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La morte non mi ha voluta: racconto di una sopravvissuta al massacro del Rwanda
15 novembre 2007

“Non guardatemi con gli occhi della pietà”, questa l'unica raccomandazione di Yolande Mukagasana durante l'incontro che l'ha vista discutere del suo libro “La morte non mi ha voluta”, organizzato in collaborazione con la consulta femminile e la casa editrice “la Meridiana” e che ha visto anche la partecipazione degli studenti del Liceo Classico. Yolande fa parte dei pochi sopravvissuti al massacro tra le etnie tutsi e hutu in Rwanda nel 1994, un massacro passato imperdonabilmente sotto silenzio che è andato avanti sotto gli occhi delle nazioni dell'Occidente, colpevoli eppure indifferenti. Durante l'incontro, moderato da Maria Paola Porcelli, collaboratrice del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, e arricchito dalle letture dell'attrice Matilde Bonaccia, veniamo a scoprire dei terribili affronti che Yolande ha subito durante le persecuzioni, in quanto tutsi, a partire dallo sterminio della sua intera famiglia fi no al periodo di “prigionia forzata” passato sotto il lavandino in casa di una donna che l'ha protetta fi no all'ultimo. Probabilmente le saranno sembrati giorni interminabili, passati a pensare a tutto ciò che aveva perso e a tutte le persone che non avrebbe mai rivisto, ma c'era un pensiero che la teneva in vita, nonostante la paura e l'angoscia: raccontare al mondo di quel piccolo pezzo di terra sul quale avevano chiuso gli occhi. Nella migliore delle ipotesi, i colpevoli saranno puniti tra più di un secolo, quando ormai nessuna delle vittime avrà più voce per reclamare giustizia, non vendetta; possiamo quindi immaginare l'importanza che assume questo libro, sia in quanto storica ma soprattutto per Yolande, come una sorta di “psicoanalisi”: grazie allo scrivere ha infatti ritrovato la forza e la volontà di piangere i suoi cari, come forma di rispetto. Giustizia, questo quello che chiede, giustizia che nella migliore delle ipotesi non arriverà prima di un secolo, quando ormai le vittime non avranno più voce per chiederla, è forse per questo che “la morte non l'ha voluta”, per aprire i nostri occhi, per far sì che anche noi chiedessimo giustizia. E, per nostra fortuna, se le chiedete se non sia stanca di rivivere quei momenti continuamente, lei risponde no, e anzi, più che della morte ha una grande paura di non poter parlare a nome di quel pezzo di terra su cui tutti hanno chiuso gli occhi.
Autore: Ilaria Ragno
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