Scroll
X
Effettua il Login
Recupero Password
Direttore Responsabile:
Felice de Sanctis
Home
Cerca
Giornale
Speciali
La città
Link
Redazione
Registrati
Login
Contatti
Primo piano
Economia
Cronaca
Politica
Cultura
Attualità
Sport
Molfetta, il porto, la vasca di colmata, la città: le domande
Uno dei rendering della vasca di colmata al lungomare
17 ottobre 2026
MOLFETTA
-
Le savant n’est pas l’homme qui fournit les vraies réponses; c’est celui qui pose les vraies questions.
Il sapiente non è colui che fornisce le vere risposte; ma colui che pone le vere domande
.
[1]
Claude Lévi-Strauss
La vasca di colmata sul Lungomare Colonna non si farà. Dopo la delibera di Giunta n. 27 del 7 agosto, la determinazione dirigenziale n.1223 del 28 settembre ha revocato in autotutela la gara da 12,3 milioni e la proposta di aggiudicazione
[2]
. Il sindaco, ing. Manuel Flavio Minervini, ha parlato di “
sipario calato su un progetto francamente incomprensibile”
, di uno
sfregio
sventato al volto della città; il consigliere d’opposizione, avv. Adamo Logrieco, ha chiesto di
revocare la revoca
, per “
troppe perplessità giuridiche
”
[3]
. Il copione, come si vede, è rispettato. Diciamolo subito, perché è la premessa di tutto il resto: nessuna sorpresa. La rinuncia alla vasca era scritta nel programma elettorale di Manuel Minervini, in termini così espliciti che chiunque lo abbia votato — e non sono pochi: 14.548 al primo turno, 17.813 al ballottaggio — conosceva quell’orientamento a fermare i lavori senza tentennamenti. Le linee programmatiche, approvate dal Consiglio il 9 luglio e confluite nel DUP
[4]
, parlano di “
riqualificazione strategica del fronte mare, previa riconsiderazione del progetto invasivo della vasca di colmata”
.
[5]
Promessa fatta, impegno mantenuto; coerenza politica, oltre che tecnica. Va detto con altrettanta chiarezza che si ferma la vasca, non il porto. E non si ferma la riqualificazione del lungomare, che anzi di quella rinuncia è una delle principali
ragion d’essere
. Su questo ci sarebbe piaciuto ascoltare qualche domanda nell’assordante, rumoroso (per gli applausi a sostegno) silenzio della presentazione di venerdì pomeriggio del 7 di agosto: gratificante, identitario, coinvolgente, sincero… ma inutile. Fu Conferenza Stampa senza stampa; almeno, senza quella che fa il suo lavoro analizzando, studiando, chiedendo, verificando, riflettendo, osservando. Quella che rilancia i comunicati d’ogni provenienza, con qualche superficiale osservazione di rito, non serviva. E non è mai servita alla comunità. Allora proviamo noi a fare un po’ di domande. Non da esperti, perché non lo siamo; ma neppure da faziosi, di quelli che hanno già tutte le risposte che servono loro e nessuna voglia di ascoltare e comprendere. Con ogni stima e rispetto per chi, prima e meglio di noi, le sta già facendo. Cominciamo dalla più semplice da porre e cruciale da risolvere:
che porto vogliamo?
Una parte non trascurabile della risposta è proprio nel documento approvato dal Consiglio il 31 luglio scorso. La prospettiva più credibile, secondo il documento, sarebbe un
porto multifunzionale
, capace di integrare
piccolo cabotaggio commerciale, traffici Ro-Ro compatibili, servizi alle imprese e alle navi, attività connesse alla pesca, nautica, cantieristica, formazione marittima, turismo e iniziative della blue economy
; nello stesso documento, si ammette che l’infrastruttura molfettese
“
non può competere
”
sul volume delle merci con i grandi porti di Bari, Brindisi o Taranto; in seguito, si avverte, in merito all’eventuale adesione all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale
[6]
, che “
la governance deve essere uno strumento al servizio di una strategia già chiara, non un sostituto della strategia
”
[7]
.
