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La forza degli anni. Lezioni di vecchiaia per giovani e famiglie al Liceo Scientifico di Molfetta
28 maggio 2015

MOLFETTA - «La presenza crescente degli anziani nella società contemporanea evoca una questione cruciale: ci pone il problema di dire cos'è la vita e, come in ogni incontro con la debolezza, obbliga a ri-dirci cos'è l'uomo». E’ il significato più profondo e realistico presente nel libro “La forza degli anni”, curato da Gino Battaglia e presentato sabato, 23 maggio nella biblioteca del Liceo Scientifico “A. Einstein” di Molfetta, nell’ambito del progetto “Incontri con gli autori” e del progetto “Solidarietà”.

Il libro raccoglie contributi qualificati (tra cui vari interventi di Andrea Riccardi) su aspetti diversi della condizione degli anziani nel mondo contemporaneo e dell'attività della Comunità di Sant'Egidio a loro sostegno (le iniziative per favorire la domiciliarità e per umanizzare gli istituti, le case famiglia, la religiosità e la vita spirituale). Ne scaturisce una consapevole e profonda riflessione sulla condizione degli anziani, che esprime una sapienza maturata in tanti anni di amicizia, di accoglienza, di conversazione, di condivisione di vita, di accompagnamento nella malattia e nel momento estremo del morire, in forte contrasto con una cultura egemonizzata dal mito della produttività e dell’efficienza, a causa della quale le fasce più inutili vengono considerate proprio quelle giovanili e quelle degli anziani. Infatti, mentre gli anni della vita si allungano (ed è un successo del progresso umano) manca una cultura della vecchiaia, che oggi diventa una condizione di massa.

Il libro è anche una riflessione sulla vecchiaia: non è soltanto una raccolta di indicazioni pratiche, ma ci sono anche riflessioni su come stare con gli anziani, come accompagnarli e come vivere con loro, indicazioni concrete su come fare attenzione per la loro salute e il loro benessere; è anche una riflessione su questa stagione della vita, che tante volte appare come un naufragio, come una fine triste. Invece, nella misura in cui è accompagnata e amata, può diventare un approdo, perché questa è una stagione con il suo significato e i suoi valori. Ne hanno avuto piena consapevolezza gli alunni delle classi terze del Liceo Scientifico intervenute per l’occasione: gli interventi susseguitisi alla presentazione iniziale da parte di Mario de Finis, un operatore della comunità di S. Egidio di Napoli, e alla testimonianza prodotta dalla sig.ra Erminia, ultrasessantacinquenne, ospite della casa-famiglia, hanno dimostrato che i giovani non sempre sono lontani dalle problematiche etiche e solidali, ma sono capaci anche di profonde e sincere inaspettate riflessioni su questioni apparentemente lontane dai loro “interessi”. Basta solo educarli e non far mai mancare loro la vicinanza di adulti credibili. La vecchiaia ha, come ogni stagione della vita, i suoi valori e la sua bellezza. Questo libro aiuta a scoprirli.

Si ringraziano le assistenti sociali Pina Pisani e Marianna Caterino e l’insegnante Matilde Azzollini  per la loro sensibilità e per aver curato i contatti tra la comunità di S. Egidio di Napoli e la Scuola.

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“Onora la faccia del vecchio” - Levitico 19, 32. - “La faccia del vecchio è un bene per il gruppo”, ci ricorda Hilman. Nel disperato tentativo di opporsi all'intelligenza della natura, che, per la sopravvivenza della specie, vuole l'inesorabile declino degli individui, chi non accetta la vecchiaia è costretto a stare continuamente all'erta per cogliere di giorno in giorno il minimo segno di declino. Ansia, ipocondria e depressione diventano le malefiche compagne di viaggio dei suoi giorni, mentre sue ossessioni sono lo specchio, la bilancia, la dieta, la palestra, la profumeria, e quanto può dare l'illusione di ridurre la distanza dalla giovinezza. Quel che si nasconde è l'idea malata che la nostra cultura si è fatta della vecchiaia, come di un tempo inutile che ha nella morte il suo fine, in attesa del quale, grazie alla chirurgia e alla cosmesi, sopravvive tutta quella schiera di “mummie animate”, di “paradossi sospesi” in quella zona crepuscolare in cui non si riesce a reperire altro senso se non l'attesa della morte. Basta guardare la televisione …………( “sei bello/a, meriti tutto il successo di questo mondo”)- (orrore). Dunque la vecchiaia come destino biologico, ma anche storico-culturale, nonché differente da individuo a individuo. Quando il tempo era ciclico e ogni anno, il ritmo della stagione, “le opere e i giorni” come ci ricorda Esiodo, ripetevano se stessi, chi naveva vissuto di più sapeva di più. Per questo “conoscere e ricordare”, come annota Platone, e il vecchio, nell'accumulo del suo ricordo, è ricco di conoscenza. Nel mondo antico la saggezza della vecchiaia era quindi il risultato della concezione, che molto aveva visto, il depositario del sapere. Non si invecchia solo per degenerazioni e biologica ma anche e soprattutto per ragioni culturali, e precisamente per l'idea che la nostra cultura si è fatta della vecchiaia, come di un tempo inutile che ha nella morte il suo fine, in attesa del quale, grazie alla medicina e ai servizi sociali, sopravvivono tutte quelle persone anziane che in altre epoche sarebbero già scomparse. A che servono? Che scopo hanno? Le culture primitive compensavano gli inconvenienti della vecchiaia con quei vantaggi culturali concessi dalla selezione della nrazza umana che, nel corso della sua evoluzione, ha privilegiato i fenomeni di encefalizzazione. In linea con questo processo della specie, il vecchio mera il depositario del sapere e dell'esperienza e, quando moriva, come dice Max Webwe, moriva sazio e non stanco della vita. Solo l'AMORE ti rianima, non perché scopri una “giovinezza interiore” , che esiste solo nei complimenti di chi ti vuolr comunicare che ormai sei vecchio, ma perché lo vedi scaturire proprio dalla tua età che, come dice Manlio Sgalambro, “non avendo più scopi, può capire finalmente cos'è l' AMORE fine a se stesso”. (Tratto da: I miti del nostro tempo - Umberto Galimberti)
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