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L’unica verità sulla raccolta rifiuti “porta a porta”: indietro Silvio non si potrà mai tornare
15 febbraio 2017

Se Leonardo da Vinci (1452-1519) mentre dipingeva la Gioconda, avesse bevuto da una bottiglia di plastica, quella bottiglia oggi non sarebbe ancora totalmente degradata. Questa provocazione lanciata da Greenpeace ci fa capire un concetto molto importante: il nostro pianeta non ce la fa più, non riesce più a smaltire in maniera naturale la mole di rifiuti che ormai produciamo (la bottiglia di Leonardo, per esempio, ha un tempo di degradazione che va da 100 a 1000 anni!). Pensate a quante bottiglie giacciono abbandonate ovunque e non solo sulla terraferma! Nel Nord Pacifico esiste un’isola di rifiuti, qualcuno la chiama la Great Pacific Garbage Patch, qualcun altro “Pacific Trash Vortex”, ma a prescindere dal nome, l’enorme isola di rifiuti che galleggia nell’Oceano Pacifico (indicata anche tra i peggiori disastri ambientali della storia), continua a crescere inesorabilmente, affermandosi di fatto come la più grande discarica del Pianeta. Questo non dovrebbe stupire se si tiene conto del fatto che a livello mondiale, ogni minuto, si getta in acqua l’equivalente di un camion di rifiuti. Entro il 2050, la plastica nel mare potrebbe pesare più di tutte le creature marine. Secondo nuove stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale nel 2015 contava 7 miliardi di individui, nel 2050, si attesterà a 9 miliardi. La forte impennata della quantità di rifiuti prodotti, è da ricondurre non solo all’aumento demografico globale (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo), ma anche all’inarrestabile ascesa del consumismo, che ha favorito l’abuso dell’utilizzo di prodotti “usa e getta” o “monouso”, ha implementato la produzione di imballaggi ottenuti da combinazioni di materiali che ne rendono difficile lo smaltimento (cialde del caffè, imballaggi alimentari) e ha puntato sulla produzione di merci che hanno un ciclo di vita troppo breve se si considerano le materie prime, l’energia, i costi di produzione, di trasporto, necessari per produrli. I beni sono progettati non per durare, ma per rompersi dopo un periodo calcolato di tempo (“obsolescenza programmata”). Insomma, prima che sia troppo tardi occorre fare qualcosa. Ma cosa? E cosa c’entra la raccolta differenziata? Ognuno di noi può fare qualcosa, ogni giorno, proprio partendo dalla gestione dei propri materiali di scarto. Il potere di risolvere positivamente il problema dei rifiuti è letteralmente nelle mani (e nella testa) dei cittadini. Se conferisco la buccia di banana, il cartone, la bottiglia di vetro e il contenitore dello yogurt tutti insieme, produco un rifiuto che deve essere raccolto dall’operatore, trasportato (con un mezzo costoso come il compattatore) verso la discarica, o negli inceneritori, dove questo smaltimento ha un costo (spesso elevato, a carico del cittadino). Senza calcolare l’impatto sull’ambiente. È molto semplice non alimentare questo circuito non virtuoso, per interromperlo. Basterebbe che appunto, le mani dei cittadini, separassero i diversi flussi di materiali, e quindi la banana dal cartone e cosi via, in modo tale da non avere più rifiuti, ma scarti, che non devono essere più avviati a smaltimento, ma seguire la strada virtuosa del riciclo e del compostaggio (e qui c’è il primo risparmio per l’utente). Separando, si dà una seconda vita allo scarto post consumo che diviene così, nuova materia da cui deriveranno nuovi prodotti, evitando ennesime estrazioni dai negativi impatti ambientali. Qual è il metodo che per eccellenza ottimizza i risultati della raccolta differenziata? La raccolta porta a porta (p.a.p.). Partiamo da un presupposto: non esiste un sistema p.a.p. che accontenti tutti i cittadini. In ogni realtà c’è chi preferisce le buste ai mastelli per non risalire questi ultimi in casa, c’è chi pensa il contrario cioè che la busta per strada renda la città indecorosa, c’è chi vorrebbe orari di conferimento diversi, c’è chi preferirebbe orari di raccolta notturna (il turno notturno di raccolta ha un costo molto più elevato rispetto alla raccolta diurna), e si potrebbe continuare all’infinito. La verità è che a parte qualche differenza da Comune a Comune, il sistema è piuttosto omogeneo e funziona perché lo dicono i risultati, ma soprattutto, ha il suo punto di forza nel fatto che ogni singolo cittadino è responsabile del proprio materiale di scarto. È per questo che i mastelli sono provvisti di un codice a barre che identifica il singolo utente, certo vien da chiedersi perché le buste gialle in cui si raccolgono