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L’evoluzione finanziaria nella città di Molfetta - Parte terza: dalla Banca Cattolica al gruppo Cattolica Popolare. La crisalide diventa farfalla?
30 agosto 2026
MOLFETTA
- Torniamo ad occuparci della “nostra” Banca Cattolica di Molfetta. Nei primi anni ’90, una ondata di trasformazioni e concentrazioni ha percorso l’intero sistema bancario internazionale e, in Italia, con segnato riguardo, gli Istituti di credito di diritto pubblico e le Casse di Risparmio, anche come diretta conseguenza delle nuove normative di settore adottate (Legge Amato, TUB, TUF…); inoltre, la nascita dell’Unione monetaria, le spinte concorrenziali definite negli accordi di Basilea e i luoghi e modi dell’economia stavano rapidamente cambiando, soprattutto, il mondo della finanza. La Banca Cattolica decise di mettere le vele a favore di questo vento innovativo, e passò, nel volgere di pochi anni, dallo scorporo del ramo di azienda bancaria, alle cessioni prima di quote, poi dell’intero capitale. Ma andiamo per ordine. Nel
1994
, utilizzando le figure giuridiche previste dalla legge Amato sulla ristrutturazione del sistema bancario (L. 218/1990), pensata, come abbiamo detto, per altre categorie di istituti, la
Banca Cattolica
, fino ad allora una
banca popolare cooperativa
a tutti gli effetti, scorpora l'attività creditizia in una società per azioni di nuova costituzione,
Banca Cattolica S.p.A.
, nella quale entra il
Credito Italiano
sottoscrivendo il 35% delle azioni. Il restante 65% rimane in portafoglio della cooperativa, che assume la nuova denominazione “
Cattolica Popolare
” e viene iscritta all'Albo degli Intermediari finanziari non bancari (art. 106 TUB). La sua attività, di carattere imprenditoriale, autonoma e separata rispetto a quella bancaria, fu finalizzata a fornire prodotti finanziari, assicurativi, previdenziali ed altri, convenzioni con società del gruppo e partner accreditati, servizi ed altre iniziative anche di promozione culturale, sociale e di pubblica utilità, rivolta essenzialmente ai soci e al supporto dell'economia locale
[1]
. Non potendo esercitare l’attività bancaria, riservata per legge solo ai soggetti all’uopo autorizzati (riserva di attività ex artt. 10 e ss. del TUB), la Cooperativa ha dovuto operare nell’ambito normativo di competenza e, quindi, “
con esclusione di ogni forma di raccolta del risparmio
”
[2]
. Il presidente sia della Banca Cattolica S.p.A. sia della cooperativa Cattolica Popolare, azionista di maggioranza della impresa bancaria, resta il
dott. Nicolò Azzollini
, entrato in azienda come sindaco nel 1977; la direzione generale è affidata a Giambattista Ravidà, di estrazione Credito Italiano
[3]
, valentemente coadiuvato altresì da Ernesto Scalia, come qualcuno ricorderà. La banca molfettese, con 295 dipendenti e 16 sportelli nel territorio, aveva appena chiuso l'esercizio 1995 con un
utile di 4,2 miliardi di lire
[4]
dopo la perdita di 3,4 miliardi dell'anno precedente. I buoni risultati della collaborazione con il Credito Italiano avevano consentito al Presidente Azzollini di formulare una ipotesi di quotazione in borsa entro il 1997-98
[5]
. Nel luglio
1998
, invece, la Cattolica Popolare riacquista dal Credito la partecipazione del 35%, al prezzo di 55 miliardi di lire, che frutta alla banca venditrice una plusvalenza di 3,4 miliardi di lire, corrispondente ad una valutazione aziendale complessiva di circa
157 miliardi
. Contestualmente vende l'80% del capitale della banca alla
Banca Antoniana Popolare Veneta (Antonveneta)
, al prezzo di 176 miliardi di lire, frutto di una valutazione globale dell’azienda intorno ai
220 miliardi di lire
[6]
.
