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La finanza etica: una nuova cultura economica nell'incontro dell'Opera Pia di Molfetta
13 marzo 2012

MOLFETTA - La finanza è sempre stata vista con i parametri del rendimento, del capitale e dell'interesse. Ma oggi si sta diffondendo anche una nuova cultura economica, che punta all'investimento con caratteristiche etiche e con certi requisiti di responsabilità sociale e ambientale. Infatti, è necessario offrire l’opportunità alle persone di uscire dalla grande condizione di povertà in cui versano, consentendo loro di conservare la loro dignità e acquistare fiducia.
Solidarietà, centralità della persona e impegno etico per un cambiamento sociale ed economico-finanziario, finalizzato al bene comune, sono stati i principi cardine emersi dalla conferenza «La finanza etica e il pensiero sociale della Chiesa», organizzata dall’Opera Pia Monte di Pietà e Confidenze e dall’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento di Molfetta.
Partendo dalla disamina di una crescente povertà che lacera la dignità vitale delle fasce sociali più deboli, mons. Luigi Michele de Palma ha focalizzato l’attenzione sul ruolo del Monte di Pietà. Non è solo un sistema assistenzialistico predisposto per aiutare chi ha bisogno, ma deve anche fungere da stimolo alla riflessione e incrementare la responsabilità del singolo. «Essere cristiani e non aver paura di esserlo»: è questo il monito per vivere meglio la condivisione e mettere da parte il disinteresse che spesso porta l’uomo a ignorare il bisogno d’aiuto di chi è in difficoltà. Sganciarsi dalla logica del profitto per accogliere l’altro è un modo per mettere da parte la ricchezza effimera dei beni materiali e ripristinare una società che possa dirsi equa e morale.
L’idea di un benessere diffuso e costante prospettato dalla new economy, come ha spiegato il dott. Martire Renato, è stata non solo disattesa, ma ha anche portato all’incremento del debito pubblico. Ma una soluzione potrebbe derivare dall’idea di una finanza etico-sostenibile, che in Italia sta muovendo i suoi primi passi grazie alle normative introdotte con la legislazione sulle Fondazioni bancarie. Occuparsi di finanza secondo la dimensione morale significa conoscere le ragioni di fondo che realizzano la redditività, le caratteristiche dei beni prodotti, la localizzazione dell'azienda. Non si può parlare del valore della ricchezza svincolandolo da una virtù ben più profonda, come la felicità.
«Una persona è più ricca di un’altra quando è più felice, quando ha una migliore qualità della vita», il pensiero del prof. Michele Sarra, docente di Strategie Economico Finanziarie presso l’Università LUM Jean Monnet (nella foto a destra, con il dott. Renato, mons. Renna, ing. Sergio de Ceglia, presidente Opera Pia). Nonostante l’Italia sia ancora lontana dalla piena adesione al mercato che concilia ricchezza e valori etici, si sta cercando di impostare le basi per questo connubio. Un primo passo è stato fatto dotando le banche di un codice etico (una carta costituzionale per disciplinare il comportamento del singolo lavoratore, punendo le condotte non conformi ai valori etico-sociali con sanzioni emanate da un comitato di controllo) e di un bilancio sociale (rendiconto in merito al ruolo assunto nello sviluppo dell’economia e della società).
Altri strumenti essenziali sono il microcredito (strumento di sviluppo economico che permette l'accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione), le consulenze gratuite offerte da ex bancari per i meno abbienti, le erogazioni liberarli (forme di sostegno a fondo perduto per sostenere problematiche sociali rilevanti come, ad esempio, la lotta contro l’AIDS) e la creazione di associazioni bancarie per elargire risorse al territorio e incrementare l’assistenza sociale rivolta a disabili, anziani, minori, tossicodipendenti e altre categorie in serie difficoltà.
È, quindi, indispensabile dotare tutti gli uomini delle medesime condizioni di partenza e dei giusti mezzi per affrontare un percorso che possa svincolarlo dalla semplice e comoda logica dell’assistenzialismo. È necessario «costruire sinergie tra le formazioni sociali e le istituzioni, nell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale, economica e politica in modo che ciascuno, secondo il suo ruolo, contribuisca a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona», valorizzando la componente etica.
