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Molfetta, intervista esclusiva al sindaco Azzollini: mi aspettavo di più dagli elettori del Pdl. Troppi candidati nel centrodestra. La maggioranza resta compatta e la città in crescita Per il primo cittadino tutto va bene, la città è pulita, aumentano i servizi, i conti comunali sono in regola, la urbanizzazioni delle zone di espansione si stanno realizzando, non c'è un problema sicurezza, le bancarelle di frutta e verdura sono chieste dai cittadini e servono a soddisfare un'esigenza del territorio
20 giugno 2009

MOLFETTA -“Dovevamo fare di più come Pdl, ma c'erano troppi candidati del centrodestra e non potevamo costringere gli altri partiti della coalizione a non portare i propri rappresentanti. Ci piace essere leali. Il risultato, purtroppo, è stato quello di non avere nessun rappresentante alla Provincia. La prossima volta ci organizzeremo meglio. Comunque mi aspettavo di più dagli elettori del centrodestra. Tra l'altro la coincidenza delle Provinciali con le Europee ha creato un po' di confusione nell'elettorato. Ma complessivamente il centrodestra ha ottenuto un grosso risultato. Questo rafforza la coalizione e smentisce le voci di divisioni nella maggioranza che governa il Comune di Molfetta”, queste le dichiarazioni rese in esclusiva al direttore di “Quindici”, Felice de Sanctis“ dal sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini“, in un'intervista finalmente concessa dopo oltre un anno di silenzio e dopo continue richieste da parte del nostro giornale (quando il portavoce del sindaco ci ha informato della disponibilità di Azzollini a parlare con noi senza riserve, stentavamo a crederci). Nell'intervista che anticipiamo sul sito e riporteremo per intero sul prossimo numero in edicola, Azzollini ha parlato anche di altri problemi che interessano i cittadini di Molfetta. Ecco l'intervista: Cosa pensa delle bancarelle di frutta e verdura che proliferano in città e occupano anche i marciapiedi? “Non posso non autorizzarle quando qualcuno mi chiede di lavorare e poi in città non ci sono più piazze mercatali e io vado incontro ad una richiesta dei cittadini”. Come mai non viene ancora attivato l'impianto di compostaggio, che sta facendo spendere molti soldi al Comune per lo smaltimento dei rifiuti in altre discariche dei paesi vicini? “Purtroppo nel lodo arbitrale manca l'ordine di consegna e siamo costretti ad aspettare che gli avvocati trovino una soluzione per sbloccare questa situazione. Presto l'impianto sarà attivo e darà nuova occupazione”. La vicenda della capitaneria di porto ha visto la sconfitta dell'attuale amministrazione per l'ostinazione del sindaco sullo spostamento della nuova foresteria, non si poteva evitare questa situazione? “Assolutamente no, perché abbiamo consentito alla Capitaneria di realizzare uno sgorbio, dovuto al fatto che dal progetto originale, autorizzato dal Comune, non si capiva come si sarebbe sviluppato il manufatto, sembrava una piccola costruzione, mentre in realtà era un palazzo. Qui ha sbagliato l'opposizione che doveva combattere la battaglia con noi per spostare il manufatto, poi avrebbero potuto denunciarmi alla Corte dei Conti e quant'altro, ma dovevamo evitare questa porcheria. Qui il centrosinistra non è stato capace di fare politica a favore della città”. Le donne in giunta, un'altra battaglia persa e onerosa per il Comune. “Rispetto le donne e credo che non si possa valutare qualcuno in base al sesso. Alle donne abbiamo sempre riservato un ruolo di responsabilità e non era la presenza in giunta che avrebbe potuto valutare meglio le loro capacità. Riservare un posto a una donna solo per legge, mi sembra un'assurdità e un'offesa per loro”. Palazzo Dogana poteva essere un centro culturale e non un albergo privato, perché una scelta di questo tipo? “Perché il palazzo stava diventando un rudere, che non poteva essere certo restaurato con gli scarsi mezzi a disposizione delle finanze comunali. Invece la scelta di farne un albergo, ha permesso di recuperare un monumento storico della città con una destinazione di eccellenza”. Il contenitore culturale si farà? "Abbiamo già trovato un finanziamento e metteremo in atto questo progetto, realizzando un auditorium nella zona Asi”. I lavori di sminamento del porto hanno ritardato l'iter dei lavori, questo comporterà un aggravio di spese per la comunità? “Assolutamente no, anzi, aver fatto contemporaneamente lo sminamento e i lavori, ci ha permesso di guadagnare tempo, altrimenti avremmo dovuto aspettare lo sminamento per avviare il completamento della banchina”. Problema del traffico e dell'intasamento di via Terlizzi per l'insediamento dei cittadini nelle nuove zone di espansione. Non si poteva realizzare un park & ride come a Bari, utilizzando dei bus navetta che