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L’ex Pd renziano senza storia e senz’anima Gregario di un personaggio di destra, opportunisticamente mascherato da sinistra
15 gennaio 2020

Quale anima ha il Pd di Molfetta? Sembra un ibrido, ma forse, non è neanche quello. Tutto è partito con la segreteria di Piero de Nicolo (un ibrido anche lui, transitato per vari partiti con cambi di giacche repentini da destra a sinistra e viceversa) che si è fatta strumento per ghigliottinare la propria maggioranza di centrosinistra e il proprio sindaco Paola Natalicchio, decretando la morte dell’alleanza progressista a Molfetta, per favorire quella di destracentro delle liste civiche, facendosi anch’essa lista civica al servizio del governatore Michele Emiliano, vero regista dell’operazione. L’operazione parte prendendo in prestito Tommaso Minervini (uomo di sinistra, ex Psi, con alle spalle un’esperienza da sindaco con An nell’era pre Azzollini) confezionando una maggioranza di ex sergenti dello stesso già senatore Azzollini, caduto in disgrazia per le vicende processuali del porto (dal quale è uscito assolto con formula piena) e subito cannibalizzato dai suoi gregari che volevano farsi colonnelli e gestire la città da protagonisti. Così liberatisi degli ingombranti politici a destra (Azzollini, ormai ex tutto, sindaco e senatore) e a sinistra (Natalicchio, approfittando anche del suo carattere impulsivo, per spingerla al suicidio politico) hanno creato un mostro a 8 teste, fatto di liste civiche che di politico non hanno nulla, essendo solo espressione di capetti politici di quarta categoria, al servizio politico del grande regista dell’operazione, quel Saverio Tammacco, anch’egli aduso a cambiare bandiera, da destra a sinistra, con l’obiettivo di raggiungere l’elezione a consigliere regionale, sfuggita per un soffio nell’ultima tornata. E il Pd, unico partito della coalizione, si è fatto strumento di questa operazione politica (ricevendone in cambio qualche prebenda con la nomina di 2 rappresentanti nell’area metropolitana di Bari, ex Provincia, con elezione non popolare, ma pilotata dai partiti, quindi non plebiscitaria) per legittimare le predette liste civiche. Nasce così l’amministrazione Minervini di destra-centro-quasi sinistra, il famoso intruglio politico che “Quindici” ha felicemente battezzato “ciambotto”, come ormai questa coalizione frankestein è definita da tutti a Molfetta. Nati come renziani quello che restava dei democratici di Molfetta – dopo la fuoruscita di oltre la metà degli iscritti, soppiantati da tessere fantasma (chissà se Zingaretti riuscirà a debellare questo sistema) – sono stati subito veloci ad abiurare la dottrina renziana o il renzismo, quando l’ex segretario nazionale è uscito dal partito per fondare “Italia viva”, e a Molfetta non si trovava più un renziano nemmeno a pagarlo. In pratica più che democratici, più che renziani, i piddini molfettesi erano emiliani, confermando come il Pd sia diventato anch’esso una lista civica (di Emiliano) e abbia perso i connotati di un partito politico. Oggi l’operazione si è conclusa con la formazione di un gruppo indipendente dalla maggioranza (con l’obiettivo di condizionarla, tenendo in ostaggio il sindaco), guidato da Pasquale Mancini, esperto in pasticci politici e in “ciambotti” con la regia del burattinaio Tammacco personaggio di destra, opportunisticamente mascherato da sinistra. Così il gruppo “Noi” (molto allusivamente tale autodefinitosi?) di Mancini tiene sotto ricatto lo stesso Pd, oggi rappresentato da Nicola Piergiovanni e il sindaco Minervini che (in buona fede, pur di garantire una governabilità a Molfetta) continua ad amministrare con una maggioranza “condizionata”. Oggi siamo alla consacrazione del candidato alle regionali con l’investitura del governatore Emiliano. Ma l’operazione e il candidato del “ciambotto” non sono graditi a tutti e così, per offrire una chance a tanti elettori che non voterebbero Tammacco nemmeno sotto tortura, nasce l’alternativa del ritorno nell’agone politico dell’ex sindaco Annalisa Altomare, utilizzata in passato dal Pd denicoliano proprio come avversaria di Paola Natalicchio e poi abbandonata per strada dallo stesso Pd. Questa in sintesi la storia di un ex partito democratico, imploso in mille frammenti senza storia e senz’anima. © Riproduzione riservata

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