È per vero che la Banca Cattolica, in quegli anni, è tornata su un percorso economico positivo e distribuisce utili agli azionisti, nonché che, con quella operazione, l’Antonveneta acquisisce il controllo completo dell’istituto molfettese, propedeutico alla sua incorporazione, ma altrettanto indubbia è la negoziazione favorevole alla banca di Molfetta e alla sua potenzialità operativa. Invero, il Credito ha in corso un nuovo processo aggregativo, da perfezionare entro l’ottobre dello stesso anno, con la holding che controlla Banca Crt, Cariverona e Cassamarca; da quella operazione sarebbe poi nato il
gruppo Unicredito Italiano
. La motivazione dell’operazione, riportata sul sito istituzionale di Cattolica Popolare, viene ricondotta “alla luce delle grandi trasformazioni intervenute negli assetti azionari bancari ed in considerazione della irreversibile tendenza verso le integrazioni e le concentrazioni delle aziende di credito”. Fatto sta che nel consiglio della Antonveneta, dopo l’operazione, viene cooptato il Presidente Azzollini, che diviene successivamente anche presidente del comitato di controllo interno. Tre anni dopo, nel luglio
2001
, viene realizzato il passaggio definitivo della Banca Cattolica S.p.A., il cui patrimonio netto al 31 dicembre 2000 risulta di circa 115 miliardi di lire. La banca molfettese viene
incorporata per fusione nella Antonveneta
. Alla Cattolica Popolare, in cambio del suo 20% residuo della azienda bancaria, viene riconosciuto in concambio “un congruo pacchetto” di azioni Antonveneta, che sono gestite dalla cooperativa nell’ambito del portafoglio delle partecipazioni finanziarie. Il prosieguo della storia riguarda appunto Antonveneta, che nel 2005 subisce la scalata per il controllo pieno da parte di
ABN AMRO
, colosso bancario olandese. La scalata viene contrastata da una cordata italiana, capeggiata dalla
Banca Popolare Italiana
di Gianpiero Fiorani, “
alfiere della italianità
”
[7]
; operazione che sarebbe stata ben vista anche dal Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. Comunque sia, dopo lo scandalo che travolse i protagonisti italiani dell’operazione, la spunta la banca olandese, che riesce, tra fine 2005 e inizio 2006, ad acquisire oltre il 96% del capitale di Antonveneta; nella quota è compreso anche il “pacchetto” di Cattolica Popolare
[8]
. Pochi anni dopo, nel 2007, è la volta della stessa ABN Amro divenire oggetto di una delle più grandi scalate bancarie della storia europea: un consorzio composto da
Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander
lancia un'offerta ostile, la vince e smembra il gruppo olandese: a RBS vanno le attività wholesale e le operazioni asiatiche, a Fortis le attività retail e di gestione patrimoniale nei Paesi Bassi, a Santander le attività italiane (Antonveneta) e brasiliane (Banco Real). Qui entra in scena la
Banca Monte dei Paschi di Siena
, con il Presidente Giuseppe Mussari, che “
riesce
” dove Fiorani aveva fallito e acquista il controllo totale di Antonveneta nel novembre 2007 per circa 9 miliardi di euro, molto più della valutazione dei revisori, anche perché ritenuta di valenza cruciale nell’ambito di una strategia di rapida crescita dimensionale, volta a rendere MPS competitivo nei confronti di UniCredit e Intesa Sanpaolo. Le vicende successive, che hanno funestato la banca senese, la più antica del mondo ancora operante, fondata nel 1472, sono un'altra storia, invero affascinante, per chi ama i thriller legali ambientati nel mondo della finanza. Torniamo, alla
Cattolica Popolare cooperativa
, che – come abbiamo visto – sin dalla sua costituzione, nel 1994, è iscritta
all’albo degli intermediari finanziari ex art. 106 del TUB
[9]
, con un patrimonio intorno ai 120 miliardi di lire
[10]
