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Mare Nostro, tra pescherecci e ricordi, presentato a Molfetta il film documentario di Andrea Gadaleta Caldarola ''Parlare del passato è un modo di guardare al futuro e di leggere il presente''
28 agosto 2016

MOLFETTA – «Un ipnotico viaggio che attraverso regia, fotografia e montaggio mai banali, restituisce a chi guarda un universo realistico e poetico, attraverso la vita, il lavoro e l’esperienza di pescatori allo stesso tempo testimoni e protagonisti di un mare che non è più nostro», è questa la motivazione del

Premio “Luciano Becattini” del Valdarno Cinema Fedic come miglior documentario "di particolare rilevanza espressiva" assegnato ad Andrea Gadaleta Caldarola di Molfetta, per il film documentario “Mare nostro”.

Numerosi i cittadini hanno potuto ammirarlo in occasione della proiezione nel chiostro della Fabbrica ‘San Domenico’ in collaborazione con l’ associazione ‘Nostra Terra’ di Bari. Ampio spazio a monologhi e a immagini:  proprio questo il passaggio ad una nuova tipologia di documentario per il regista molfettese; non si tratta di un’inchiesta giornalistica, bensì di un documentario narrativo, il cui fine è quello di mostrare piuttosto che dire e di lasciar osservare piuttosto che raccontare, l’ evoluzione del rapporto fra mare e pescatori a partire dal  secondo dopoguerra.  
Scene ambientate nel mercato del pesce e sulle barche si alternano a testimonianze di pescatori che parlano della crisi del mestiere dovuta alla presenza di ordigni nel porto commerciale in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che danneggiano il mare e la salute dei pescatori  e al mancato investimento per salvaguardare l’ oro blu dei nostri mari, risorsa fondamentale per lo sviluppo del paese.  Lo sfondo della narrazione è proprio il Porto di Molfetta, città dove il rapporto con il mare emerge anche a livello folcloristico e sacro oltre che commerciale e turistico: difatti nel corso del documentario sono proposte più volte scene di processioni, simbolo della tradizione a Molfetta.
Terminata la visione, Andrea Gadaleta Caldarola ha sottolineato il  costante senso di rassegnazione dei pescatori nei confronti del mestiere che si evince dal documentario, solo una conseguenza della crisi attuale del rapporto mare/pescatore.
In seguito ai ringraziamenti non sono mancati gli interventi dei presenti che, fra osservazioni e curiosità, hanno aggiunto la loro a quanto mostrato nel documentario: si è parlato della ‘moda’ di incolpare i pescatori dell’impoverimento del mare, la cui principale causa è data dall’ inquinamento umano e dal riscaldamento globale ed è stata messa in evidenza la notevole diminuzione dei pescherecci (da 250 a 50) e la continua perdita di specie marine quali i ricci, le erbe e gli anemoni, a cui è possibile porre rimedio con lo stop all’ inquinamento e allo spreco energetico.
Sotto il cielo stellato visibile dal chiostro San Domenico, emerge anche una critica su un aspetto del documentario, che viene definito “risolto al passato con poche prospettive per il futuro”, ma il regista obietta subito affermando che parlare del passato è la chiave per guardare al futuro e leggere il presente.
Conoscere il mare ieri, per capire il mare oggi, per trattare il mare domani.

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