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La Comunità C.A.S.A. di Ruvo, voluta da don Tonino Bello, compie 27 anni
08 dicembre 2011

RUVO – Ventisette anni fa nacque a Ruvo la CASA (Comunità accoglienza solidarietà amicizia) voluta da don Tonino Bello per ospitare i tossicodipendenti che hanno deciso di venire fuori dal tunnel della droga.

In occasione del compleanno il responsabile della Comunità Giuseppe Pischetti ha scritto a “Quindici” un articolo per ricordare quel giorno. Seguono la testimonianza di un ospite della casa (nella foto il gruppo della Comunità) e la relazione dell’equipe terapeutica.
 
«La Comunità C.A.S.A festeggia quest’anno il suo XXVII anno di vita: è una “creatura”giovane, alle soglie di una “maturità”che si è nutrita di un percorso esperienziale ricco e vario – scrive Giuseppe Pischetti - , ma che ha ancora tante e tante sfide da affrontare e vincere, sostenuta da quegli insegnamenti, da quella fede, da quella “speranza certa”, da quella passione per Dio e per l’uomo che l’amato don Tonino, suo ispiratore e padre ci ha abbondantemente trasmessi con le sue parole e il suo fulgido esempio!
Certamente nel corso degli anni non sono mancate difficoltà, cadute d’entusiasmo, crisi, stanchezze, momenti di pause, apatie, distrazione; elementi, questi, quasi fisiologici in un percorso di vita; nondimeno, quel genere di speranza, di amore per l’uomo, in specie quello sfigurato e devastato dalla droga, che don Tonino ha profondamente inculcato nei nostri cuori, vive ancora, ci dà forza e alimenta la vita e i progetti della nostra Comunità “C.A.S.A”.
Quando don Tonino accarezzò il sogno di realizzare questa “C.A.S.A”, “si fidò” di Dio e del suo progetto d’amore per l’uomo, che Dio aveva immesso nel suo DNA; realizzò e concretizzò questo progetto “affidandosi” a Dio, ma anche a noi (…) e ancora vibrano nella storia, nelle stanze della “C.A.S.A”, nelle persone che operano per questa Comunità le sue parole cariche di entusiasmo, di passione, di speranza “certa” di aneliti di cielo in terra.
Egli credeva fortemente in questo progetto che porta l’impronta dell’amore di Dio per l’uomo, ma egli si è affidato anche a noi, lasciandoci in eredità questo gioiello di carità da custodire gelosamente, questa creatura da amare, da curare, da seguire passo dopo passo nella crescita, attraversando un mondo in cui la droga esiste ancora ed è ancora devastante!
Oggi, più che mai, la crisi economica, la recessione, i licenziamenti, la crisi di valori, investono la nostra quotidianità, spingendo tante famiglie alle soglie della povertà e tanti giovani alle soglie della droga, della solitudine, del baratro; sicché oggi più che mai, dobbiamo rendere più operante sul territorio, più viva, più capillare l’azione di questa Comunità “C.A.S.A”, attivandoci per nuovi percorsi e nuovi progetti che possano meglio rispondere alle richieste d’aiuto, alle esigenze e agli aneliti di fraternità e di umanità di quanti sono nella sofferenza, nella prigione della droga, dell’indigenza fisica, psicologica e morale.
Certo molto è stato fatto, ma molto ancora c’è da fare: non possiamo fermarci e adagiarci sugli allori, perché il grido di dolore ci chiama, ci interpella a nuove sfide!
Piace qui, a conferma di quanto detto, citare le parole di un giovane tossico, accolto nella nostra Comunità, il quale così si esprime: “(…) In Comunità (…) nel prosieguo del tempo, due-tre mesi, incominciando a capire la situazione, mi rendevo conto che ci sono delle persone, dei momenti che sono utili a comprendere dove hai sbagliato tante cose: tutto questo, fuori, non riuscivo a farlo perché pensavo, sempre con la mia presunzione, di riuscire da solo” e aggiunge, riferendosi ai ragazzi del 2011, che vivono situazioni ben diverse da quelli di 27 anni fa, “il nuovo progetto della Comunità “C.A.S.A” mi sta coinvolgendo perché ha delle idee innovative e i vari operatori, con i diversi programmi interessanti e stimolanti, riescono a fare un lavoro mirato per ogni singolo di noi” (Sergio P.).
È una testimonianza da cogliere quale stimolo forte ad andare avanti in questa direzione con nuovi progetti sempre più efficaci e aderenti alle nuove realtà, certi di non tradire l’eredità lasciataci da don Tonino, ma anzi di sostenere con la forza della fede, dell’anima e della speranza il suo progetto d’amore che è anche progetto d’amore di Dio per gli ultimi.
Chiudo con le parole forti e attualissime del nostro amato don Tonino: “(…) Non è un paradosso: dalla droga ci potrà liberare solo una “overdose” di preghiera, è solo voler affermare che, senza un supplemento d’anima, anche le strutture più articolate sono destinate a fallire (…) La C.A.S.A che sorge, (…) fa appello alla nostra vita. (...) vuole scomodare il nostro spirito. (…) solo se nelle vene del nostro impegno iniettiamo fiale abbondanti di preghiera, che non è mai rinuncia ma è sempre protesta e ansia di libertà, la droga, quale assurda tragedia per dimissione, verrà finalmente sconfitta”».
 
