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“La congiura contro i giovani” quando verrà sventata? Stefano Laffi presenta il suo libro ed il suo metodo alla libreria “Il Ghigno” di Molfetta
29 aprile 2017

MOLFETTA - Stefano Laffi: economista, sociologo e coofondatore dell’agenzia di ricerca sociale “Codici” di Milano è stato invitato da Marina Mastropierro (foto): ricercatrice sociale in politiche pubbliche e politiche giovanili, incitata anche dal parere positivo di Raffaele Tatulli, professore del liceo scientifico di Bisceglie a parlare del suo libro alla Libreria “Il Ghigno” di Molfetta. 
“La parola ai giovani”, questo è lo slogan dell’approccio innovativo del sociologo Laffi. Egli coordina nella regione della Lombardia “cantieri giovanili”, progetti di arte pubblica e non poteva che non essere invitato a contribuire all’andamento del laboratorio sperimentale di Molfetta, attiva nelle politiche giovanili già dal 1993, puntando sul protagonismo dei giovani con il progetto “Bollenti spiriti” in cui vengono fornite risorse ai giovani, definiti “enzimi di processi di sviluppo” dalla ricercatrice Mastropierro. 
Il workshop condotto dalla Mastropierro si è svolto in forma dialogica tra lo scrittore Laffi e lei stessa con il coinvolgimento anche dalla cospicua platea. Perché ha incominciato a scrivere? «Pietro, mio figlio, doveva frequentare il primo anno di scuola materna. Noi ci eravamo mossi in ritardo e l’anno scolastico era già partito, così Pietro fu iscritto dopo. Il primo giorno ci recammo insieme a lui a scuola, dove i bambini stavano cantando allegramente una delle canzoni scritte su un grande quadernone. Pietro, preso dall’allegria, incominciò a cantare la canzone della montagna, inventata da lui stesso in quel momento e fu subito rimproverato dalla maestra perché non era una delle canzoni scritte su quel maledetto quadernone. Poi Margherita, la mia figlia femmina, a ben 8 anni mi chiede: “Papà quanti sono 60 secondi? Perché devo fare l’Invalsi e ci devo mettere 60 secondi ma non so quanti siano!” Come può una bambina di 8 anni sapere quanti sono 60 secondi? Non porta manco un orologio!».
Fin dal principio, i bambini e i ragazzi sono stati presentati al sociologo Laffi come “problemi da risolvere” perché non sono mai guardati per come sono in realtà ma per come devono essere, per i canoni prestabiliti dalla società in cui devono necessariamente rientrare.
“C’è posto per me in questo mondo anche se non sono bella/bello come le modelle, anche se non sono intelligente come gli scienziati, anche se sono così?”, questa è la domanda che li attanaglia quando capiscono di dover trovare un proprio posto nella società, nel mondo.
«Cosa possiamo fare per farli sentire a proprio agio? Dobbiamo ascoltarli e renderli partecipi di ogni cambiamento!», dice Stefano Laffi. «I giovani sono antenne di un mondo immerso, fornitori di idee innovative», aggiunge Marina Mastropierro la quale, insieme al professore Tatulli, ha sperimentato l’idea contenuta nel secondo libro del sociologo “Quello che dicono di me” al liceo scientifico di Bisceglie.
L’Associazione scout Agesci volle far luce sulla motivazione che spingeva 30 ragazzi a partecipare alla route (campo mobile) nazionale e Laffi ha chiesto direttamente a loro. Sono state raccolte molte lettere che sono poi diventate il contenuto del nuovo libro. Su quest’onda anche Mastropierro e Tatulli hanno raccolto 180 lettere degli studenti del liceo scientifico che sono state fonti di aspirazione e ispirazione per il corpo docenti.
Il metodo innovativo di Laffi si basa sull’innovazione e sul rimodernamento dei dispositivi obsoleti come cambiare gli spazi delle biblioteche; il metodo di interrogazione composto da domande illegittime che partono dal presupposto che il discente non sappia rispondere, tagliando così ogni spunto di riflessione o ogni voto positivo; integrarli nell’azione politica dandogli le chiavi fisiche e metaforiche del posto in cui viene svolta e soprattutto un fondo monetario da cui poter attingere per eventuali attività. I giovani devono essere caricati di responsabilità in modo da potersi sentire degni di saper fare qualcosa, di essere diventati finalmente “grandi”. Inoltre gli adulti devono definitivamente abbattere il muro dell’esperienza che hanno innalzato perché anche un bambino, un adolescente può essere maturo e può essere fonte di saggezza quanto o più di un adulto; gli adulti devono analizzare la logica dell’errore perché segnala un problema che deve essere risolto non accantonato o insabbiato.
Inoltre le istituzioni pubbliche come la scuola e l’università, definite realtà 2D che non sono in grado di rispecchiare più il mondo 3D, devono cercare di stare al passo con gli studenti e sentire i loro pareri prima di decretare una qualsiasi cosa deliberatamente. Successivamente, dopo alcuni interventi di un professore delle scuole medie superiori e di Tatulli, l’autore del libro ha spiegato la teoria del tasto “pause”: «In un mondo frenetico, nel tran tran quotidiano che vuole immediatezza e velocità chi usa il tasto “pause”? Chi legge un libro con la matita, che stimola una lettura attiva e non passiva? Chi si sofferma sulla vita prima del tasto “pause”? Una vita senza tecnologia, una vita di libri scritti a macchina da scrivere, una vita autentica? Premete il tasto “pause” pure voi e rifletteteci!”.

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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