. La Cooperativa molfettese è, quindi, sottoposta a una attività di supervisione della Vigilanza meno stringente, in quanto i controlli sugli intermediari ex art. 106 del TUB, al tempo vigenti, si fermavano, per così dire, sostanzialmente alla soglia d'ingresso e al rispetto di regole di comportamento verso la clientela. Ben più pregnanti erano invece i monitoraggi e le verifiche che gravavano sugli intermediari finanziari iscritti alla sezione speciale dell’albo (ex art. 107 TUB)
[11]
, più simili a quelli esercitati sulle banche e sulle SIM, in quanto includevano, oltre a rafforzati presidi regolamentari, anche la azione di Vigilanza informativa, con i connessi monitoraggi a distanza sull’andamento degli aggregati operativi più rilevanti, nonchè quella ispettiva, attuata in loco presso l’azienda ed estesa alle controllate e ai principali fornitori in outsourcing. Va detto, in tutta onestà, che lo
statuto
della Cooperativa limitava esplicitamente sia l’attività di raccolta di risparmio, che di erogazione del credito,
ai soci
, ivi comprese nel novero anche le imprese socie, anche con limiti quantitativi di esposizione; caratteristica questa degli organismi che
non operano prevalentemente nei confronti del pubblico
, cui era dedicata l’
apposita sezione speciale
dell’albo generale degli intermediari finanziari, ex art 113 del TUB
[12]
. A meno che la Cooperativa non svolgesse attività di
credito al consumo
, nel qual caso l’attività al pubblico sarebbe stata già definita tale dalla legge
[13]
, la mancata (o ritardata) iscrizione al “107” – fatto salvo il breve periodo tra luglio 2008 e la prima parte del 2009
[14]
- sarebbe stata pienamente legittima, sotto il profilo di rispetto formale della normativa; se fosse, invero, del tutto opportuna … beh, è sicuramente più facile esprimersi con il senno di poi. Peraltro, la Cattolica Popolare
[15]
, oltre alle attività nei confronti dei soci direttamente, ha esercitato, tramite la controllata
Cattolica Partecipazioni
, l’attività di investimento finanziario in partecipazioni di quote di capitale e altre attività finanziarie, anche derivate. Questa costola di finanza sofisticata, costituita nell’ottobre del 2000, è diventata effettivamente operante, nel settore del
value investing
, dal 2003/2004,
A.D. Beniamino Francesco (Ciccio) Azzollini
. Attesa la rilevanza che vieppiù andava assumendo l’attività della “Partecipazioni”, nell’ambito del gruppo Cattolica, fino ad arrivare a rappresentare la prevalenza del portafoglio della Cooperativa, vale la pena spendere qualche minuto su quel genere di attività
[16]
, vera novità operativa, che comporta, tra l’altro, l’investimento in titoli quotati di società, ritenuti sottovalutati dal mercato. Investimenti della specie, non sono mai soltanto finanziari, ma prevedono di norma una partecipazione attiva, seppur minoritaria, alla vita aziendale, studiata, analizzata e conosciuta bene, anche per le reali prospettive future. A principiare dallo stesso anno, per iniziativa promossa anche dallo stesso AD della finanziaria d’investimento, si tiene annualmente, tra Trani e Molfetta, una iniziativa di studio e confronto sulla materia, il
Value Investing Seminar
[17]
, che ha contribuito a rendere la locale comunità finanziaria, ancora oggi, un punto di riferimento non banale per questa nicchia della finanza a livello europeo
[18]
. La storia del secondo lustro del nuovo secolo, peraltro, non sembra essere altrettanto lastricata di successi, quanto meno per i risultati economici. La Cattolica Partecipazioni negli anni successivi deve fronteggiare una serie di pesanti
svalutazioni
del proprio portafoglio, attingendo anche al patrimonio della Capogruppo; non sono certamente estranee le pesanti crisi globali del 2008 e del 2011 e le difficoltà economiche che si ripercossero anche nel nostro Paese, falcidiando i valori degli investimenti
[19]
