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La magia della musica di Nicola Piovani Straordinario concerto in Cattedrale del Maestro Premio Oscar
15 gennaio 2020

La magia della musica come racconto di una vita di successo, ma anche della musica dei sentimenti di quegli amori adolescenziali, pericolosi ed esaltanti come le cose belle. “Anche se secondo me, gli amori sono tutti adolescenziali”. Come dare torto al Maestro Nicola Piovani e a Federico Fellini autore di quella frase “La musica è pericolosa” che dà il titolo allo spettacolo del musicista premio Oscar che si è esibito in Cattedrale a Molfetta. Uno spettacolo bellissimo, ma soprattutto diverso in cui, Piovani si ritaglia il ruolo del cantore dei tempi antichi, di quelli che emozionano nell’intreccio fra note dal vivo e sentimenti anche con la complicità di creature mitologiche (le sirene, Orfeo, Ulisse, Salomè). E il Maestro si racconta, alternando storie di vita vissuta e aneddoti dall’amore per la banda del paese (in questo accomunato ad un altro grande Maestro, il “nostro” Riccardo Muti) al suono delle campane della chiesa, quei rintocchi che ti restano dentro e ti commuovono senza sapere perché. E poi ritornano quando le utilizza come base per un concept album di Fabrizio De Andrè “Storia di un impiegato”. Ecco perché Fellini era impaurito dalla musica perché «essa non ha concetti, non racconta nulla di preciso, eppure mi emoziona dal profondo». E il grande regista romagnolo piangeva quando ascoltava una melodia, racconta Piovani al pubblico, e traccia le linee del suo spettacolo con le immagini dei film per i quali ha scritto le colonne sonore. Poi torna alla tastiera del suo pianoforte e la musica diventa dirompente, creando un’atmosfera di sogno e poesia, dove le parole non arrivano o non bastano più. E il pubblico si lascia trascinare in questo percorso di emozioni lungo le colonne sonore, i soundtrack, che accompagnano le scene più belle e intense di un film sia esso “Ginger e Fred” di Fellini, “Il marchese del Grillo” con Alberto Sordi, “Speriamo che sia femmina” di Monicelli, “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo. E accanto al pianoforte di Piovani, vibrano il violoncello di Pasquale Filastò, le tastiere di Rossano Baldini, la batteria di Ivan Gambini, il contrabbasso di Marco Loddo, fino all’eco malinconico del sax di Marina Cesari per ipnotizzare il pubblico, ormai prigioniero di quella sua musica meravigliosa che ha accompagnato oltre 180 film. Ecco il “teatro musicale”, al quale il compositore romano è sempre stato legato e al quale oggi ritorna entusiasticamente perché lo definisce «la forma più affascinante di attività artistica che esista». «La tecnologia moltiplica i mezzi di riproduzione audiovisiva – ha detto una volta – li rende accessibili, li diffonde ovunque – con annessa pubblicità – li inflaziona, bagna le polveri alla potenza espressiva dei suoni e delle immagini, ci infila musiche di sottofondo ovunque, perfino nei cessi dell’autogrill. Per questo è sempre più prezioso lo spettacolo cosiddetto ‘dal vivo’: quello con esecutori in carne ed ossa che suonano nel corpo a corpo teatrale per un pubblico in carne ed ossa, nel silenzio concentrato e senza interruzioni pubblicitarie - almeno per ora. Ecco perché è oggi così importante il teatro: non è solo un luogo miracoloso, ma anche un bunker per difendersi dalla dispersione espressiva». Il concerto comincia con Intervista e una suite delle musiche di Ginger e Fred, il film di Federico Fellini dedicato ai celebri attoriballerini hollywoodiani, interpretati da Giulietta Masina e Marcello Mastroianni. Poi è la volta di Hungry Hearts, il cupo film di Saverio Costanzo del 2014. Quindi l’omaggio a Mario Monicelli, composto da “Speriamo che sia femmina”, pluripremiata pellicola italo-francese, e non poteva mancare il celeberrimo valzer de “Il marchese del grillo”, uno dei film simbolo di Alberto Sordi. Dopo un passaggio sulla mitologia con la leggenda di Orfeo e della sirena Parthenope, oltre a quella di Salomè a cui è dedicata “La danza dei sette veli”, ecco le immagini di Milo Manara e la colonna sonora del film di Bigas Luna Prosciutto prosciutto, seguito dalla Mazurka Op. 17 No. 4 di Chopin e da Golliwogg’s cake- walk (da Children’s corner) di Debussy del 1907. Alla musica si accompagnano ironici aneddoti, alcuni dei quali hanno come protagonisti, Benigni e Mastroianni e altri protagonisti della storia del cinema e delle sue musiche. Ma gli applausi più intensi del pubblico sono per la celeberrima “Quanto t’ho amato” di Roberto Benigni in versione strumentale, mentre sullo schermo compare la foto del compianto Vincenzo Cerami, co-autore del testo e sceneggiatore de “La vita è bella”. Una serata indimenticabile, due ore di spettacolo in un’affinità elettiva col pubblico. La scelta di questo spettacolo è stata il pezzo forte del valido e nutrito cartellone di eventi di “Molfetta in allegrezza” a cura dell’amministrazione comunale e dell’assessore Sara Allegretta. © Riproduzione riservata

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