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Minervini: "Sugli ambulanti il sindaco ha perso la libertà di difendere l'interesse della città" Ha amministrato Molfetta alla fine degli anni novanta ponendo regole chiare sul commercio di frutta e verdura, oggi dopo la nuova ordinanza sindacale che proroga le occupazioni di spazi pubblici mette in guardia dalla spirale dell'illegalità
05 luglio 2010

MOLFETTA - Guglielmo Minervini, oggi assessore regionale alle infrastrutture strategiche e mobilità, ma già sindaco della città alla fine degli anni novanta, rompe il silenzio sulle ultime controversie che hanno scosso Molfetta il tema di commercio ambulante con una posizione netta, espressa nel comunicato che di seguito pubblichiamo:

"Sbagliare è umano, ma l'ottusità nell'errore, no. Quella è indice di scarsa intelligenza.
L'amministrazione comunale continua ad indicare, come causa del fenomeno del commercio ambulante selvaggio esploso a Molfetta, i lontani anni '90.
Allora, a seguito di una coerente pianificazione, il commercio ambulante fu canalizzato verso le soluzioni moderne del posto fisso, attraverso la realizzazione di "vie commerciali" distribuite nel tessuto urbano, e dei grandi poli mercatali a levante (Piazza Gramsci) e ponente (piazza del Mattatoio) della città.
La scelta fu ragionata e consensuale: per la prima volta si pianificava e si realizzava un vasto ridisegno del commercio anche ambulante senza l'intervento delle forze dell'ordine. Il giorno in cui furono chiuse Piazza Mentana e Piazza Principe di Napoli non servirono nemmeno i vigili urbani: c'era una strategia e c'erano regole chiare e uguali per tutti, c'era un'amministrazione che arbitrava tra gli interessi dei cittadini e quelli degli operatori.
Quell'azione ha funzionato: a Molfetta ha garantito una buona offerta commerciale e soprattutto una rete di piccolo commercio adeguata, civile, moderna, equa.
Se si vuole rivedere il disegno del piccolo commercio di prossimità anche a seguito dell'espansione residenziale di Molfetta lo si faccia.
Ma senza contraffare gli argomenti. Il degrado di questi ultimi anni non ha alcun movente sociale: se nuovi operatori volevano incrementare l'offerta di frutta e verdura potevano farlo, con qualche sforzo e pochi adempimenti, semplicemente inserendosi in un posto fisso, come hanno fatto tutti gli altri commercianti onesti e rispettosi delle regole.
L'indecente degrado verificatosi ha solo una natura, purtroppo non nuova a Molfetta: la forza che deriva dalla prepotenza e dall'arroganza. Solo i prepotenti arrivano a chiedere con forza la sospensione delle regole amministrative, fiscali, igienico-sanitarie. Il fatto grave è che questo fenomeno sia stato prima lasciato crescere dall'attuale amministrazione comunale poi addirittura politicamente coperto con un'ordinanza sindacale che mette in ridicolo la magistratura e le forze dell'ordine.
Il fatto di una gravità inaudita è che l'amministrazione ha scelto di legalizzare l'illegalità a scapito di quanti nel settore fanno semplicemente il loro dovere, pagando il fitto di un locale, conservando le merci in buone condizioni, emettendo gli scontrini ai clienti, garantendo la traccia delle provenienze dei prodotti che vendono ai cittadini.
Anche nell'ultimo consiglio comunale l'amministrazione è sembrata paralizzata, forse anche impaurita, e sotto lo scacco dell'arroganza di alcuni degli ambulanti.
Quando il sindaco perde libertà di difendere gli interessi della città, il livello d'allarme deve diventare massimo.
La firma sotto un emendamento che impedisce di andare in pensione anche dopo 40 anni di contributi si può anche mettere allegramente e poi ritirare, ma dalla spirale dell'illegalità, una volta entrati, è difficile uscire.
Molfetta questi incubi li ha già vissuti. Molte volte. Troppe
".
 

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