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Massari: nuova Asl, accorpare i reparti per una sanità migliore
15 settembre 2005

Sulla prossima nascita della nuova ASL, che interesserà le città di Molfetta, Giovinazzo, Terlizzi, Ruvo di Puglia e Corato, abbiamo sentito l'opinione di Enzo Massari, cardiologo presso l'Unità operativa di cardiologia dell'ospedale di Terlizzi. Una chiacchierata nella quale il dottor Massari ha espresso idee chiare su quella che è la sua idea di sanità e su come si potrebbe sviluppare la situazione nel breve e nel lungo periodo. Dottor Massari, secondo lei cosa cambierà con l'arrivo della nuova ASL? “Innanzi tutto è importante sottolineare la scelta intelligente e condivisibile del presidente Vendola e della Giunta regionale di privilegiare nella scelta dei direttori generali delle AUSL, la competenza professionale e l'assenza di potenziali conflitti di interesse. Questo è un passo importante per potere finalmente vedere applicati quei criteri generali di buona organizzazione sanitaria che non siano condizionati da interessi localistici. Quando parlo di criteri generali mi riferisco alle linee guida espresse dalle società scientifiche nazionali ed internazionali a dalle proposte già elaborate in sede governativa durante le passate legislazioni. Per quel che riguarda la nostra nuova AUSL, che comprende Bitonto, Corato, Giovinazzo, Molfetta e Terlizzi per un totale di poco più di 250.000 abitanti, ci sono tutte le premesse per fare un buon lavoro. Cito, per esempio, l'assetto urbanistico favorevole (cinque grossi centri ben collegati tra loro), il depauperamento di reparti compiuto in passato a favore di Barletta, Bisceglie ed Andria che ci permette di ricominciare quasi da zero in diversi settori e la presenza di numerose professionalità. Secondo lei, quali caratteristiche dovrebbe avere la nuova ASL e come dovrebbe essere impostata rispetto alle esigenze territoriali di cui parlava? “Deve essere innanzi tutto chiaro a tutti e soprattutto all'utenza che per avere una buona sanità è necessario un utilizzo razionale delle risorse disponibili ed il primo passo verso la razionalizzazione senza riduzione dei servizi è non pensare in termini campanilistici. Deve essere chiaro come non sia possibile avere ospedali efficienti in tutte le città dalla AUSL poiché, in proporzione al numero di abitanti, in una grande città come Roma dovrebbero esserci oltre 70 Ospedali, la qual cosa è, si capisce, una follia. Bisogna pensare quindi ad un accorpamento dei reparti in vista di quello che, credo, sia l'obiettivo da perseguire: un unico Ospedale per l'intera AUSL e, contemporaneamente, creazioni di strutture di erogazione di servizi ambulatoriali, di diagnostica di 1° livello e di pronto soccorso dotato di servizi di telemedicina e di astanteria in tutte le città dell'Unità Sanitaria, per cui sarebbe necessario recarsi presso la struttura ospedaliera solo in caso di ricovero o prestazioni di secondo livello. Questo vorrebbe dire, per esempio, che l'utente giovinazzese dovrebbe poter accedere a prestazioni di radiologia di base, ambulatoriali e persino a brevi periodi di osservazione, nella propria città, mentre il paziente ricoverato in ospedale non dovrebbe più essere accompagnato in ambulanza in altre città per eseguire diagnostiche non disponibili nell'ospedale ove era ricoverato. E' evidente che tre anestesisti a Corato, tre a Bitonto, tre a Molfetta e tre a Terlizzi non fanno una rianimazione, ma 12 anestesisti nello stesso Centro possono fare una Rianimazione che poi è ciò di cui abbiamo più impellente necessità. Quindi due obiettivi immediati: attrezzarsi per fornire i servizi indispensabili ed essenziali e pensare all'integrazione territoriale tra gli stessi. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che per la realizzazione di questi obiettivi c'è bisogno di maggiore integrazione, collaborazione e flusso di informazioni tra comunità locali e loro rappresentanti e Governo Regionale, cosa che era venuta a mancare in modo evidente in questi ultimi anni”. Secondo lei questa idea di ASL come può essere vista dai partiti che compongono la maggioranza regionale? “E' un'idea di sanità non nuova, che era già stata condivisa dal governo Prodi e porta avanti, in parte, anche dal governo D'Alema. Come dicevo, si tratta di sposare i criteri generali di organizzazione sanitaria espressi dalle società scientifiche non solo a livello nazionale ma anche europeo ed internazionale. Per quel che riguarda la sfera politica, ovviamente non essendo un addetto ai lavori, non so quali siano gli umori nei partiti; dal ritardo delle nomine dei direttori, però, deduco che ci siano delle resistenze da parte di qualcuno. A parte tutto, credo che sia un salto di qualità da parte di molti rappresentanti della politica dell'attuale maggioranza, esprimersi a favore di progetti a medio o a più lungo termine, rispetto a quelli a più breve termine che talvolta, non dimentichiamolo, per un politico sono quelli più paganti in termini elettoralistici.”. La sua categoria come vede la situazione e come si sta organizzando in vista della creazione della nuova ASL? “Noi medici siamo stati in questi anni sempre più messi da parte negli aspetti gestionali della sanità con la conseguenza di farci appiattire in maniera sempre maggiore negli aspetti tecnici della nostra professione, la qual cosa ci ha privati di quella visione d'insieme che è indispensabile nella gestione e nell'integrazione dei servizi sanitari. Dobbiamo cominciare o ricominciare a pensare alla sanità come ad una catena logistica che parta dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce per passare attraverso la terapia per acuti e quindi alle terapie ed all'assistenza per cronici ed alle terapie di sostegno. Il nostro, soprattutto oggi, è un lavoro d'equipe che si fonda sul concetto di “aggiornamento permanente”, mentre troppo spesso ci siamo trovati isolati a cercare di dare risposte individuali che molto spesso, in contesti di scarsa chiarezza e di disorganizzazione, ci hanno logorato”. Vito Piccininni vito.piccininni@quindici-molfetta.it
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