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“Lavoro grigio” l'ultima frontiera del precariato molfettese
15 marzo 2005

Le segnalazioni sono tante e il livello di rassegnazione con cui molti ne parlano è, forse, la cosa più preoccupante. Abbiamo già parlato, qualche numero fa, di come molti nostri concittadini fossero costretti ad emigrare per cercare lavoro. Avevamo visto che chi resta spesso si imbatte in lavoretti, magari in nero, nella speranza di avere un contratto di lavoro “vero” da cui poter partire per programmare il futuro. Ma a volte neanche questo basta. E' il nuovo fenomeno del “Lavoro Grigio”, nuova piaga del Mezzogiorno, diffusissimo in città e ancora più difficile da debellare del lavoro nero che colpisce oggi i lavoratori molfettesi. Ma cos'è il lavoro grigio? E' una pratica usata da diversi datori di lavoro che stipulano i contratti seguendo le regole sindacali salvo poi disattenderne puntualmente gli obblighi. Ai più fortunati sono richieste solo ore di straordinario gratis, ad altri lo stipendio percepito è decurtato delle spese per INAIL e INPS, ad altri ancora vengono chieste entrambe le cose e magari anche un ulteriore sconto durante i periodi di magra. E' evidente che nessuna delle persone che ci ha denunciato questi casi intende uscire allo scoperto, ma possiamo garantirvi che il fenomeno è più esteso di quanto si possa pensare. E purtroppo non sono solo i titolari di piccole aziende a utilizzare tale pratica e in tutti i settori merceologici. Per chi volesse ribellarsi le possibilità sono poche. Carenza di informazioni e assenza di strutture sindacali adeguate portano molti a considerare questi sciacalli datori di lavoro come dei benefattori. E' anche vero che le alternative sono poche, c'è chi pur di non emigrare preferisce addirittura continuare a lavorare in nero: meno stabile ma sicuramente più remunerativo di un contratto “civetta” . Spesso tale opzione è proposta proprio dai datori di lavoro. Il guaio è che anche accettando le regole di un contratto “grigio” nemmeno la stabilità è garantita. In un contesto in cui il primo diritto del lavoratore, quello alla retribuzione, viene calpestato portare una persona al licenziamento non dev'essere cosa tanto complessa. Troppo spesso veri e propri casi di mobbing vengono sopportati in silenzio. Denunciare questi fenomeni è un dovere oltre che un diritto e forse bisognerebbe creare delle strutture ad hoc che aiutino i lavoratori della nostra città a non sentirsi soli. Invitiamo chi dovesse essere vittima di queste situazioni a ribellarsi noi siamo pronti a ricevere e pubblicare eventuali lettere di denuncia. Fabrizio Fusaro fabrizio.fusaro@quindici-molfetta.it
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