. Fatto sta che i rendiconti più recenti mostrano un patrimonio netto negativo della finanziaria (ora in liquidazione), nonché una notevole riduzione di quello della capogruppo Cattolica Popolare (nel volgere di un ventennio, da poco meno di
70 milioni
di euro del 2005 a poco più di
3 milioni
, a fine 2024)
[20]
. Nel
2014
“Ciccio” Azzollini lascia la guida della finanziaria “Partecipazioni”, passando poi alla consulenza di diverse società d’investimento; a capo della finanziaria molfettese gli succedono prima nel 2016, Gianpaolo Busso, Presidente anche della Cattolica Popolare, e poi Giulio Saitti, già da anni nella cooperativa e, da ultimo, DG della Network Contacts/LUO
[21]
; a loro toccherà gestire la sfavorevole congiuntura della finanziaria d’investimenti molfettese. Il
4 marzo 2015
, alle ore 19, dopo una malattia lunga e cattiva, che lo aveva costretto da tempo a restare lontano dalla scena pubblica,
Nicolò Azzollini
, il Presidente, muore. Lo ricordano in tanti, tra i quali un commosso fratello, Antonio, il Senatore, Presidente della prestigiosa 5ª Commissione Permanente del Senato per il Bilancio dello Stato. Alla guida della Cattolica Popolare gli succede prima Gianpaolo Busso, poi la figlia
Angela Maria Elena (Mariangela) Azzollini
, tuttora in carica e, da poco, anche in consiglio comunale. Non si era ancora spenta l’eco delle esequie del Presidente, che pochi giorni dopo “un gruppo di soci
storici
di Cattolica Popolare” invia una lettera alla rivista Quindici
[22]
, formulando alcune riserve sul futuro della cooperativa e chiedendo, in definitiva, una
assemblea straordinaria
per ricondurre a coerenza l’oggetto sociale con l’attività effettivamente svolta
[23]
. Oggi la Cattolica Popolare continua ad erogare accorsati servizi ai propri soci, con convenzioni e offerte riservate, nonché prestiti anche finalizzati, di largo utilizzo sul territorio, nonchè a promuovere interventi nel sociale, nella cultura e nella pubblica utilità
[24]
. La legacy che quell’intermediario avrebbe potuto e voluto dedicare alla comunità non era affatto indifferente
[25]
: un valore patrimoniale iniziale sicuramente notevole per il periodo e nel contesto socio economico
[26]
; una nient’affatto trascurabile base sociale, rimasta pressoché costante fino ad oggi
[27]
;
soprattutto
, un centro decisionale finanziario evoluto e in grado di portare importanti innovazioni nel segmento che oggi chiameremmo
Fintech
, nonché avanzati livelli di conoscenza e relazioni internazionali. Invero, quello che credo abbia lasciato più di ogni altra cosa è un inconsolabile, amaro rimpianto. A questo non vorremmo rassegnarci, perché,
insieme con una parte qualificata degli stakeholder
, ancora protagonisti, ci ostiniamo a voler vedere un potenziale di
rinascita
per una intelligenza finanziaria cittadina, a favore del tessuto produttivo del territorio e della comunità intera. © Riproduzione riservata
N.B.: il presente articolo ha richiesto un lavoro complesso di ricostruzione dei fatti, ricorrendo a fonti non sempre facilmente reperibili e verificabili, pur se tutte rigorosamente pubbliche. Per la elaborazione delle informazioni tratte, è stata applicata ogni capacità analitica e critica; eventuali errori ed imprecisioni, pertanto, sono da addebitare esclusivamente all’autore. Di questi, si confida, vorranno essere fatti salvi i positivi intendimenti, volti a valorizzare il contributo che può dare alla comunità di riferimento un intermediario il cui centro decisionale strategico sia ad essa precipuamente dedicato, così com’è stato sempre l’intento della Banca Cattolica Popolare prima e della Cattolica Popolare Cooperativa dopo. Per dirla con il Macchiavelli “
giudico
potere esser vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ancora ella ne lasci governare l'altra metà, o poco meno, a noi.."
(Principe, cap XXV). Anche per questo, si ringraziano sin d’ora quei pazienti lettori che vorranno rendere note,
ad addenda et corrigenda
, le proprie osservazioni.
