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La storia di Oronzo Valentini grande protagonista del giornalismo pugliese Il nuovo libro di Nicola Mascellaro racconta “Il Direttore”
15 giugno 2022

I n questo complicato 2022, La Gazzetta del Mezzogiorno è finalmente tornata in edicola dopo un lungo periodo di stop forzato. La sua copia di nuovo anche cartacea è tornata ad arricchire la quotidianità di moltissimi pugliesi e più in generale lettori del sud Italia per i quali per decenni è stata vero e proprio faro, bocca della verità. È vero, i tempi sono cambiati. Il concetto stesso di giornalismo è cambiato. Il giornale cartaceo pare ormai ai più un’idea romantica, quasi obsoleta. Eppure, sono le pagine scritte a rimanere ed a raccontare le storie più belle. È del mio stesso avviso Nicola Mascellaro, responsabile dal 1966 al 1996 dell’Archivio e dei servizi tecnici della Gazzetta, il quale nella sua ultima fatica “Il Direttore” ha deciso di raccontare a cento anni dalla sua nascita la storia di Oronzo Valentini, colui che ha contribuito a trasformare per l’appunto la Gazzetta da “foglio senza pretese” al quotidiano più autorevole di Puglia. Mascellaro anche questa volta riesce nell’intento di comporre un ritratto con il solo ausilio di pagine di giornale vere che parlano da sole, così come sottolineato in prefazione dal giornalista Gianni Spinelli. Una biografia che bene si inserisce nella storia, nella politica e nella cronaca degli anni d’oro della Gazzetta. Mascellaro percorre la graduale scalata di Valentini da semplice cronista a uomo simbolo, ne descrive l’impegno, gli sforzi. Una testimonianza senza fronzoli che ci racconta la figura del Direttore e dell’uomo ma che soprattutto ci restituisce il concetto che il Valentini aveva dell’essere giornalista. Non una professione ma una missione: “Pochi conoscono la realtà concreta e precisa della professione giornalistica. Non è quella romanzesca o cinematografica. È una realtà fatta di gravi rinunce personali e familiari, di una permanente e sfibrante sollecitazione di responsabilità, di continui shock cui non può mai opporsi sufficientemente l’efficace assuefazione professionale […]. È una realtà fatta di mille dubbi e tormenti, segnata drammaticamente dalla persecuzione degli errori irrimediabili. Una realtà che richiede implacabilmente una vigilanza, una presenza, uno stato di allarme che non finisce mai. Le nostre sirene suonano anche quando tutto intorno è silenzio”. Ricco di foto e documenti, il libro diventa quindi anche vero e proprio manifesto programmatico del giornalismo, quello di una volta. Una dichiarazione d’amore verso quello che era (e credo sia ancora) il più bel lavoro del mondo. © Riproduzione riservata

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