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Molfetta, gli effetti della globalizzazione sul pianeta terra. Convegno all'Azione cattolica
28 gennaio 2010

MOLFETTA - Si è parlato di globalizzazione a Molfetta a Palazzo Turtur, nella Città Vecchia, nella due giorni organizzata dall’azione Cattolica Diocesana, con la partecipazione del prof. Rosario Lembo della UBC di Milano (Università del Bene Comune) e della dott.ssa Margherita Ciervo (nella foto di Corrado Antonelli) consulente alla Regione Puglia per i problemi idrici.

L’ampia e documentata parte della prima giornata ha trattato l’argomento della globalizzazione definito un processo culturale per standardizzare gli stili di vita omologando i comportamenti, soprattutto dal momento in cui è caduto il Muro di Berlino, data che ha decretato vincente il “modello capitalista”. Si è sviluppato in tal modo, ha proseguito il prof. Lembo, il controllo finanziario e tecnologico organizzato da vari enti mondiali come il WTO (l’organizzazione per il commercio mondiale), l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), e la Banca Mondiale, che hanno dettato le politiche nazionali, concependo processi di sviluppo a breve termine, favorendo in tal modo la creazione dei monopoli. La necessità di porre nuove regole al mercato si è fatta impellente dal momento in cui si è verificato un cambio di marcia anche in quei paesi in cui in passato vigevano regole rigide, mi riferisco ai cosiddetti “Paesi in via di sviluppo” come India, Cina e Brasile, laddove la crescita economica, finanziaria e tecnologica ha raggiunto traguardi inusitati.
Naturalmente ha aggiunto il Rosario Lembo, abbiamo pagato un prezzo salato, derivato dall’assoggettamento di Madre Terra ai centri finanziari, e non considerandola più come un patrimonio da salvaguardare.
Nella seconda giornata di incontro, Margherita Ciervo ha focalizzato la sua attenzione su una risorsa fondamentale dell’uomo, ossia l’acqua sottolineando come questo elemento naturale sia continuamente depauperato dall’uomo, soprattutto dal dopoguerra in poi (1950), momento in cui le attuali nazioni industrializzate raggiungevano il benessere economico prima inesistente.
Naturalmente in questa problematica entra a buon diritto l’agricoltura divisa in due modi o mondi che dir si voglia, quella tradizionale e quella commerciale o agrobussiness che secondo la Ciervo ha provocato non pochi danni al territorio con i disboscamenti, l’uso dei fertilizzanti chimici, causando altresì ricadute sociali. L’alto tasso di sviluppo economico ha richiesto all’uomo l’utilizzazione di fonti energetiche sempre più copiose, per cui si è dovuto volgere lo sguardo sia all’acqua con la costruzione di centrali idroelettriche, causando sia la distruzione del territorio dovuto all’innalzamento delle dighe, che al prosciugamento dei fiumi e dei laghi.
Va così ricordato che l’energia idroelettrica risulta essere il venti per cento dell’energia mondiale. Inoltre per affrontare le problematiche energetiche si è fatto sempre più ricorso al petrolio come materia prima essenziale, provocando la distruzione dei territori, la militarizzazione dei siti interessati, l’alterazione ecologica (fiumi, laghi, falde), e i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai, inondazioni, siccità, uragani). Tutto ciò ha dato luogo a fenomeni d’immigrazione, causando la formazione di “profughi ambientali”, imponendo il cambiamento di stili di vita a coloro che sono attori principali ed a chi è protagonista passivo. A tutto ciò ha fatto seguito un ricco dibattito.
Autore: Michele Mininno
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Vivere la globalizzazione. Al posto di legami predisposti naturalmente - spesso forzati - subentra il principio del "si vedrà". Dice Bauman: "Oggigiorno tutto sembra congiurare contro.....i progetti per la vita, i legami duraturi, le alleanze eterne, le identità immutabili. Non posso più contare, a lungo termine, sul posto di lavoro, sulla professione, e nemmeno sulle mie capacità; posso scommettere che il mio posto di lavoro verrà assorbito dalla razionalizzazione, la mia professione si trasformerà fino a risultare irriconoscibile, le mie competenze non saranno più richieste. In futuro, non ci si potrà nemmeno più basare sulla vita di coppia o sulla famiglia; nell'epoca di quello che Antony Giddens chiama "confluent love" si sta insieme quel tanto che basta affinchè uno dei due partner sia soddisfatto, il legame è sin dall'inizio concepito nell'ottica del "si vedrà", il legame intenso di oggi rende ancor più violento le frustrazioni di domani". Il presente è caratterizzato da una sorta di "morale del vagabondo" Il vagabondo non sa per quanto tempo resterà nel luogo in cui si trova in questo momento, e in ogni caso non è lui che decide della durata della permanenza. Sceglie le destinazioni durante il cammino. Sa che la permanenza non sarà lunga. Lo spinge ad andarsene la delusione per il luogo e la speranza che quello successivo sia privo di difetti che lo hanno fatto disamorare dei precedenti. Sono questi i sintomi dell'egoismo e dell'edonismo di una febbre dell'"io" che sta imperversando in Occidente?.
Viviamo la globalizzazione. Ciò che stiamo vivendo è la distruzione della società, ovvero della condizione sociale; la distruzione di tutte le categorie nelle quali eravamo chiusi come in una armatura. La famiglia, gli amici, l'ambiente scolastico o professionale sembrano ovunque in crisi, e lasciano l'individuo, giovane o vecchio, senza coniuge o senza famiglia, straniero, immigrato, in una solitudine che porta alla depressione o alla ricerca di rapporti artificiali e pericolosi, come quelli che si riscontrano in gruppi i cui leader basano la loro influenza sulla forza e l'aggressività. La sottoccupazione favorisce la formazione di un esercito di riserva che consente al capitalismo di tenere bassi i salari o incoraggia piuttosto la moltiplicazione degli emarginati dispersi fuori dal mercato del lavoro organizzato? E' corretta la seconda ipotesi, perchè definisce meglio la marginalità urbana e, di conseguenza, rende meglio conto di quelle forme di populismo che hanno spesso e così fragilmente trovato consenso presso i salariati. Per molti il mondo ha perso senso e il nonsenso può suscitare solo sentimenti di puro odio o causare un'agitazione senza scopo in una cultura di massa ossessionata dalle immagini di violenza. Insieme al lavoratori e agli immigrati dai paesi poveri, è la donna a risentire maggiormente degli effetti di questa perdita di senso nei confronti di se stesse. L'immagine della donna manipolata comne oggetto sessuale e sottomessa alla violenza maschile, non si possono più ignorare le accuse delle femministe che denunciano la frequenza e la gravità della violenza subita dalle donne. (Tratto da "La globalizzazione e la fine del sociale- Alain Touraine)-

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