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Molfetta e il suo Venerdì Santo raccontati da Marcello Magarelli e Giovanni del Vescovo
15 aprile 2016

Una vera tradizione non è la testimonianza di un passato concluso, ma una forza viva che anima e informa di sé il presente: questo concetto stravinskiano sulla tradizione sembra che si addica pienamente al lavoro svolto da Michele Marcello Magarelli e da Giovanni Antonio del Vescovo che hanno realizzato un libro illustrato di fotografie dal titolo “Molfetta e il suo Venerdì santo”, presentato al Museo Diocesano di Molfetta. Numerosa la partecipazione dei cittadini molfettesi di diversa età. La cerimonia di presentazione ha avuto inizio con il succedersi di fotografie, non presenti nel volume, la cui scelta è stata curata da Raffaele de Candia (mediante il supporto di un proiettore) riguardanti le statue dei nostri “Cinque Misteri”. Scorrono le foto delle stimmate delle mani e dei piedi di Gesù Morto, delle ginocchia e del costato sanguinante dello stesso, dell’angelo di Gesù all’Orto, del volto sofferente di Gesù alla Canna e di quello dolorante di Gesù alla Croce: giochi di luci e ombre nella Chiesa del Purgatorio con le statue immerse in un tappeto di petali di rose rosse e poi ancora i Misteri in processione di notte con la luna piena e alle prime luci dell’alba e con i confratelli lungo le strade del porto intenti a pregare. Ha eseguito le marce funebri il Gruppo da Camera dell’Associazione Culturale “Francesco Peruzzi” magistralmente diretto dal Maestro Michele Consueto che ha meritatamente ricevuto l’applauso dei presenti. Il direttore del Museo Diocesano nonché padre spirituale dell’Arciconfraternita di Santo Stefano, don Michele Amorosini, ha aperto la serata presentando gli ospiti a cominciare dal dott. Luigi Massari, presidente dell’Arciconfraternita di Santo Stefano, il quale ha presentato con gioia ed orgoglio lo straordinario lavoro dei due fotografi, continuazione del libro precedente “Il Venerdì dei Misteri”, nel quale la commozione era suscitata nel riconoscere i volti di amici e parenti nelle foto. La parola è, poi, passata a don Giovanni de Nicolo (che faceva le veci del vescovo) che ha ringraziato i due autori di aver pubblicato foto che pur essendo private, perché appartenevano alle famiglie, sono diventate patrimonio comune. Ha sottolineato l’importanza della “pietà popolare”, che spinge ognuno di noi ad emozionarsi ascoltando le marce funebri, a commuoversi nel riconoscere nei volti di quelle foto genitori o nonni; si notava inoltre la felicità di coloro che erano stati scelti per portare in spalla la statua di Gesù Morto. Obiettivo primo dell’arciconfraternita è il tramandare alla future generazioni i valori della fede e della tradizione. Il vicesindaco Bepi Maralfa ha subito messo in evidenza l’indiscussa valenza religiosa, culturale e sociale della nostra arciconfraternita alla quale va tutta la sua stima e la sua gratitudine. Ha, poi, asserito che il libro è bellissimo per due ragioni: la prima è che “tiene vivo” il cordone ombelicale tra passato e presente, poiché la fotografia tradizionale detiene comunque il primato sull’uso smodato e improprio degli smartphone; la seconda è che porta a riflettere sui valori realmente importanti della vita quali la solidarietà, la fratellanza, l’affetto tra le persone. La dott.ssa Antonia Riccio, dirigente presso l’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, ha affermato che la Regione si impegnerà a promuovere i riti del Venerdì santo e quelli pasquali, perché fanno indiscutibilmente parte del nostro patrimonio. Inoltre, in una società trasmettere emozioni e saper comunicare in maniera sana e corretta è molto importante, proprio come dimostra il libro in questione. Gaetano Armenio, coordinatore del progetto regionale “Settimana Santa in Puglia”, ha annunciato l’adesione di circa 23 Comuni al percorso sulla Settimana Santa. Dovremo essere entusiasti ed orgogliosi che tutto il mondo invidia il nostro patrimonio di fede e di cultura. Giuseppe Saverio Poli, priore dell’Arciconfraternita dal 2012 al 2014, ha focalizzato l’attenzione sul libro che ha definito “una raccolta di memorie visive ricercate con pazienza” da “archeologi mai sazi sempre alla ricerca di icone d’epoca”. Le fotografie, pur essendo semplici pezzi di carta, riescono a dare vita alle persone, agli ambienti, ai gesti immediati e spontanei, a dare voce al silenzio. La serata si è conclusa con l’intervento di Marcello Magarelli che ha ringraziato tutti i presenti e quanti hanno partecipato attivamente.

Autore: Dora Adesso
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