permettessero ai cittadini di arrivare in centro senza usare l'automobile? “L'esperimento lo abbiamo tentato lo scorso anno, ma ci è andata male, lo riproporremo e cercheremo altre soluzioni. E poi i cittadini vogliono venire tutti in centro con la macchina e io devo soddisfare i loro desideri. Cerco sempre di soddisfare ciò che i cittadini chiedono”. Ma questo è populismo deteriore come quello del suo presidente Berlusconi, non si può dire sì a tutto ciò che i cittadini chiedono. Sarebbe invece auspicabile un piano dei trasporti urbani? “Non è populismo è attenzione alle esigenze dei cittadini e questo è il mio compito. Un piano dei trasporti è auspicabile, ma al momento non è prioritario rispetto ad altri interventi che dobbiamo realizzare”. I cittadini che si sono insediati nelle nuove zone di espansione hanno pagato per le opere di urbanizzazione primarie e secondarie, ma finora non hanno visto nulla. I ritardi nella realizzazione delle opere, non comporterà un costo maggiore per il Comune? “Stiamo facendo le strade e le altre opere di urbanizzazione, non ci sono ritardi e questi quartieri fra poco saranno perfettamente funzionanti da tutti i punti di vista”. Ma la mancanza di un piano dei servizi, non comporta maggiori disagi per i cittadini? “Certo, questo è importante e siamo in ritardo, ma il piano dei servizi rappresenta una priorità per questa amministrazione e nei prossimi giorni ci attiveremo per portarlo a termine”. E il piano commerciale, non sarebbe ora di venire incontro alle esigenze degli operatori locali sotto pressione per la concorrenza degli ipermercati e dei grossi centri commerciali della zona Asi? “Anche questo è prioritario. Cominceremo sistemando Corso Umberto con un progetto già approvato e in via di realizzazione nelle prossime settimane”. Abbiamo accennato alla zona Asi, non crede che l'area di insediamento industriale sia cresciuta in modo disordinato e tra l'altro non abbia portato una grande sollievo alla disoccupazione locale? “Alcune decine di posti di lavoro, anche se precari, sono stati concessi, ma la crescita disordinata non è colpa del Comune. Resta il fatto che avere una zona industriale di questo tipo non può che essere positivo. Ma io punto soprattutto al nuovo Pip (piano di insediamento produttivo) per consentire l'insediamento delle piccole e medie imprese e qui il Comune giocherà un ruolo determinante”. Ma la nuova zona Pip si trova sulle lame ed è a rischio idrogeologico in caso di inondazione, un problema che “Quindici” ha sollevato più volte?. “Ricordo che il problema dei nostri contadini era quello della siccita non delle inondazioni, ma forse il cambiamento climatico può aver modificato la situazione. Stiamo studiando il problema e troveremo una soluzione, ma la zona Pip si farà, è inutile che l'opposizione di sinistra si inventi argomenti pretestuosi”. Molfetta, malgrado tutti gli sforzi dell'Asm, resta una città sporca, come rimediare? Non crede che Molfetta sia una città poco vivibile? “Non credo sia una città sporca, soprattutto a confronto con i paesi vicini, stiamo facendo uno sforzo per migliorare tutto e ci riusciremo. Una città invivibile? Assolutamente no, provi ad andare ad Andria e dintorni e faccia la differenza”. Bilancio comunale, come è andata a finire la storia dei derivati? Il Comune ci ha rimesso con questa operazione? Come stanno le casse comunali? “Anche qui il Comune di Molfetta è in una posizione di eccellenza, siamo usciti in tempo dai derivati e ci abbiamo anche guadagnato 270mila euro, mentre gli altri ci hanno rimesso. Ho guardato l'euribor e ho deciso che era il momento di venire fuori. Per il resto siamo uno dei Comuni più virtuosi e questo è tutto merito della politica di risanamento avviata da me dopo i disastri compiuti dal mio predecessore Tommaso Minervini che oggi qualcuno considera il leader del centrosinistra. Se lo tenessero pure. A noi ha fatto solo danni, quando ha governato la città”. Infine la sicurezza, un altro cavallo di battaglia di “Quindici”. Molfetta è una città sempre più insicura e a rischio di illegalità. Cosa fa l'amministrazione comunale? “Non è compito nostro, ma delle forze dell'ordine che fanno il loro dovere”. Fin qui l'intervista al sindaco Antonio Azzollini, che si considera abbastanza soddisfatto della sua azione di governo e anche delle vicende quote rosa e caserma della capitaneria. Nessun errore commesso. A sbagliare è solo il centrosinistra che “non sa fare opposizione e fa solo danni alla città e i cittadini l'hanno capito e ci confermano la loro fiducia. Il resto sono solo chiacchiere e timidi tentativi di darsi un ruolo, per nascondere la nullità assoluta”. A noi resta una sola considerazione da fare: ma stiamo parlando della stessa città? Con quali occhi la vede il sindaco? Forse con quelli romani.
