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Molfetta, clima di odio contro vigili e giornalisti. Investito il cap. Gadaleta, insultato da un politico il direttore di “Quindici” Felice de Sanctis Una campagna elettorale intollerante e violenta e siamo appena all'inizio. Le responsabilità di alcune forze politiche di centrodestra che alimentano il rifiuto delle leggi e delle regole democratiche. Il tentativo di mettere il bavaglio alla stampa
22 marzo 2017

MOLFETTA – Due episodi di incivile intolleranza avvenuti oggi a Molfetta danno l’idea di una campagna elettorale che si annuncia abbastanza violenta. E siamo solo all’inizio.

Il clima di odio, alimentato solo per catturare voti, cavalcando il malcontento della gente, rischia di portare la città verso una situazione di scontro non solo verbale, che toglie serenità a un confronto che deve essere dialettico e democratico e non fatto da aggressioni alle forze dell’ordine e ai giornalisti.

Veniamo ai fatti: il comandante della Polizia Municipale, cap. Giuseppe Gadaleta è stato investito questa mattina da un uomo col suo camion carico di rifiuti, che avrebbe voluto depositare illegalmente.

L’uomo, che era stato già segnalato ai vigili urbani, è stato sorpreso tra via S. Benedetto e via S. Domenico da una pattuglia della polizia municipale col comandante a bordo. Quando quest’ultimo gli ha chiesto i documenti, l’autista lo ha prima insultato e poi ha tentato di investirlo, fuggendo controsenso su via S. Benedetto.

Per fortuna il cap. Gadaleta è riuscito a scansare il camion, rimanendone colpito solo ad un braccio, mentre l’altro vigile è rimasto illeso. Medicato al pronto soccorso, il comandante se l’è cavata con una prognosi di 6 giorni per alcune contusioni. L’aggressore è stato identificato e denunciato.

Questo episodio è il risultato di una irresponsabile campagna contro la raccolta rifiuti “porta a porta” alimentata da alcune forze di centrodestra che finisce per colpire chi vuole far rispettare regole e leggi.
Sull’ultimo numero della rivista mensile “Quindici” in edicola in questi giorni, ampio spazio viene dato al problema rifiuti, con un’intervista all’amministratore dell’Asm, Nicola Massimo e allo stesso comandante della polizia Municipale, Giuseppe Gadaleta. Entrambi annunciano sanzioni nei confronti dei cittadini zozzoni e incivili e il ricorso a trappole fotografiche per incastrare i trasgressori delle regole. Quindici pubblica anche copia di due sanzioni già elevate dalla Polizia municipale.

L’altro vergognoso episodio ci riguarda direttamente, alimentato anch’esso da un clima di intolleranza e di insulti sui social e non solo, inteso ad impedire l’esercizio della libertà di cronaca e di critica garantita dalla Costituzione. Protagonisti di questo clima sono esponenti del centrodestra, ma anche qualche personaggio del Pd, che dimostrano di non avere rispetto delle persone e del ruolo che svolgono.

Questa mattina in via Giacomo Salepico il direttore di “Quindici” Felice de Sanctis è stato insultato pesantemente e aggredito verbalmente per strada da un noto esponente della coalizione di centrodestra, che già su Facebook aveva offeso il giornalista con alcune affermazioni diffamatorie con commenti sul profilo di un altro esponente politico, questa volta del Pd, che le aveva condivise, aprendo la strada ad altri commenti offensivi e ingiuriosi. E’ questo il clima che si respira a Molfetta: è in atto una vera campagna di intimidazione che rischia di avere come risultato le aggressioni. Gli episodi di oggi sono già un preoccupante segnale.

Nell’esprimere solidarietà al comandante Gadaleta e al nostro direttore, i giornalisti di “Quindici” condannano i tentativi di impedire il lavoro delle forze dell’ordine e di mettere il bavaglio alla stampa attraverso questi gravi episodi di aggressione e rivendicano il diritto di cronaca e di critica: non ci faremo intimidire da personaggi che dimostrano non solo di non conoscere la democrazia, ma nemmeno l’educazione.

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Amico t.g., di questo passo, l'unica destinazione di arrivo sarà "el paso". Ti racconto. - Laggiù nel Texas occidentale, nella città di El Paso mi innamorai di una ragazza Messicana. Nottetempo lì nella cantina di Rosa la musica suonava e Felina si muoveva nel vortice della danza. Più neri della notte Felina aveva gli occhi, Peccaminosi e malvagi mentre lanciava il suo incantesimo di seduzione. Profondo fu l'amore che provai per questa fanciulla Messicana; ne ero innamorato, ma vano era il mio amore. Una sera arrivò un giovane e selvaggio cowboy, selvaggio come il vento del Texas occidentale. Focoso e audace, il bicchiere divise con la malvagia Felina, la ragazza che amavo. E allora io, cieco di rabbia, per l'amore di quella fanciulla lo sfidai. Verso il basso corse la sua mano in cerca della pistola al suo fianco. Ebbi risposta alla mia sfida in meno di un battito del cuore; l'affascinante giovane straniero cadde morto sul pavimento. Per un solo istante rimasi lì in piedi, silenzioso, in stato di shock per il crimine che avevo commesso. Molti pensieri mi passarono per la mente in quei momenti; avevo una sola possibilità ed era quella di fuggire. Corsi fuori dalla porta sul retro della cantina di Rosa, laddove erano legati i cavalli. Ne presi uno veloce. Uno che fosse in grado di correre. Gli saltai in groppa e corsi via, il più velocemente possibile via dalla città di El Paso e dal Texas occidentale verso le badlands del New Mexico. Ad El Paso la mia vita non vale nulla. Tutto è perduto, niente è rimasto. E' passato così tanto tempo da quando ho visto quella giovane fanciulla. Ma il mio amore è più forte della paura della morte. Sellai il cavallo e partii, cavalcando da solo nell'oscurità. Forse domani una pallottola mi troverà. Stanotte nulla è peggio di questo dolore che sento nel cuore. E alla fine eccomi sulla collina che domina El Paso; vedo la cantina di Rosa lì in basso. Il mio amore è forte e mi spinge avanti. Giù dalle alture, verso la mia Felina. In lontananza sulla mia destra vedo cinque cowboys a cavallo; una dozzina o più alla mia sinistra ne vedo. Gridano e sparano, non devo lasciare che mi prendano. Devo raggiungere la porta di Rosa. Qualcosa è andato terribilmente storto Sento un dolore bruciante nel fianco Provo a restare in sella ma sono esausto, non riesco a cavalcare. Ma il mio amore per Felina è forte e mi rimetto in piedi Anche se sono stanco, non posso riposarmi. Poi vedo il bianco sbuffo di fumo dalla canna del fucile E sento il proiettile che mi trapassa il petto. Dal nulla esce Felina, mi bacia la guancia in ginocchio al mio fianco. Tra le braccia che amai e per cui morirò, un piccolo bacio Felina, e poi addio. - Ci incontreremo tutti a El Paso di questo passo.






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