«La dottrina sociale della chiesa non è una terza via tra capitalismo liberista e collettivismo marxista, e neppure una possibile alternativa per altre soluzioni meno radicalmente contrapposte: essa costituisce una categoria a sé - ha spiegato mons. Luigi Renna, rettore del Pontificio Seminario Pugliese Pio XI e docente di Teologia Morale alla Facoltà Teologica Pugliese -. Non è neppure un’ideologia, ma l’accurata formulazione dei risultati di un’attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo, nella società e nel contesto internazionale, alla luce della fede e della tradizione ecclesiale. Suo scopo principale è di interpretare tali realtà, esaminandone la conformità o difformità con le linee dell’insegnamento del Vangelo sull’uomo e sulla sua vocazione terrena e insieme trascendente».
Scopo principale del pensiero sociale della Chiesa è l’evangelizzazione per orientare il comportamento dei cristiani. Come riflessione approfondita, la dottrina sociale della chiesa propone un’attenta disamina anche in campo finanziario, evitando così di considerare l’economia fine a se stessa. Sarebbe un grave errore che porterebbe l’uomo ad abusarne in modo distruttivo. Per questo è necessario che l’economia sia concepita come fonte per il bene comune, senza trascendere questa sua importante funzione. Necessarie al compimento di un pensiero che possa definirsi etico sono la centralità della persona, il bene comune, la solidarietà e la sussidiarietà. La ricchezza per il cristiano è un bene affidato, che si può perseguire solo se c’è un’uguaglianza di capacità e di cultura. 
 
© Riproduzione riservata
Autore: Angelica Vecchio
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Da millenni l'attività finanziaria è materia di prescrizioni etiche, vagliate e dibattute; dalle analisi di etica e economia della finanza da Kautilya e Aristotele nel IV secolo a.C. fino ad Adam Smith nel XVIII secolo. Da queste analisi emergono principi generali e temi di discussione tuttora rilevanti, e molto, per i problemi attuali attinenti all'organizzazione dell'attività finanziaria: principi e temi di discussione che ci aiutano ad affrontare i problemi contemporanei. La prima questione riguarda gli obiettivi che l'impresa deve perseguire, e in particolare il ruolo da attribuire alla massimizzazione dei profitti. La priorità assegnata al profitto può essere sostenuta da due punti di vista distinti, e molto diversi: perché conduce a un ottimo sociale, ovvero perché la responsabilità fiduciaria nei confronti degli azionisti impone l'obbligo della massimizzazione dei profitti per conto degli azionisti stessi. Anche il nesso logico tra le due argomentazioni è di notevole interesse. Una seconda questione aperta concerne i “vincoli sugli strumenti”, quei vincoli che dovrebbero limitare i mezzi usati dall'impresa nel perseguire i fini prescelti (quale, ad esempio, la massimizzazione dei profitti). Nell'attività finanziaria e nella pratica degli affari alcuni atti possono essere esclusi perché inammissibili, benché potenzialmente idonei a promuovere il raggiungimento dei fini prescelti. Un esempio: è lecito perseguire l'obiettivo della massimizzazione del profitto utilizzando quale strumento la pressione sull'intervento pubblico per sfruttarlo a tal fine? Oppure, per considerare un altro problema, debbono essere vincoli all'impiego di capitali di origine illecita, o al “riciclaggio” di denaro sporco, anche quando l'istituzione finanziaria non sia direttamente coinvolta in attività di per sé illecite? La terza questione aperta riguarda i “vincoli di comportamento” che debbono limitare, in modo appropriato, la corsa al guadagno da parte dei singoli operatori finanziari. La caccia al guadagno personale del singolo operatore finanziario potrebbe entrare in conflitto con gli interessi degli azionisti, o con quelli dell'intera comunità. Come accertare la “legittimità” dei tanti tipi di interessi personali presenti all'interno di un'impresa nel mondo degli affari? Il problema dell'”insider trading”(°) è un tema interessante, e di grande importanza. E' facile accorgersi che questi temi di riflessione toccano problemi al centro dell'attenzione in questi ultimi anni. – (°)= Con il termine inglese insider trading si intende la compravendita di titoli (valori mobiliari: azioni, obbligazioni, derivati) di una determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione all'interno della stessa o per la loro attività professionale, sono venuti in possesso di informazioni riservate non di pubblico dominio (indicate come "informazioni privilegiate"). Simili informazioni, per la loro natura, permettono ai soggetti che ne fanno utilizzo di posizionarsi su un piano privilegiato rispetto ad altri investitori del medesimo mercato.