Autore: Felice de Sanctis
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La consapevole ed esplicita aderenza del nostro sindaco alla pseudo-ideologia berlusconiana era evidente da tempo e questa intervista è la prova provata di una metamorfosi compiuta e irreversibile. Il sindaco di Molfetta ha tradotto a livello locale il progetto che Forza Italia ha introdotto nella politica italiana, trasformare la politica stessa in una sorta di mercato dei bisogni e delle esigenze nel quale la logica consumerista sostituisce quella democratica. La comunicazione politica si trasforma in spot pubblicitari nei quali si costruiscono personaggi, profili riconoscibili. Il nostro sindaco ha una indiscutibile riconoscibilità (atteggiamenti, espressioni, preferenze culinarie e golosità), non si può confondere con nessuno degli altri politici cittadini, e il suo successo dipende anche da questa unicità. Nel mercato la pubblicità sostanzialmente agisce nello stesso modo, un detersivo diventa vincente quando si riesce a comunicare l'identità del prodotto in maniera efficace, quando si riesce a renderlo meno comparabile con gli altri. Ma la logica consumeristica vale anche nel rapporto fra pubblica amministrazione e cittadini. Il sindaco concede quello che i cittadini vogliono a prescindere da una idea di comunità locale, e ancor meno da un progetto di società. Il sindaco accontenta le persone, lo fa in maniera eclatante con grandi opere ad alto impatto visivo. Il sindaco asseconda le esigenze più disparate e si rende “popolare” sposando interessi eterogenei. Questo è il sindaco della post-modernità, dove le parole perdono la loro carica politica e la loro connotazione ideologica, e assumono una semantica “liquida” che può essere spesa in ogni contesto. In fondo il nostro sindaco si adegua ad un'epoca in cui si fa la pace con la guerra, si aumenta l'offerta di lavoro con politiche che sono esplicitamente contro il lavoro, si parla di realtà attraverso le rappresentazioni mediatiche della stessa. Il sindaco crede nello sviluppo economico derivante dal terziario a basso valore aggiunto, il commercio dei grandi magazzini. E promuove il turismo prestigioso d'elite con lo scellerato progetto di trasformare uno dei palazzi più belli della provincia in un albergo. Il sindaco non crede che la cultura e la ricerca possano portare beneficio alla nostra comunità, non pensa che il palazzo Dogana possa essere trasformato in qualcosa di socialmente rilevante, come la sede di un centro di eccellenza scientifica che veda riuniti in un consorzio privati e attori pubblici, come avviene in molte realtà anglosassoni (MIT, Boston) che sembrano tanto piacere ai nostri novelli Adam Smith. Il nostro sindaco non pensa minimamente che Molfetta possa creare sinergia fra Università e Impresa, che possano realizzarsi esperienze di spin-off. Il nostro sindaco ci condanna ad un tessuto economico debolissimo, poco innovativo, dove la cultura del consorzio per lo sviluppo industriale non esiste, dove il lavoro di qualità non esiste. Ma questo è il sindaco che i consumatori molfettesi hanno scelto, questo è il nuovo modo di intendere la politica mercatale. E la sinistra locale deve fare i conti con questi processi di mutamento,e deve farlo al più presto… la nostra città sta cambiando e molto in fretta.





Vorrei non essere frainteso: esclusiva l'intervista, vecchi ricordi si sono riaffacciati nelle mente, nel leggere le risposte dell'"illustre primo cittadino" intervistato, all'intervistatore altrettanto illustre Direttore di "Quindici". Io, Vecchio Scarpone, mi sono chiesto: "Di quale e a quale città si riferiscono le risposte del "primo cittadino"? Non riuscendo a collegare nessuna risposta alla mia città, Molfetta, chiudendo gli occhi ho cantato sottovoce una vecchia canzone: Nelle vecchie strade del quartiere più affollato, verso mezzogiorno, oppure al tramontar, una fisarmonica e un violino un po' stonato capita assai spesso d'ascoltar. Accompagnano un cantante d'occasione, che per poco o niente canta una canzon. E' una semplice canzone da due soldi che si canta per le strade dei sobborghi e risveglia in fondo all'anima i ricordi d'una dolce e spensierata gioventù. E' una semplice canzone per il cuore poche note con le solite parole, ma c'è sempre chi l'ascolta e si commuove ripensando al tempo che non torna più Si vede aprire piano pian qualche finestra da lontan, c'è chi si affaccia ad ascoltar e sospirar E' una semplice canzone da due soldi che si canta per le strade dei sobborghi, per chi spera, per chi ama, per chi sogna, è l'eterna dolce storia d'amor. Il suo motivo all'indoman, seicento orchestre suoneran. Vestito di mondanità, ovunque andrà. Ma la semplice canzone da due soldi finirà per ritornare dove è nata, per la strada, su una bocca innamorata che cantando sogna la felicità. Canzone da due soldi, due soldi di felicità.


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