[1]
È la fonte ufficiale della cooperativa stessa (tramite la scheda Unioncamere “Imprese storiche”) a descrivere così il passaggio; cfr anche sito istituzionale: la missione è stata riformulata come “crescere insieme per favorire il territorio sostenendo le famiglie e le imprese”
[2]
art. 2 (oggetto sociale) dello Statuto Sociale della Cattolica Popolare: “La Società con esclusione di ogni forma di raccolta del risparmio esercita il credito e fornisce servizi ai propri soci, ispirandosi ai principi della cooperazione e della mutualità."
[3]
fonte “Una Banca, una Città. La Banca Cattolica dal 1902 ai tempi d’oggi” ed. Mezzina 1979).
[4]
MF-Milano Finanza
, n. 057, pag. 17, 21/03/1996.
[5]
Milano Finanza, marzo 1996, cit. Correvano anche voci su un progetto di “superpopolare” che avrebbe coinvolto la Cattolica. Poi nel 1998 ci fu la svolta “Profumo”, CEO che guidò il “gruppo” dal 1997 al 2010, con la creazione del polo “Unicredito Italiano”.
[6]
Milano Finanza
, 'Credit, ceduta partecipazione Pop. Molfetta per 55 miliardi', n. 141, pag. 15, 17/07/1998; e 'Antonveneta più Cattolica', n. 148, pag. 15, 28/07/1998. L’operazione di acquisto e vendita è contestuale, diversi sono i tempi di attuazione (condizionati alle autorizzazioni della Banca d’Italia): 30 ottobre per la cessione da parte del Credito e entro fine anno la corresponsione del primo 51% da parte di Antonveneta. Il patrimonio netto rettificato della Banca Cattolica, a luglio 1998, era di
103 miliardi di lire
; il disegno della holding veneta era costruire un polo bancario pugliese aggregando Cattolica con la Popolare Jonica, di cui deteneva già il 75%.
[7]
Walter Galbiati
,
la Repubblica
,
28/29 maggio 2011 (cit. Il Post: Il caso Antonveneta", 29/05/2011).
[8]
"Il pacchetto di azioni Antonveneta ricevuto da Cattolica Popolare sarebbe stato ceduto - secondo una fonte giornalistica: “Vita” di Riccardo Bonacina - nell’aprile del 2005 ad ABN Amro a 25 euro per azione (circa 46,5 milioni di euro in totale), che sarebbe stato il prezzo iniziale più basso offerto per l’OPA (cfr anche infra). Secondo la stessa fonte, la cessione sarebbe avvenuta in contrasto con il patto di sindacato che faceva capo alla fiduciaria Deltaerre, cui faceva riferimento il 10% circa del capitale Antonveneta.
[9]
Il Tit. V del Tub, di cui gli artt 106, 107 e 113 fanno parte, fu integralmente modificato dal D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141; la normativa applicativa, Circolare Banca d'Italia n. 288 e Decreto MEF 2 aprile 2015, n. 53, entrò in vigore dal 12 maggio 2016.
[10]
Marilena Pirrelli, "La Cattolica popolare punta sulle convenzioni",
MF – Milano Finanza
, n. 070, pag. 19, del 09/04/1996; dichiarazione diretta del presidente Nicolò Azzollini: "La cooperativa che ha un patrimonio di circa 120 miliardi e ha già avviato partecipazioni in una società di certificazione di qualità e in una di servizi alle imprese, oltre a convenzioni e iniziative a favore dei soci.
[11]
L’obbligo di iscrizione al registro di cui all’art 107 TUB
, per le attività con il pubblico (ex art 106 TUB) scattava al superamento di una sola delle soglie di seguito specificate: ?
concessione di finanziamenti
(credito): volume di attività finanziaria ≥ 200 miliardi di lire, oppure mezzi patrimoniali ≥ 10 miliardi di lire; ?
assunzione di partecipazioni
(holding): volume di attività finanziaria ≥ 100 miliardi di lire, oppure mezzi patrimoniali ≥ 50 miliardi di lire.
[12]
Lo stesso articolo prevede controlli ancor più contenuti rispetto a quelli di cui all’art. 106, di fatto limitati alla
sola onorabilità
dei partecipanti e degli esponenti aziendali.