Chi decide l’eventuale adesione?
Da una lettura della legge
[8]
, sembrerebbe la Regione, che presenta istanza al Ministero delle Infrastrutture; è ovvio che il Comune vada sentito e non solo formalmente, il porto resta parte integrante della città; ma è una partita politica tra Municipio ed Ente Regione, non uno step amministrativo.
Cosa ci serve, concretamente, per realizzare una siffatta infrastruttura?
Serve, anzitutto, liberare e scavare il fondale. Prima ancora del dragaggio viene
la bonifica dagli ordigni bellici
, indispensabile, propedeutica, tutt’altro che formale: affidata per 432,7 mila euro, tra il 2021 e il 2022 al raggruppamento Ediltecnica S.r.l. (capofila)
[9]
, che sembrerebbe star ancora completando i lavori commissionati. Tra febbraio e maggio 2026 sono stati fatti brillare in mare dalla Marina militare diversi ordigni
[10]
. Peraltro, una recente ordinanza della Capitaneria
[11]
sembrerebbe evidenziare ulteriori necessità di intervento. Nella eventualità, ci si chiede
se sia stata coperta dall’attività di bonifica anche la Zona della secca dei Pali
, una delle aree individuate per la nuova collocazione della vasca di colmata. In definitiva, si pone la questione di
quale impresa potrà gestire l’eventuale indispensabile ulteriore intervento di “sminamento” e con quali risorse sarà finanziato.
Poi il
dragaggio
vero e proprio: partiamo dall’esistente, ovvero dalla ultima rilevazione disponibile ufficiale dell’Istituto Idrografico della Marina, il
PORTOLANO P7
[12]
.I fondali del porto - fangosi, con zone basse rocciose - sarebbero 9/10 mt all’ingresso, ma solo 6 al centro del bacino. Alle banchine commerciali è agibile un pescaggio massimo da 4 a 5,7 mt. Le imbarcazioni ammesse, secondo le determinazioni della Capitaneria, riportate nel documento richiamato, possono essere, di fatto, solo quelle con pescaggio massimo di 5,7 mt.
Con quale margine di sicurezza
del franco sotto chiglia
si lavorerebbe? Come renderlo meno
risicato
?
C’è, inoltre, la questione della lunghezza dell’imbarcazione, altrettanto importante. Un fondale di 9 – 11 mt consentirebbe pescaggi da 8 a 9,5 mt, propri di piccoli ro-ro e mercantili medi (fino a 20 mila t. di portata), che però sono lunghi di norma 130-160 mt. Allo stato, sono ammesse solo navi di lunghezza “fuori tutto” di 120 mt. Inoltre, per le navi oltre le 500 tonnellate di stazza lorda è obbligatorio il pilotaggio
[13]
(che fa una corporazione barese su prenotazione, ma solo di giorno); oltre le 1.600 sono vietate le manovre notturne; infine, la velocità massima consentita sia in ingresso che in uscita è di 3 nodi “fino al termine dei lavori”. Quindi, se anche si dragasse e manutenesse il fondale del porto tra i 9 e gli 11 metri,
come consentire alle navi più grandi (oltre 120 mt) la manovra? Sarebbe necessario allargare il bacino di manovra e allungare le banchine?
O vogliamo accontentarci di un traffico portuale basato su imbarcazioni di portata più contenuta e, quindi, dragare meno e, di conseguenza, aver bisogno di una vasca più piccola?