UNA TESTIMONIANZA: LA MIA ESPERIENZA IN COMUNITA’
 
 Il mio pensiero ad un ingresso in Comunità era totalmente negativo perché dal mio punto di vista di tossico pregiudicato era come evitare di stare in carcere, un pregiudicato fa ancora più fatica a rendersi conto che serve la Comunità. Una volta solcata quella soglia, appena trascorsi alcuni giorni, pensavo solo come uscire.
Nel prosieguo del tempo, due-tre mesi, incominciando a capire la situazione, mi rendevo conto che ci sono delle persone, dei momenti che sono utili a comprendere dove hai sbagliato tante cose: tutto questo fuori non riuscivo a farlo perché pensavo, sempre con la mia presunzione, di riuscire da solo. In questa Comunità ho trovato persone che mi aiutano a darmi risposte a domande e dubbi che avevo, ho riscoperto nuove sensazioni, anche nelle piccole cose, ed erano anni, proprio anni, che non le vivevo.
Ovviamente è un percorso difficile, ma sto trovando il modo ed il tempo per assaporare tutto ciò, dall’alzarmi la mattina all’andare a lavorare.
Il progetto vecchio era troppo restrittivo per i ragazzi del 2011. Questo nuovo programma, invece, mi sta coinvolgendo perché ha delle idee innovative, e, i vari operatori, con i diversi progetti interessanti e stimolanti, riescono a fare un lavoro mirato per ogni singolo di noi.
Un ragazzo bisogna capirlo e dove ha sbagliato aiutarlo a porvi rimedio. Finalmente io incomincio ad avere delle vere risposte a livello emotivo.
Sergio P.
 
Ecco la relazione dell’equipe terapeutica:
 
 “Nessuno sceglie un male capendo che è un male ma ne resta intrappolato se per sbaglio lo considera un bene rispetto al male peggiore”
Questa frase di Epicuro riporta l’attenzione su un tema fondamentale che è quello della scelta. In particolare sulla riduzione del campo delle possibilità, che può condurre all’impoverimento o addirittura all’impossibilità di attuare comportamenti funzionali ad una vita sana. Tali stili comportamentali possono irrigidirsi sino alla stasi o addirittura alla ripetizione di comportamenti(gli unici possibili) autodistruttivi.
Lo studio delle neuroscienze ci ha permesso di comprendere come le sostanze stupefacenti siano in grado di alterare le strutture cerebrali con conseguente compromissione della motivazione, dell’apprendimento e della gratificazione, inquadrando molti disturbi e comportamenti che prima di queste ricerche venivano ascritti all’area della “forza di volontà personale e dell’impegno individuale della morale”, al cambiamento, senza comprendere le basi neurobiologiche di questi aspetti.
Allo stesso modo si è potuto ben definire il danneggiamento del ragionamento sociale e dei processi di decision-making (capacità di “fare le scelte”) in seguito all’uso di droghe. Vari studi di neuroimaging hanno anche mostrato che le disfunzioni del controllo volontario erano in relazione ad alterazioni dell’area prefrontale, aprendo così un nuovo modo di interpretare queste patologie, di diagnosticarle e, probabilmente, di curarle (Volkow N.D. et al, 1997; Volkow et al, 2001; Kaufman J.N. et al, 2003; Serpelloni G. et al, 2008; Ashtari M., 2008; Mata I. et al, 2010; Serpelloni G. et al, 2011;).
Ci si è trovati quindi in un momento in cui si è reso necessario modificare la nostra offerta terapeutica in base alle nuove esigenze di cura e riabilitazione.
La volontà della persona con dipendenza da sostanze stupefacenti e la capacità di fare e mantenere scelte consapevoli e di salute nel tempo, è molto compromessa e fragile. Per questo il nostro percorso verso il recupero prevedere più periodi:
FASE INIZIALE DI PRESA IN CARICO E MOTIVAZIONALE : tale fase dura dagli 8 mesi ai 12 mesi ed è caratterizzata dai primi 2-3 mesi di tutoraggio e contemporaneamente da una serie di incontri diagnostici individuali e con la partecipazione ai gruppi motivazionali con lo psicologo-psicoterapeuta. In questa fase l’operatore di Comunità svolge il ruolo importante di motivatore accompagnatore nelle scelte quotidiane e come colui che aiuta l’utente a differire l’impulsività attraverso l’elaborazione cognitiva.
FASE DI RIFLESSIONE ED INTERIORIZZAZZIONE: tale fase dura dai 10 ai 12 mesi e si articola tra le varie attività della Comunità e la partecipazione ai gruppi psicoterapeutici con lo psicoterapeuta. La fase in questione è decisiva rispetto all’elaborazione gruppale di motivi che hanno condotto alla dipendenza, agli aspetti emotivi e all’analisi delle difese messe in atto che ostacolano il cambiamento. Un altro aspetto importante riguarda l’analisi dei vissuti e delle ricadute al fine di creare una maggiore consapevolezza di sé.
FASE D’INDIVIDUAZIONE E REINSERIMENTO: questa fase dura dai 2 ai 5 mesi comprende una serie di incontri individuali che mirano astimolare l’autodeterminazione e la responsabilizzazione. Un percorso graduale di contatti con l’esterno fino all’uscita dalla Comunità aiuta gli utenti ad incrementare la consapevolezza degli obiettivi e delle opportunità di una vita sana e socialmente integrata.
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