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La crisi del settore manifatturiero molfettese
15 luglio 2009

Lo scenario attuale del sistema economico molfettese, è direttamente influenzato come è ovvio dal generale rallentamento che sta caratterizzando l’economia internazionale e nazionale. Sono, infatti, in corso mutamenti di ordine strutturale dei mercati europei e mondiali, dovuti ad una diversa capacità produttiva. Nuovi Paesi industriali incentrano la propria capacità produttiva su fattori di costo bassi, spesso a causa della carenza di tutele e garanzie sociali. Una problematica, questa, che sta avendo gravi ripercussioni anche sui sistemi produttivi della nostra città, soprattutto nel settore delle attività manifatturiere in particolare, se è vero, che su un totale di imprese registrate a Molfetta di 4.759 unità nel 2007, 4.067 erano operative, di cui 331 nuove iscrizioni e 357 cessazioni, contro le 4.673 imprese iscritte nel 2008, di cui 4.107 operanti, con 349 iscrizioni e ben 452 cessazioni. Volendo disaggregare i dati, al fine di valutare obiettivamente in maniera completa i dati che gentilmente ci hanno offerto dalla CCIAA di Bari, si può dire che su 504 aziende manifatturiere operanti nel 2007, quelle attive erano 437 di cui 16 le nuove iscritte e 29 le cessate, contro un dato che evidenzia tutte le difficoltà espresse nel 2008 di 481 aziende iscritte, 435 operanti, di cui 18 nuove iscrizioni e ben 46 le cessazioni. Da una ricerca da noi effettuata, risulta che spesso a pagare il conto sono state quelle aziende di piccole dimensioni, che non hanno avuto per tempo la capacità di acquisire brevetti, fondare marchi, con una scarsa propensione all’innovazione del prodotto, e quasi sempre ad isolarsi dal contesto del mercato in un periodo in cui si chiede sempre più di fare sistema e non di isolarsi. In genere queste caratteristiche corrispondono al tipo di imprenditore che si definisce conto terzista che essendo l’ultimo anello della catena, sconta in maniera inevitabile la crisi che il mercato globale impone. Fortunatamente il comparto della meccanica ha avuto l’intuizione di fare sistema aggregandosi con il “distretto della meccanica di Bari” permettendo alle aziende (poche per la verità) modernamente organizzate, e non sottocapitalizzate, di essere presenti con i propri prodotti sul mercato, ci riferiamo ad esempio alle aziende dei martelli pneumatici per le costruzioni e ai cantieri navali che di problematiche ne hanno altre, ad esempio il miglioramento della qualità di lavoro dei propri dipendenti, ma che ogni anno riescono a fare quei sacrifici necessari per continuare ad esistere. Una proposta che riteniamo interessante, può essere data dalla riqualificazione del personale, con corsi mirati che tendano ad esaltare il ruolo della formazione professionale spesso erroneamente lasciata a carico delle PMI, ma che dovrebbe sfruttare sempre di più ed in maniera mirata, le risorse europee, nazionali e regionali. Sono da esaltare, in un mercato globalizzato, i rapporti bilaterali che dovrebbero subire una spinta dal basso, (vero sindaco?) con Paesi in via di sviluppo, al fine di conquistare quei nuovi mercati che una fase di depressione richiede, facendo in modo che gli imprenditori non rimangano soli, in un momento che richiede sempre più la presenza anche delle istituzioni al fianco degli operatori del settore. L’innovazione tecnologica e la ricerca devono avere un ruolo molto importante per la crescita e quindi il miglioramento dei livelli occupazionali nella nostra città. Per far si che questo accada le istituzioni devono cercare continuamente di interfacciarsi con l’università, in modo tale che le tante “menti” presenti sul nostro territorio la smettano una volta per tutte di prendere il fatidico Pendolino che li porta a Milano o a Roma perché qui da noi come amano dire gli esterofili non ci sono aziende marketing oriented.

Autore: Michele Mininno
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