plastiche e metalli ne sono sprovviste, ma questo è un aspetto migliorabile. Intanto a Molfetta, dove il p.a.p. è partito l’11 gennaio 2016, 7 zone su 8 stanno attuando il nuovo sistema e i risultati ci raccontano che la percentuale di RD (raccolta differenziata) oggi, rasenta il 50%, al netto dello stop dell’espansione del servizio da maggio a settembre 2016. Con la raccolta stradale (cassonetti) l’Asm ha calcolato che su 10 cittadini, solo 3 effettuavano una corretta raccolta differenziata, ecco perché la percentuale a Molfetta non superava il 35% (di RD). Certo, non si può dire ora che sia tutto rose e fiori. Le resistenze, le diffidenze, le critiche (talvolta legittime) e la richiesta di correttivi, animano ormai da un anno la vita della città. Forse si potrà passare la raccolta notturna almeno per qualche frazione merceologica, sicuramente sarà necessario un altro centro di raccolta, si cercherà di implementare il personale dell’Asm, si dovrà continuare a fare informazione, ma una cosa su tutte deve certamente cambiare: l’inesistenza di controlli e la mancanza di sanzioni. Una situazione davvero sconcertante, che rischia di avere gravi ripercussioni sul funzionamento del nuovo sistema, ma soprattutto rende vano l’impegno dei cittadini civili e scrupolosi che fanno una buona raccolta. In occasione dell’incontro pubblico tenutosi nella parrocchia di S. Giuseppe giovedì 2 febbraio, “Quindici” ha rivolto qualche domanda direttamente all’ing. Silvio Binetti, direttore dell’Asm. Ing. Binetti, i risultati del porta a porta in termini quantitativi sono sotto gli occhi di tutti, come previsto. Previsti erano anche i disagi che questo sistema avrebbe portato con sé (turismo dei rifiuti), lei non crede però, che a Molfetta gli episodi di vandalismo (perché di questo si tratta, ndr) non accennano a diminuire a causa della totale mancanza di controlli? Non si tratta di avere una città militarizzata e video sorvegliata, ma di elevare delle sanzioni per dare un segnale forte, insomma, punirne uno per educarne 100... si dice così? «La risposta sta nel constatare due dati di fatto. Primo: la differenza sostanziale tra il sistema di raccolta “stradale” ed il “porta a porta”, è che quest’ultimo consente di verificare il comportamento di ciascun utente. Il chip presente sui mastelli, i codici a barre e i data base costruiti durante la distribuzione dei“kit”, servono proprio a questo. Secondo: tutte le esperienze conosciute (dai Comuni limitrofi a quelli più lontani), che oggi vantano risultati ottimali, sono passati per una fase di puntuale rilevamento ed energico contrasto dei conferimenti irregolari. Insomma: sì, il controllo è essenziale e finalmente anche a Molfetta stiamo avviando le giuste iniziative, basate anche su sistemi tecnologici». Speriamo davvero di assistere ad un netto cambiamento da questo punto di vista perché questo aspetto in futuro sarà molto importante. Già, in futuro. Nonostante il nuovo sistema stia dimostrando positive evidenze in termini numerici e dando certezze in termini qualitativi (il rifiuto è più pulito e più pulito è, più alto è il suo valore di mercato), in questo turbolento avvio di campagna elettorale, quasi tutte le compagini politiche evitano l’argomento, qualcun altro addirittura promette il ritorno dei cassonetti o qualche altra strampalata soluzione. Ingegnere, lei è il direttore di questa azienda da anni oltre che un tecnico esperto, sarebbe davvero possibile ritornare al sistema stradale, ai cassonetti? Se sì, a cosa andremmo incontro? «Un famoso aforisma dice: “La storia insegna che la storia non ha mai insegnato niente a nessuno”. Tornare ai cassonetti, subito dopo aver completato la “trasformazione “ del servizio, significherebbe tornare ad un indice di raccolta differenziata del 30 % (oggi siamo al 47%), portando a discarica oltre 20.000 tonnellate di rifiuti ogni anno (l’obiettivo oggi a portata di mano è di 10.000 t/anno). Detto in soldoni, la differenza tra raccolta “stradale” e “porta a porta” sta nella destinazione di un milione di euro. Con la raccolta stradale lo diamo ai padroni delle discariche, con il “porta a porta” ai lavoratori che svolgono il servizio. E se superiamo il 65% di raccolta differenziata, si potranno vedere benefici anche per i cittadini». Quindici ha sentito anche il nuovo Amministratore Unico dell’Asm, Nicola Massimo. Quali sono secondo lei le maggiori criticità che il sistema porta a porta a Molfetta sta mostrando, se ce ne sono? «Io non parlerei di criticità, in quanto, i nuovi processi necessitano di essere metabolizzati, soprattutto quando si tratta di ristabilire il rispetto delle regole che si erano smarrite