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L'opera di mitigazione (canalone) per aggirare le lame
15 luglio 2011

Cos’è Un canale in cemento armato di 584m, largo 2,7m e profondo 3m a monte della zona artigianale (altezza della Strada Parieti Nuove), all’incrocio tra Lama Scorbeto e Lama Pulo, che consentirà di far defluire un’onda di piena in una vasca di accumulo all’interno della dolina di Gurgo (400mila m3 per una autonomia di 6-7 ore), depressione naturale in grado di garantire, secondo i tecnici comunali, la sicurezza dal punto di vista idraulico dell’intera area. Con quest’opera di mitigazione da un milione di euro (redatta dal Settore Territorio), l’amministrazione Azzollini vorrebbe salvare il Pip3, posizionato su una zona a elevato rischio idrogeologico perché interessata dalle lame Pulo, Marcinase e Scorbeto: il parere negativo dell’Adb rischierebbe di far saltare il Pip3 (vedi scheda relativa). L’ing. Rocco Altomare puntualizzò in una conferenza del marzo 2010 che l’opera di mitigazione sarebbe stata necessaria per quei lotti allocati sulla lama, circa il 30% del totale (invece, si tratta del 46%). Il caso “canalone” Con il “canalone” di protezione, il caso idrogeologico sembra chiudersi per l’amministrazione Azzollini: ma è fondamentale che l’AdB, secondo quest’opera di mitigazione, riveda il Pai e solo successivamente esprima il suo parere sul Pip3, come fissato dalla delibera commissariale n.34. Già prevista nel Piano delle Opere Pubbliche, l’opera di mitigazione è autorizza anche dalle Nta del Pai per «la messa in sicurezza delle aree e per la riduzione o l’eliminazione della pericolosità». Ma il “canalone” potrebbe avere un elevato impatto ambientale, benché l’amministrazione si agiti per dimostrare il contrario. Infatti, per il Prgc la dolina Gurgo è area protetta e l’opera di mitigazione dovrà anche essere assoggettata a Via (Valutazione di Impatto Ambientale): non potrà non emergere l’importanza paesistica, ambientale e archeologica del sito e la possibilità che quella piena non inondi anche il vicino Pulo, considerata la natura carsica del territorio. Si rischia anche di riattivare il complesso di Lame Le Sedelle, che scorrono dalla zona 167 fino alla Cala Secca dei Pali, lungo via Salvemini: i danni a persone e oggetti potrebbero essere disastrosi. Proprio l’ing. Eligio Romanazzi, durante la conferenza del marzo 2010, con onestà intellettuale, non solo riconosceva la possibilità che la dolina non avesse i requisiti necessari come vasca raccoglitrice, ma palesava la possibilità di trivellazioni per costruire pozzi di deflusso delle acque. All’epoca era in una fase iniziale lo studio di fattibilità, ma secondo l’amministrazione Azzollini l’Adb aveva già dichiarato un assenso formale per il progetto (assenso smentito dalla stessa nel corso di un incontro pubblico di alcune settimane prima).

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