[13]
Art 106 TUB, IV comma: “Il Ministro del tesoro, sentiti la Banca d'Italia e l'UIC: a) specifica il contenuto delle attività indicate nel comma 1, nonché in quali circostanze ricorra l'esercizio nei confronti del pubblico. Il
credito al consumo si considera comunque esercitato nei confronti del pubblico
anche quando sia limitato all'ambito dei soci…”. Invero, il bilancio 2010 espone anche le voci precedentemente classificate prestiti soci, casa, pensionati, sotto la voce unica “credito al consumo”.
[14]
il D.M. 17 febbraio 2009, n. 29 (Min. Tremonti) aveva fissato la soglia unica rilevante per l’iscrizione al
107
, per gli intermediari che esercitano "assunzione di partecipazioni”, (ove sarebbe rientrata Cattolica Popolare), in 52 mln di euro di volume dell’attività svolta.
[15]
All’inizio di questo secolo, la Cooperativa aveva costituito un gruppo, in cui i principali attori - oltre a
Cattolica Partecipazioni
, e
Cattolica Immobiliare
, che deteneva e gestiva gli immobili del gruppo, in cui aveva interessenza pressoché totalitarie - erano
Network Contacts
(35%), che da marzo 2026 fa parte del gruppo Activa, dei Borgherese, con il nome di LUO, e
GlobEco
(da marzo 2009, con il 35%), anch’essa ceduta, verso la fine del 2025 (ora, al 60% di proprietà Greenthesis S.p.A. e gestore patrimoniale tedesco Patrizia; fonte Teleborsa, BeBeez, 27/10/25).La Cooperativa poteva acquisire partecipazioni di controllo solo se “direttamente funzionali al conseguimento degli scopi sociali” (art. 2 statuto).
[16]
Il
value investing
nasce negli anni '30 del Novecento a New York, elaborato da
Benjamin Graham
, economista e docente alla Columbia University. Il libro fondativo è
Security Analysis
(1934, con David Dodd), seguito nel 1949 da
The Intelligent Investor
, che è ancora oggi il testo di riferimento del movimento. Il value investor analizza le aziende come un imprenditore che vuole comprare l'intera impresa, non come uno speculatore che compra e vende titoli. Il discepolo più famoso di Graham è
Warren Buffett
, che studiò con lui alla Columbia negli anni '50. Buffett applicò i principi del maestro costruendo
Berkshire Hathaway,
una azienda tessile americana, che è divenuta, da quasi decotta, una delle più grandi e più capitalizzate holding di partecipazioni al mondo. Uno dei fattori discriminanti è il
moat
, il fossato: un vantaggio competitivo durevole e difficile da replicare (un marchio fortissimo, un network effect, un monopolio naturale, costi di switching elevati) che protegge i profitti nel tempo. La differenza rispetto all'investimento tradizionale è proprio nell'orizzonte temporale e nella filosofia:
[17]
Il
9 e 10 luglio
scorsi è stato organizzato il consueto
Value investing seminar
, tappa di lavoro ricorrente per grandi investitori e capital allocators provenienti da ogni parte del mondo; promotori ancora Ciccio Azzollini e Whitney Tilson, investitore americano già fondatore di T2 Partners; i network della specie si concentrano a New York, Londra, Zurigo…
[18]
Cfr. bilanci d’esercizio tra 2005 e 2015 di Cattolica Popolare coop. e Cattolica Partecipazioni S.p.A./srl e consolidati della holding (fonti: Camera di Commercio di Bari, cartaceo reperito biblioteca privata). Dal verbale assembleare 2006 della finanziaria risulta che il risultato 2005 fu trainato dalla dismissione delle posizioni in FIAT, MCI e Parmalat (quest’ultima detenuta in obbligazioni, convertite in azioni con il concambio dell’ottobre 2005). La partecipazione in Banca Popolare di Bari (0,07% del capitale) risulta acquisita nei primi mesi del 2006; nel bilancio 2007 della “Popolare” e consolidato, la cooperativa si definisce uno degli azionisti più significativi della ex consorella e avvia con quella sinergie finanziarie; dopo qualche anno (a partire dal 2010) le cose cambiarono… ma questa è un'altra storia. (
nostre estrapolazioni
)
[19]
Nel bilancio 2008 della holding e consolidato, il portafoglio di Cattolica Partecipazioni viene definito “caratterizzato prevalentemente da emittenti bancari”. Lo stesso anno si procede a significative svalutazioni per quasi 30 milioni di euro, il
patrimonio netto consolidato
si riduce di oltre la metà; “Partecipazioni” aumenta il capitale di circa 14 milioni per coprire le perdite e “Immobiliare” di 4,3 milioni: entrambi sottoscritti dalla Holding. Sempre nel bilancio 2008, si evidenzia una significativa operatività in derivati e la presenza in portafoglio, tra le altre, di azioni Banco Popolare (poi Banco BPM), Telecom e Banca Italease che registrano rettifiche di valore consistenti (c.a € 28 mln); l’anno successivo, si aggiunge MPS. (
nostre estrapolazioni
).
