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La pentola nuova
15 aprile 2021

Si guardò allo specchio con un po’ più di attenzione di quanto ne dedicasse alla sua immagine: i capelli raccolti in una crocchia grigia dietro la testa, la pelle ancora liscia con poche rughe, nonostante i suoi anni e le sue tante fatiche, gli occhi stanchi ma dolci e luminosi… ma perché perdere tempo? Subito in cucina per preparare il pranzo per la sua tribù, anche se ormai in numero più ridotto, ma entrata nell’ampia stanza che era il suo regno si sentì gelare: su uno dei fornelli a gas troneggiava una enorme, lucida, tronfia pentola di acciaio inossidabile. Sul coperchio un grande fiocco rosso e vicino un biglietto affettuoso col nome di una delle figlie. E la sua pentola dov’era? Guardò in tutti gli armadi, nel ripostiglio, ma nessuna traccia della sua vecchia, amata pentola, fedele compagna della sua vita coniugale. Le tremavano le gambe, sedette su uno sgabello alto e sembrò che le scorressero davanti agli occhi tutti i lunghi anni della sua vita di moglie e di madre. La sua era una famiglia piuttosto in vista nella cittadina in riva al mare che aveva visto crescere lei e le sorelle, tutte belle ragazze fornite di titoli di studio, una buona dote e una inattaccabile reputazione di “ragazze per bene”. I corteggiatori non le erano certo mancati, ma lei era rimasta folgorata da quello che poi, nonostante le grosse difficoltà sarebbe diventato suo marito. Lui proveniva da un paese vicino, giovane ufficiale nell’Arma dei Carabinieri, vedovo, con tre figli dai due ai sette anni. Si erano incontrati in casa di comuni amici che le avevano raccontato della tragedia del giovane ufficiale. Era nato in una famiglia di contadini, gente povera ma onestissima e determinata, sia pure con grandi sacrifici, a dare ai figli un avvenire migliore. Con le sue grandi capacità e il suo impegno aveva percorso tutto l’iter che gli aveva fatto raggiungere con sempre brillanti risultati il grado di Capitano nell’ Arma. La moglie era morta per una malattia improvvisa che l’aveva portata in poco tempo alla fine nonostante tutti i disperati tentativi di salvarla e gli aveva lasciato tre bimbi e un gran vuoto nel cuore. Quando aveva incontrato la giovane figlia del dottore, così dolce, tenera, immediatamente attratta, oltre che dal suo aspetto virile e dalla sua forte personalità, dai tre bimbi orfani di madre, non aveva avuto dubbi, era la donna per lui. Lei aveva lottato contro la disapprovazione della famiglia, – ma che le passava per la testa, un vedovo con tre figli piccoli! – ma sotto il suo aspetto dolce, c’era una volontà ferma e irremovibile, la sua strada era quella, si sposarono dopo poco tempo, prima del suo trasferimento in altra sede. Lui la amava profondamente, ma era possessivo e geloso, anche se lei era l’ultima persona al mondo che potesse tradirlo. Dei figli, la più grande che aveva i ricordi più vivi della madre, la aveva accolta senza ostilità ma anche senza trasporto, i due piccoli la avevano adorata dal primo momento. Il figlio maschio era solito dire: ‘‘La mamma non è quella che ti mette al mondo, ma quella che ti fa crescere, con dedizione e sacrificio’’. Il loro amore però, era come quello del padre, egocentrico e monopolizzante, e quindi i contrasti fra di loro e con i tre figli nati in seguito, erano frequenti. Il maschio aveva seguito le orme paterne e stava percorrendo una brillante carriera nell’Arma, la seconda del primo matrimonio adorava la madre adottiva ed era sempre in competizione con le sorelle. Viveva ormai per suo conto e aveva fatto una rapida carriera nell’avvocatura. Non aveva voluto sposarsi, conduceva una vita brillante e indipendente e faceva regali spesso spropositati alla madre: l’ultimo modello di frigorifero o di lavatrice, accessori costosi per la cucina che lei non sapeva neanche usare e la mettevano a disagio e quando entrava in casa come un turbine sostituiva spesso piccoli utensili tante volte usati anche se lei la pregava di lasciarle quelli che aveva cari, la cucina era il suo regno e le piaceva così. La sua infinita pazienza riusciva sempre a calmare gli animi nelle accese, interminabili discussioni fra i figli e i suoi pranzi facevano il resto. Aveva curato con dedizione durante la lunga malattia suo marito, che era arrivato ai più alti gradi nella carriera, sempre e solo per i suoi meriti e di cui tutti conoscevano l’integrità e l’intransigenza. Lei collaborava in tutti i modi al ménage familiare, seguiva i ragazzi negli studi, cuciva gli abiti per le figlie con il suo gusto sicuro e una perizia che li facevano sembrare abiti di alta confezione. Il suo cruccio segreto era che i trasferimenti del marito la avevano allontanata dalle sorelle, anche se le lettere che si incrociavano erano frequentissime, ma nonostante ciò le mancavano. Quando entrò in cucina, alla vista della pentola nuova, rivide come in un film la sua vita: il marito non c’era più, i figli erano sempre l’uno contro l’altro? e se avesse sbagliato tutto? Entrò la seconda figlia, elegantissima e indaffarata: ‘‘Ti piace, mamma? E’ di acciaio inossidabile, altro che quel vecchiume della tua pentola!’’. ‘‘Ma quella è stata la mia compagna fedele di una vita? dove l’hai messa?”. ‘‘L’ho lasciata ad un robivecchi che chissà dov’è ora – disse la figlia guardando gli occhi lucidi della madre – ma quante storie per una pentola vecchia!”. Andò via sbattendo la porta, così non sentì il pianto desolato di sua madre. © Riproduzione riservata

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