I valori hanno un ruolo importante realmente cruciale nell'influenzare la natura delle operazioni economiche o le differenze di valori e norme sono semplicemente le conseguenze dei cambiamenti economici e sociali che si verificano? E' stato talvolta sostenuto che tutto quello di cui c'è bisogno per una performance economica di successo è la ricerca dei guadagni individuali e la massimizzazione del profitto. E' necessario considerare anche il ruolo della preoccupazione per – e dell'interesse verso – gli altri (quello che Smith chiamava simpatia, generosità e senso della collettività). Il successo di operazioni di scambio e produzione, di programmi di riduzione della povertà, di provvedimenti di sanità pubblica e la crescita della produttività in generale dipende dalla regolarità di comportamento delle persone coinvolte. Lo sviluppo dell'etica degli affari è una delle principali sfide che i paesi in via di sviluppo affrontano nelle prime fasi dell'industrializzazione. Infatti, il capitalismo come sistema non avrebbe potuto svilupparsi esclusivamente sulla base della ricerca del profitto. Lo sviluppo dei valori capitalistici, tra cui l'etica degli affari e l'affidabilità del controllo di qualità, è un elemento centrale per il successo di tale sistema. Se non esiste la fiducia reciproca nelle relazioni di affari e se le obbligazioni contrattuali vengono spesso violate, diventa forte il bisogno di un sistema che garantisca il rispetto degli accordi; se lo stato non è in grado di tutelarlo, esso verrà garantito da uomini armati ad un prezzo non meglio definito. Il bisogno di imporre con la violenza il rispetto degli obblighi contrattuali, che spiega in parte la crescita delle organizzazioni criminali di stampo mafioso in Russia, riflette non solo il fallimento dello stato nel fornire un adeguato supporto istituzionale alle attività economiche, ma anche l'assenza di quei valori di riferimento nel mondo degli affari che nelle mature economie capitalistiche possono ormai essere considerate scontate…………Ci sono altri valori – in un certo senso più sofisticati – importanti per alcuni aspetti ulteriori della buona riuscita delle attività economiche, quali la protezione dell'ambiente, la lotta alla povertà. L'etica nei comportamenti ha un ruolo molto importante nel portare a buon fine l'obiettivo della transizione e dello sviluppo. La domanda relativa al ruolo dei valori nel successo economico richiede una risposta ricca da un punto di vista informativo e strutturalmente articolata, non una formula con una sola variabile che si concentri msu fattori come il protestantesimo, la cristianità, il confucianesimo o l' “asianesimo" . DOBBIAMO ELABORARE TEORIE, NON SLOGAN. (Tratto e condensato da: La ricchezza della ragione – Amartya K.Sen)
Nel succedersi delle generazioni (e in quanto ogni generazione esprime la mentalità di un'epoca storica) può avvenire che si abbia una generazione anziana dalle idee antiquate e una generazione giovane dalle idee infantili, che cioè manchi l'anello storico intermedio, la generazione che abbia potuto educare i giovani. Tutto ciò è relativo, s'intende. Questo anello intermedio non manca mai del tutto ma può essere molto debole “quantitativamente” e quindi materialmente nell'impossibilità di sostenere il suo compito. Ancora: ciò può avvenire per un gruppo sociale e non per un altro. Nei gruppi subalterni il fenomeno si verifica più spesso e in modo più grave, per la difficoltà insita nell'essere “subalterno” di una continuità organica dei ceti intellettuali dirigenti e per il fatto che per i pochi elementi che possono esistere all'altezza dell'epoca storica è difficile organizzare ciò che gli americani chiamano “trust” dei cervelli. Da un'inchiesta “sulla nuova generazione” pubblicata nella Fiera Letteraria dal 2 dicembre 1828 al 17 febbraio 1929. (Quante analogie con la nostra contemporaneità) – I professori d'università conoscono poco i giovani studenti. Il