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M120XM90 oggi a Molfetta il Teatro dei Cipis sulla Shoah
28 febbraio 2009

MOLFETTA - ”M120XM90", spettacolo del Teatro dei Cipis questa sera sulla Shoah con Corrado La Grasta, per la regia di Giulia Petruzzella, andrà in scena questa sera alle 20.30 presso il Teatro S. Filippo Neri in via Mascagni a Molfetta. La serata avrà un prologo alle ore 17.30 presso libreria "Il Ghigno", quando durante l'incontro con la stampa sarà rappresentato il primo atto. Il testo di “M120XM90”, nasce dall'idea di parlare di uno dei drammi più impopolari della storia attraverso lo sport più popolare: il calcio. E' il sogno negato di un bambino costretto a rinunciare alla sua passione per il calcio a causa degli eventi storici e drammatici che lo vedono protagonista. Quattro quadri di eventi tragicamente avvenuti, ispirati dalle testimonianze dei sopravvissuti all'olocausto, che hanno come filo conduttore gli occhi di un bambino, divenuto adulto troppo in fretta, che a malincuore smette di rincorrere il suo sogno per poter sopravvivere nell'inferno di Auschwitz. Il primo quadro “la leggenda” fa da apripista narrando le gesta della formazione della Dinamo Kiev, con i suoi valorosi giocatori che sfidano la formazione tedesca della Flakelf . Lo scenario da sfondo al secondo quadro “l'utopia” è quello di Terezin, località poco distante da Praga trasformata in ghetto ebraico durante la seconda guerra mondiale. E' anche il quadro della speranza in cui, seppure per scopi propagandistici, viene data agli Ebrei l'opportunità di esprimersi creativamente. Viola, marrone, rosa sono i colori distintivi del terzo quadro “la realtà”, quelli con cui venivano contrasseganti rispettivamente i Testimoni di Geova, i Rom e gli omosessuali. Resta il nero il colore più coprente, quello del dottor Menghele, detto anche dott. Morte, artefice di macabri esperimenti sui gemelli deportati. Grigio, come l'umiliazione o la codardia , è il colore che si sfuma nel quarto quadro “la svolta”.La svolta è una liberazione interiore a cui molti anelano, ma pochi realizzano portando al limite la propria esistenza. La svolta è un martirio non meno doloroso della condizione di Haftlinghe, un oppressore oppresso.
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