Da ciò discenderebbe che restano compatibili, con qualche piccolo intervento e il completamento di quelli avviati, le attività individuate di
pesca, nautica da diporto, cantieristica, piccole navi da crociera (ad es., velieri fino a 120 mt. con da 100 a 300 passeggeri) e, naturalmente, formazione e blue-economy
; per tutte le altre maggiori, sarebbe necessario rimuovere almeno 76 mila metri cubi di sedimenti
[14]
, per portare i fondali a una profondità operativa di 9-11 metri, prevista dal PRP (cfr anche infra, nota 13). Resterebbe da intervenire per rendere agibile il bacino portuale, se si intende consentire la capacità di manovra a navi di lunghezza oltre i 120 mt; sarebbe opportuno per poter esercitare il
cabotaggio
a pieno carico
, che per il commercio delle rinfuse, ovunque in crescita, è la soluzione economicamente più valida, il
ro-ro di maggiore portata
, nonché l’ingresso di
navi da crociera più grandi
. Abbiamo provato a dare una occhiata al
progetto di dragaggio
esistente
[15]
... Si interverrebbe su due aree soggette a insabbiamento dell’imboccatura del porto, rimuovendo la sabbia e il fango sino a che si arriva al basamento calcareo, fermandosi quando si trova la roccia. Nella stessa relazione, si attribuirebbe la origine dell’accumulo sabbioso, con ogni probabilità, alla incompiuta opera del secondo braccio del molo di sopraflutto, rimasta senza protezione. Quel che sembrerebbe mancare è comunque la
finalità strategica
dell’intervento e un
inserimento
dello stesso in un progetto tecnicamente ed economicamente integrato e qualificato. Insomma, lo
sminamento
completo resta comunque assolutamente necessario; ma si deve dragare per realizzare talune specifiche vocazioni operative, e lo si fa per conseguire un obiettivo economico strategico, non per assolvere un adempimento formale.
Le domande non sono tutte qu
i. Restano questioni importanti, quali le autorizzazioni della Capitaneria, cosa fare del vecchio progetto, come finanziare il nuovo, quali servizi e attività allestire e connettere… comunque, la problematica più importante resta:
perché
. Senza un progetto strategico che colga ogni aspetto della tematica, pur senza definirla compiutamente senza appello, che sia integrato e lungimirante, in modo da divenire un pilastro portante della visione della città che vogliamo e che intendiamo meritare, anche questa resterà una degradata e degradante infrastruttura, inefficiente ed incompiuta. La differenza è tutta qui.
Segue
© Riproduzione riservata
[1]
C. Lévi-Strauss,
Le cru et le cuit
, Plon, Paris 1964, Ouverture. Traduzione AI - Claude
[2]
Comune di Molfetta, delibera di Giunta n. 27 del 7 agosto 2026; determinazione dirigenziale n. gen. 1223 del 28 settembre 2026 (MolfettaLive, 29 settembre e 1° ottobre 2026; Il Fatto di Molfetta, 30 settembre 2026; Telesveva, 1° ottobre 2026).
[3]
MolfettaLive, 1° ottobre 2026; MolfettaLive, 30 settembre 2026.
[4]
il DUP, il Documento unico di programmazione (appunto, non di gestione), con cui il Comune traduce il programma di mandato in obiettivi e risorse, e che precede obbligatoriamente il bilancio;
la
Sezione Strategica
copre l'intero mandato, cinque anni, l
a
Sezione Operativa
copre il triennio del bilancio. Il 9 luglio sono state approvate le linee programmatiche, il 31 stesso mese il Consiglio ha approvato, in una “caldissima” seduta, la nota di aggiornamento 2026 – 2028. il documento DUP 2027-2029 arriverà quindi verosimilmente tra novembre e dicembre, insieme allo schema del bilancio 2027-2029, rispettando la tempistica dei periodi precedenti.
[5]
Linee programmatiche di mandato 2026-2031, deliberazione di Consiglio comunale n. 8 del 9 luglio 2026, recepite nella Nota di aggiornamento al DUP 2026-2028.
[6]
L'Autorità comprende sei porti: Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta, Monopoli e Termoli. Molfetta non c’è, quindi, di fatto, è uno scalo di rilevanza regionale.
