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Laicità e laicismo una sfida per la società italiana  
15 aprile 2007

I fatti e le circostanze di questo ultimo periodo spesso hanno portato alla luce il termine laicità associato all'etica, alla politica, al nostro vivere sociale e civile Il prof. Giuseppe Dalla Torre, invitato a discutere sul tema presso l'Auditorium «Regina Pacis» con il patrocinio della Diocesi di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, conscio della facilità e del malcostume abbastanza diffuso al giorno d'oggi di appropriarsi di termini senza comprenderne del tutto il significato, affronta il tema 'Laicità e laicismo', appunto, partendo dalla storia e dall'etimologia del termine, puntualizzando che laos è la parola greca con la quale si indicava il popolo di Dio, come possiamo leggere nella prima lettera di Pietro. Ciò che nacque “nella chiesa” però, col tempo si è affrancato da essa e questa parola si è caratterizzata con il significato che noi contemporanei le diamo oggi, ignari delle sue origini. Ma non è su questo che il prof. Dalla Torre, vuole fermare la nostra attenzione bensì sul valore della laicità e sulla sua espressione in quanto attributo essenziale di uno stato come il nostro. L'aggettivo laico si è prestato a diverse interpretazioni che hanno finito per connotarlo di significati generalmente simili, ma con sfumature, spesso nette, estremamente precise. La tradizione francese, ad esempio, ha sempre sottolineato, parlando di laicità, ma più propriamente di laicismo, la contrapposizione tra il sapere scientifico e la visione religiosa e cristiana del mondo e della vita. Questo, secondo le parole del professore, ha portato a considerare la religione come qualcosa di superato, come qualcosa da combattere, parafrasando estreme posizioni filosofiche come furono, ad esempio quelle di Marx e di Nietzsche tra '800 e primi del '900. Una seconda posizione, più attenuata rispetto alla prima, ammette l'impossibilità di parlare di laicità senza parlare di cristianesimo: «la laicità è qualcosa che si è fatta secolo e storia», dice incisivo il prof. Dalla Torre, un principio cristiano che si è incarnato nelle istituzioni, nella cultura, nelle leggi; ma le sue origini sono cristiane, e rimandano ad un'altra secolarizzazione, quella del Cristo e del mistero della sua incarnazione. Ancora una volta dunque, la laicità si svela come derivante da un contesto cristiano, quel contesto che, come diceva Croce ci porta ad affermare che «non possiamo non dirci cristiani», ma che ha relegato la fase religiosa al mondo infantile e quella laica alla maturità, quasi che la religione fosse una favola da raccontare ai bambini, una realtà propria solo dell'infanzia dell'umanità. La terza posizione si esprime attraverso il concetto di «Sana laicità» espresso, nel 1958, da papa Pio XII: lo Stato, quando legifera, lo fa secondo delle regole e dei principi propri i quali però, comunemente, poggiano su regole e principi ancora più generali che sono connaturati all'autoconservazione dell'umanità. Parliamo qui di diritto naturale, di qualcosa che sta su un piano più alto di tutti i valori politici, sociali, civili, che accomuna e che dovrebbe guidare i legislatori stessi e di cui la Chiesa dovrebbe essere espressione sulla terra. Quando e se la Chiesa ritiene dunque di dover “intervenire”, il fine non è, o non dovrebbe essere, quello di guidare alla definizione di leggi cattoliche bensì di richiamare proprio quel diritto naturale comune a tutti gli uomini. Con queste premesse, il prof. Dalla Torre prova a suggerire i caratteri della “vera” laicità: lo Stato è laico quando è consapevole del fatto che non tutto ricade sotto la sua sovranità…«a Cesare quello che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio». Eludere questa realtà significa scadere nell'ideologia. Lo Stato laico sa valutare positivamente e valorizzare il fenomeno religioso, il «favor religionis», come ad esempio fa con i beni culturali, con le pari opportunità. La religione, qualsiasi essa sia, va considerata come un fenomeno positivo che fa crescere umanamente e culturalmente individuo e collettività e, per questo, la libertà religiosa va salvaguardata e garantita anche rimuovendo gli “ostacoli”, fisici e non, che impediscano ad ogni individuo di professare liberamente il proprio credo. L'autonomia dello Stato rispetto alla Chiesa si gioca sulle competenze: è più corretto dunque parlare di distinzione di ambiti (nello specifico quello temporale e quello spirituale) il cui coordinamento, peraltro, è garantito dal concordato fra Chiesa e Stato. Questi principi di “vera laicità”, questi semplici appunti, conclude il prof. Dalla Torre, non li desumiamo, attenzione, dal Catechismo della Chiesa Cattolica, da un discorso del pontefice, da un'enciclica o altro di questo genere: sono estratti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, dal corpus delle leggi fondamentali del nostro Stato, dalla tavola dei valori su cui si dovrebbe fondare tutto il nostro agire civile al punto che, in definitiva, la laicità, correttamente intesa, è l'espressione intelligente e matura di valori condivisi e di origini profonde, storico-religiose e naturali.
Autore: Francesca Lunanova
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