[20]
Nostra elaborazione
da bilanci della società cooperativa e consolidati (fonte cit.): nel 2005, saranno accantonati al Fondo rischi finanziari generali ex art. 11 D.Lgs. 87/92 ulteriori 15 mln di euro che, insieme con i 10 mln di utili porterà il patrimonio netto oltre i 70 mln di euro; larghissima parte di quel risultato positivo sarà appunto dovuto alla realizzazione di una
plusvalenza di oltre 26 milioni di euro
per la cessione del pacchetto di azioni Antonveneta (in bilancio per 20 mln), ricevuto in concambio, come visto, del residuo pacchetto di azioni della Banca Cattolica.
[21]
La società è stata oggetto di recenti vivaci polemiche in merito alla sostanziale salvaguardia dei livelli occupazionali, in relazione al riposizionamento dell’attività aziendale;
Il Fatto di Molfetta
l'8 luglio 2026.
[22]
Nessun altro media ci risulta abbia riportato la comunicazione; la nota cita a supporto dati del bilancio consolidato 2013, da cui emergerebbe tra l’altro che la cooperativa avrebbe impegnato gran parte delle risorse in “investimenti finanziari che hanno dato risultati poco soddisfacenti per non dire deludenti e negativi”.
[23]
Fra questi, val la pena annoverare, ad esempio, la valorizzazione dei dipinti della Cattolica Popolare esposti al Museo Diocesano di Molfetta.
[24]
il bilancio più recente di Cattolica Popolare dovrebbe essere stato approvato il 22 luglio 2026, in seconda convocazione, tramite deleghe scritte al rappresentante designato (avv. Giovanni Minervini); la norma (DL 18/2020), emanata durante il periodo emergenziale pandemico ed ancora diffusamente utilizzata, resta in vigore fino al 30 settembre 2026 e consente di non prevedere la presenza fisica o da remoto dei soci.
Appena ne avremo la possibilità, cercheremo di aggiornare le informazioni, con i dati di bilancio più recenti.
[25]
Anche se è indubbiamente molto difficile stabilire un grado di correlazione, è un fatto che, come abbiamo visto in precedenza, i prestiti censiti a livello comunale da Banca d’Italia per la piazza di Molfetta, dopo una pressoché continua crescita dall’inizio del secolo, a partire dal 2010 mostrano una lenta, progressiva diminuzione.
[26]
Milano Finanza, 21 marzo 1996, cit. E’ opportuno precisare che comunque il patrimonio di una
cooperativa “a mutualità prevalente”
va devoluto, in caso di liquidazione, ai fondi mutualistici per la promozione della cooperazione (art 2514 cc e L. 59/1992); la Cattolica, invero, dovrebbe essere una
cooperativa a mutualità non prevalente
(in particolare, art 27 statuto); quindi la ripartizione del patrimonio, almeno per le riserve divisibili, potrebbe seguire le regole civilistiche (artt. 2545-duodecies cc).
[27]
Per quanto possano aver influito motivazioni di varia natura, la base di circa 10.500 unità è rimasta sostanzialmente costante, anche se all’apparenza poco partecipativa, in una città che nel 1994 superava i 65 mila abitanti, ma è ora scesa a poco più di 57 mila.
Autore:
Sergio Magarelli
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