con il sistema dei cassonetti stradali che, purtroppo, non consentendo di effettuare delle verifiche a monte, ovvero nella fase di conferimento dei rifiuti, cosa facilmente attuabile con il sistema porta a porta. Alla luce dei risultati registrati in termini di percentuali di raccolta, ritengo che i cittadini molfettesi sapranno riscattarsi alla grande, facendo emergere le loro potenzialità che non sono da meno da quelle dei cittadini dei Comuni viciniori». I pochi cassonetti rimasti, stanno subendo il fenomeno del “turismo dei rifiuti” e questo rende indecorose alcune zone della città, eppure le percentuali di raccolta differenziata sono sensibilmente aumentate, come è possibile risanare questa discrasìa”? «E’ evidente che il fenomeno della migrazione dei rifiuti è legato all’atteggiamento refrattario di una esigua percentuale di cittadini, detto fenomeno tenderà a cessare con la copertura totale del territorio, stimata per la prima decade di marzo, e dalla messa appunto di alcuni accorgimenti migliorativi che riguarderanno il calendario settimanale di raccolta con le relative frequenze. Un ulteriore elemento migliorativo sarà dato dalla realizzazione della terza Isola Ecologica nella zona dell’Ospedale, opera per la quale sono in itinere i trasferimenti da parte della Regione Puglia». La città è quasi totalmente servita dal nuovo sistema. Al completamento della copertura, seguirà una fase di follow up, di monitoraggio del sistema. È possibile iniziare a pensare ad un sistema di premialità come la “Tariffazione Puntuale”? «Penso sia possibile, anche alla luce di quanto già avviene per i conferimenti effettuati presso le isole ecologiche; d’altronde i mastelli e i carrellati sono dotati di codici identificativi, l’unico correttivo va apportato sul sacco utilizzato per il conferimento del Multimateriale, ovvero (plastica, metalli e tetrapak), su cui si potrà aggiungere un codice a barre, onde consentirne l’identificazione con un sistema semplice, quale lettore di codice. Ovviamente non sono da escludersi delle iniziative mirate alla premiazione dei quartieri che meglio differenziano, ed altre iniziative, tutte finalizzate al miglioramento del servizio con la sempre maggiore partecipazione dei cittadini che rappresentano gli attori principali di questo nuovo processo e che sicuramente non deluderanno le aspettative». L’impianto di compostaggio in contrada Torre di Pettine potrebbe essere un volano per l’economia molfettese non solo perché si risparmierebbero i nostri costi di smaltimento (della frazione organica) presso la Tersan di Modugno, ma anche perché ne usufruirebbero anche i Comuni viciniori se si considera la carenza di impianti di compostaggio in Puglia. A che punto siamo per la riattivazione? «L’impianto di compostaggio rappresenterà sicuramente un valore aggiunto nella gestione dei servizi, in quanto, tradurrebbe in maniera concreta il concetto di ciclo integrato dei rifiuti che si attua, come tutti sappiamo, attraverso l’impiantistica che è a valle della raccolta. L’impianto rappresenta una importante risorsa economica per il Comune di Molfetta e per il territorio, anche perché va a collocarsi nell’ambito dell’ARO BA1 a servizio dei Comuni che lo costituiscono e non solo. Stimiamo che l’inizio dei lavori possa avvenire già alla fine di aprile, quando sarà acquisito il parere AIA per l’esercizio delle attività. All’impianto di Compostaggio aggiungerei le attività legate all’avvio delle procedure di gara riguardante l’impianto di selezione, dove attendiamo proprio in questi giorni la consegna del progetto definitivo, sulla base del quale sarà redatto il progetto esecutivo da mettere a gara. Per le attività di cui sopra va sottolineato l’instancabile lavoro svolto dal Commissario Straordinario, Dott. Mauro Passerotti che non perde di vista l’importanza di queste opere e non solo e, che con il suo operato sta imprimendo un’accelerazione nei processi e nelle dinamiche territoriali finalizzati al raggiungimento degli obiettivi sopraesposti”. Quindi, alla luce di quanto emerso una cosa è certa: tornare indietro non si può, e non si deve. In premessa è stato ben spiegato che è necessario lo sforzo di tutti gli attori in campo, per correggere il tiro, per non toccare un punto di non ritorno. Con la raccolta porta a porta tutti sono protagonisti del cambiamento, che è soprattutto un cambiamento culturale, ma il nuovo sistema necessita di un gioco di squadra tra amministratori, cittadini, gestori del servizio, addetti ai controlli. Quindi, se c’è qualcuno che non vuol giocare, mettiamolo alla porta.

Autore: Teresa Racanati
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