[7]
Nota di aggiornamento al DUP 2026-2028, Sezione Strategica, par. 3.2 Il porto e la logistica: la possibile svolta economica.
[8]
art. 6, c. 2-bis, L. 84/1994, introdotto dal d.lgs. 169/2016.
[9]
l Fatto di Molfetta, 13 agosto 2026
[10]
Il Fatto di Molfetta, 20 febbraio, 5 marzo, 15 e 23 aprile, 14 maggio 2026
[11]
Con la recentissima ordinanza n. 83 del 23 settembre 2026, a seguito dell’individuazione di presunti residuati bellici, la Comandante della Capitaneria di Porto di Molfetta ha vietato, per ragioni di sicurezza, tra l’altro, l’ancoraggio intorno a zone individuate; non è un provvedimento isolato, come noto. Già nel 2005/2006, l’impresa allora incaricata segnalò la presenza di diversi ordigni, individuando addirittura una “zona rossa” di particolare pericolo (fonte l’Altra Molfetta, 17/11/2025, M.D’Ingeo)
[12]
Istituto Idrografico della Marina,
Portolano P7
, ed. 2021, fascicoli riepilogativi degli avvisi ai naviganti 2021 e 2022 (avvisi 17.26/2021 e 14.24/2022)
[13]
I servizi tecnico-nautici sono:
pilotaggio:
pilota esperto con conoscenza del porto, ausiliario del comandante;
rimorchio:
rimorchiatori potenti che spingono e tirano la nave, agevolandone la manovra nel bacino;
ormeggio:
gli ormeggiatori che danno e mollano i cavi in banchina;
battellaggio:
il trasporto di persone e cose da e verso le navi in rada. Per intenderci, 500 tonnellate di stazza lorda – volume, non peso – corrispondono grosso modo a un mega-yacht o a una piccola cisterna costiera di 50 metri; le navi da carico che oggi scalano Molfetta superano di norma le 1.600 tonnellate di stazza: per esse il pilotaggio è dunque sempre obbligatorio e la manovra notturna sempre vietata.
[14]
Il Fatto di Molfetta, 18 maggio 2026
, «Nuovo porto di Molfetta: approfondimento su dragaggi, sedimenti e cassa di colmata: relazione tecnica del PFTE approvato con delib. G.C. n. 2 del 23/01/2025».
[15]
PFTE, elab. A1 – Relazione generale (ed. agosto 2023, a base della gara CIG A0076F5B6C), tab. 1; consultabile tramite il “Link progetto FTEC” nella sezione Amministrazione trasparente del Comune. I 76 mila metri cubi citati sarebbero quindi soprattutto sabbia. pro
Autore:
Sergio Magarelli
Nominativo
Obbligatorio
Email
Obbligatorio
Messaggio
Obbligatorio
Non verranno pubblicati commenti che:
Contengono offese di qualunque tipo
Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
Contengono messaggi pubblicitari
""
Classifica della settimana
09 ottobre 2026
Cronaca
Ieri un monopattino ha investito una studentessa: lunghe code, ma c’è chi fa il furbo e si svincola in contromano. Un lettore scrive a “Quindici”
10 ottobre 2026
Cronaca
Sicurezza: da lunedì a Molfetta via alla sostituzione di sette alberi a rischio caduta nel playground Francesco Valente
09 ottobre 2026
Cronaca
Rifiuti in via Allende a Molfetta a due passi dalla latteria. Una foto inviata a “Quindici”
09 ottobre 2026
Attualità
Il sindaco Manuel Minervini in Prefettura per i problemi dei lavoratori del comparto agricolo
13 ottobre 2026
Cronaca
Nell’ex cementificio alle spalle della stazione di Molfetta ci sono topi. I residenti scrivono a “Quindici”
11 ottobre 2026
Cronaca
Rifiuti nel parcheggio dell’ex mattatoio, una lettrice scrive a “Quindici”
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2026
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by
PC
Planet