ritornello più frequente è questo: i giovani non si dedicano più alle ricerche e agli studi disinteressati, ma tendono al guadagno immediato. Agostino Lanzillo risponde: “Oggi specialmente noi non conosciamo l'animo dei giovani e i loro sentimenti. E' difficile guadagnare il loro animo; essi tacciono sui problemi culturali, sociali e morali molto volentieri. E diffidenza o disinteresse?” Nota anche il Lanzillo: “Vi è una disciplina ferrea e una situazione di pace esterna e interna, che si sviluppa sul lavoro concreto e fattivo, ma anche non consente il di sfrenarsi di opposte concezioni politiche o morali. Ai giovani manca la palestra per agitarsi, per manifestare forme esuberanti di passioni e di tendenza. Nasce e deriva da questo un'attitudine fredda e silenziosa che è una promessa, ma che contiene anche delle incognite”. La risposta di Giuseppe Lombardo-Radice: “V'è oggi fra i giovani scarsa pazienza per gli studi scientifici e storici; pochissimi affrontano un lavoro che richieda lunga preparazione e offra difficoltà d'indagine, Vogliono, in generale, sbrigarsi degli studi; tendono soprattutto a collocarsi rapidamente, e distaccano l'animo dalle ricerche disinteressate, aspirando a guadagnare e repugnando alle carriere che loro paiono troppo lente. Malgrado tanta “filosofia” in giro, è povero il loro interesse speculativo; la loro cultura si vien facendo di frammenti; poco si dividono fra loro in gruppi in cui sia segnacolo l'etica o un'idea di etica. La cultura consumistica sfrenata contemporanea annulla ogni senso di etica. In generale i meglio disposti spiritualmente alla concezione dell'etica sono gli studenti universitari “più poveri”, e gli “agiati sono, per lo più, irrequieti, insofferenti della disciplina degli studi, frettolosi. Non da loro verrà una classe spiritualmente capace di dirigere il nostro paese”. Come e dove una nuova cultura economica e la creazione della finanza etica se prima non cambiamo noi stessi?

La situazione politica - economica attuale, pongono i problemi etici soltanto come marginali. Le tragedie e gli orrori del passato hanno mostrato che cosa può accadere quando la morale, la scala dei valori morali, scompare dalla sfera politica, viene separata dallo sforzo di umanizzazione, quando l'iniziativa individuale scompare a tutti i livelli e la responsabilità individuale viene a cessare. Inoltre le società egregiamente “manipolate d'America e d'Europa, che assicurano a tutti un benessere materiale relativamente soddisfacente, pongono in termini nuovi il problema di “che fare”. La liberazione o l'affrancamento dal bisogno non avrà più che una funzione dapprima secondaria, in seguito addirittura terziaria. Non si tratta più di creare le condizioni elementari della vita umana per poi arrivare a una vita veramente umana: l'obiettivo immediato dell'uomo sarà quest'ultima. L'umanità non avverte che in modo potenziale il bisogno di una vita “degna dell'uomo”. Come all'epoca delle “rivoluzioni della fame”, il bisogno e la coscienza di una possibile abolizione della miseria umana esistono soltanto potenzialmente. Proprio per questo l'etica avrà – se riuscirà ad averlo – un ruolo decisivo. L'elemento etico, infatti, non esiste soltanto in maniera implicita: l'ideazione di questa situazione significa l'ideazione del valore e dell'atteggiamento etico. Marx ha detto: “Trasformando il mondo, gli uomini trasformano se stessi”; non modifichiamo in nulla il pensiero di Marx se trasformiamo la sua frase per affermare che “non possiamo trasformare il mondo se contemporaneamente non trasformiamo noi stessi”. – I COSTUMI SONO SEMPRE IMMANENTI, MA L'UMANITA', IN QUANTO UMANITA' LIBERA, NON PUO' PRENDERE COSCIENZA DI SE STESSA CHE SULLA BASE DELLA TEORIA DELL'IMMANENZA MORALE, che implica – rammentiamolo – la presa di coscienza del carattere terreno della vita, e quella dell'autocreazione continua.-



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