra d'inciampo” per Graziano Fiore. Il ricordo del sindaco Paola Natalicchio Importante testimonianza oggi per respingere e condannare i rigurgiti fascisti che stanno tornando non solo in Italia, ma anche in Europa
25 aprile 2016

MOLFETTA - «Il nostro 25 aprile inizia da Piazza Paradiso 5. Lì, negli anni Quaranta, viveva la famiglia Fiore – comincia così il ricordo di Graziano Fiore scritto dal sindaco Paola Natalicchio, al quale oggi sarà dedicata una “pietra d’inciampo”, un ricordo importante oggi per respingere e condannare i rigurgiti fascisti stanno tornando non solo in Italia, ma anche in Europa -. "Don" Tommaso insegnava al Liceo Classico. E spiegando Virgilio ai ragazzi educava alla cultura della giustizia e della libertà. I suoi figli lo accompagnavano nello spirito antifascista e socialista. Una famiglia straordinaria, che ha mantenuto legami forti con la nostra Molfetta. Non c'era solo Vittore, azionista, giornalista, intellettuale, ma anche Graziano, adolescente, vivace e testardo. Frequentava anche lui il Liceo di Molfetta. Il 28 luglio del 1943, mentre il fascismo cadeva, manifestò a Bari con un gruppo di militanti. Il Duce era caduto, da tre giorni, e si era diffusa notizia della liberazione imminente di tutti i prigionieri politici.

Nel carcere di Carrassi c'erano suo padre, suo fratello, Guido Calogero. Per quello Graziano si trovava a Bari, con altri duecento manifestanti, a via Nicolò dell'Arca. Per una ragione giusta. Morirono in venti, lui con un colpo alla nuca, a due passi dalla sede del Partito Nazionale Fascista. Non tornò mai più a casa. Un ragazzo. Ammazzato perché' difendeva l'ideale dell' antifascismo e chiedeva la pace. Oggi l'Amministrazione posa davanti al portone dove abitava Graziano una mattonella di ceramica per ricordare il prezzo che ha pagato anche la nostra città alla Resistenza e alla lotta antifascista. Grazie al maestro Vallarelli, già autore delle due "mattonelle d'inciampo" dedicate a Gaetano Salvemini e Tommaso Fiore e già posate davanti alla scuola Filippetto e davanti al Liceo Classico durante la giornata della memoria. E a Patrizia Nappi per la realizzazione del progetto creativo. ?#‎forza25aprile ?#‎vivalaresistenza».

E questo è il ricordo di “Comitando”

Il moto di Molfetta per la liberazione riguarda il giovane 18enne Graziano Fiore.

Era il 28 Luglio1943
Un gruppo di giovani studenti, molti della nostra città, con alla testa il professor Fabrizio Canfora, si recarono verso il carcere di Carrassi per chiedere la liberazione dei detenuti poltici, tra gli altri proprio Tommaso Fiore, padre del giovane Graziano, maestro di libertà per oltre un decennio nel Liceo Classico della nostra città, intelletuale, dirigente politico del Partito d'Azione.
Una notte di Maggio del 1942 da Molfetta in Piazza Paradiso 5 Il professore, che teneva dal 1933 cattedra socratica, fu prelevato e messo agli arresti, cominciò il calvario riservato a tutti gli oppositori.
Graziano Fiore era stato anche lui studente liceale in qusta città, aveva respirato la brezza del nostro mare e il profumo dell' Italia Libera.

"Il 28 luglio 1943 da tre giorni il duce non era più il duce. A Bari si diffondeva la notizia che nel giro di poche ore avrebbero liberato i detenuti politici, tra cui Guido Calogero e Tommaso Fiore"
Così un gruppo di giovanotti, circa duecento, formava un corteo «gioioso e per nulla minaccioso» per esultare alla fine di un incubo lungo vent' anni.
Ma davanti alla sede del Partito nazionale fascista che tra l' altro proprio il giorno prima Pietro Badoglio aveva decretato ufficialmente di sciogliere, i moschetti dei soldati aprivano il fuoco sui manifestanti: alla fine si contarono venti morti.

Morirono in venti si sparò dai balconi della Federazione fascista, l'ultimo atto di tragica opposizione alla nascente democrazia.

Non si trattò di un «fatale equivoco», come era stato definito da Guido De Ruggiero in una lettera a Badoglio dell' agosto 1943: «I feriti sono piantonati... Sono in carcere... Tutto ciò ha prodotto una penosissima impressione nella cittadinanza... Perché solo Bari deve scontare così duramente la sua innocente manifestazione di giubilo?» domandava al primo ministro il filosofo napoletano.
Fu un' ecatombe facile.

Da Molfetta che divenne per lungo tempo una delle città simbolo dell'antifascismo meridionale si diede un importante e unico contributo alla redazione del Manifesto Liberalsocialista.
Da Molfetta transitò, in quegli anni, il comunista eretico Carlo Muscetta, intellettuale, scrittore e docente nelle Università di Catania e Roma e in giovane età supplente per un anno proprio nel nostro Liceo.
A Molfetta il prof. Muscetta fu umiliato con la violenza dell 'olio di ricino per la sua opposizione al regime dentro e fuori le aule.
Lunedi 25 Aprile la Città di Molfetta in piazza Paradiso sarà installata un pietra d'inciampo al giovane Graziano, per non dimenticare quello che è stato.

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