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Lettere  
15 marzo 2007

Ma cosa vogliono i gestori del cinema Odeon? Gentile direttore, pur essendo la prima volta che mi capita di scriverle di persona, volevo intervenire sull'articolo apparso nell'ultimo numero di Quindici di febbraio: “Rischio chiusura per il cinema Odeon”. Premetto che ho comunque stima delle persone che lì dentro lavorano, ed ancor più della necessità di lavorare che gli stessi hanno. Non possiamo però nascondere la verità dietro un articolo giornalistico infarcito di pietismo. Ed allora le pongo queste domande: quale contributo i gestori del cinema hanno dato alla crescita culturale di Molfetta? Quale lungimiranza commerciale gli stessi hanno avuto? Quale attenzione alle esigenze della gioventù molfettese? In tutti questi anni la programmazione del cinema è stata incentrata sulla proiezione di film di cassetta, riservando i film “d'essai” o comunque con meno attrattiva per il pubblico, alle rassegne del giovedì, quando andava bene. Tanti film “di nicchia” non sono mai riuscita a vederli in proiezione a Molfetta, e dovevo andare a Bisceglie, o a Bari, per poterli vedere in una sala cinematografica. E niente di male se il costo del biglietto fosse stato adeguato (sì, adeguato!) alla sala: poltrone strette, spazi di manovra nelle file inesistenti, platea studiata dal manuale CNR del 1950, senza considerare che l'altezza media è variata, e poi uno schermo ridotto, uno schermo disassato dal centro di proiezione. In tanti anni, credo negli ultimi 10, gli unici interventi del cinema per migliorare le condizioni di fruizione sono state la sostituzione, non la riduzione, delle poltrone, l'installazione dell'aria condizionata, ed un miglioramento sensibile dell'audio. Finito lì: mentre a 10 km i cinema di Bisceglie tenevano d'occhio il portafogli degli studenti, prevedendo l'intera giornata del mercoledì a 4 euro, l'Odeon ignorava tutto ciò, ritenendo più che sufficiente essere “generosi” con la rassegna del giovedì. Oggi, che a 5 km c'è il Cinestar, la crisi era prevedibilissima: non si può pensare di recuperare il pubblico (che in parte si era già orientato su Bisceglie, e di questo non se ne sono mai resi conto) solo ora, abbassando i prezzi dei biglietti. Con solo 50 cent. in più io ho: audio dolby stereo, poltrona comoda, grande schermo, una scelta di almeno 6/7 film alla settimana... Cosa vorrebbero, i gestori del cinema? Che tornassimo a bloccare le nostre gambe nelle loro poltrone strette e polverose, solo per pietà? A Bisceglie non risentono della crisi, perché hanno saputo attrarre e fidelizzare il pubblico ben prima, ed a prescindere, dal Cinestar. Allora il consiglio che mi sento di dare è: evitate di inseguirlo il Cinestar, vi ha lasciato anni luce indietro: lavorate sui film di “nicchia”, come invece avete evitato di fare da anni, e sul teatro, riservate solo il fine settimana ai film di cassetta. E non chiedete un prezzo irragionevole. Oppure chiudete. E non chiedete assistenza all'Amministrazione: che deve fare, vi deve comprare i biglietti invenduti? Anche perché se l'Amministrazione ci tenesse alla cultura cinematografica e teatrale, vi avrebbe già trasferiti in un altro spazio, più adeguato alla fruizione della settima arte, e magari, da sola, si sarebbe preoccupata di costruirlo uno spazio del genere. Invece di Molfetta, oggi, si parla solo a proposito di crimini pseudo-politici. Caro direttore, questo è quanto. La ringrazio dell'attenzione, e spero che, aldilà della foga giovanile di questa mia mail, sappia ricavare il sentimento mio e dei tanti miei coetanei, ventenni, che ancora conservano il piacere della visione dei film in un buon cinema, anziché in formato divx a casa. Claudia Gentile Signorina, sono d'accordo con lei, del resto la legge del mercato, com'era prevedibile, ha prevalso. È un po' quello che accade a chi non si adegua. Il cinema Odeon sta subendo la stessa sorte di quelle aziende i cui imprenditori non hanno investito in tempo (preferendo la rendita) e oggi piangono. A nostro parere sarà difficile riconvertire la struttura. Potrebbe essere un piccolo teatro, anche se la visibilità non è buona per la cattiva sistemazione delle poltrone. Ma sarebbe un errore se il Comune, già a corto di fondi, decidesse di acquistarlo. Meglio destinare quei fondi a una prima tranche di finanziamenti per un nuovo teatro adeguato alle esigenze del pubblico, oppure impiegare quella somma per realizzare la copertura all'anfiteatro di ponente. Gli imprenditori del teatro potrebbero proporre spettacoli a prezzo competitivo, come avviene in altri piccoli teatri di provincia. Rincorrere il Cinestar è praticante impossibile. Un altro glorioso cinema di Molfetta con fini speculativi è stato trasformato in un supermercato e in un garage a pagamento. Forse quello del supermercato è il desiderio segreto dei proprietari, oppure quello di venderlo per farne un negozio? Con i prezzi di Molfetta, ci sarebbe sicuramente da guadagnare: perché preoccuparsi tanto? Anche questa scelta risponderebbe a una legge del mercato. Vincenzo (non Mimmo) Spadavecchia è indagato per voto di scambio Un errore di omonimia nella notizia apparsa sul numero di Quindici di febbraio dal titolo “Il sindaco come Pilato se ne lava le mani: non riguarda la mia amministrazione” ha provocato un involontario errore, scrivendo che Mimmo Spadavecchia, neo-consigliere di amministrazione dell'Asm e coordinatore locale di Rinnovamento per Molfetta, sarebbe indagato per voto di scambio. In realtà l'indagato è l'assessore Vincenzo Spadavecchia, come abbiamo già scritto in precedenza su “Quindici on line” e come si evince dalla notizia corretta pubblicata nella stessa pagina del giornale con la foto del vero indagato. Il comune cognome ha provocato l'involontario errore, dovuto a un rapido aggiornamento del giornale, quando era già completo, con le notizie delle ultime ore della cronaca. Ce ne scusiamo con il diretto interessato e con i lettori.
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