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L’amara verità del Covid
15 marzo 2021

Anche quest’anno i molfettesi dovranno fare a meno delle processioni pasquali. Nel 2020 “Quindici” pubblicò questa bella immagine di Alberto Ficele, che vi riproponiamo ad illustrazione di questo editoriale (abbiamo modificato eccezionalmente la grafica per farlo), perché è emblematica della situazione che è peggiorata. Cerchiamo di capire il perché attraverso un’analisi economica impietosa e senza ipocrisie. L’emergenza Covid non è superata, anzi la seconda ondata è peggiore della prima. Ci aspetta una guerra lunga, molto lunga. Nessuno si faccia illusioni. E alla fine resteranno sul campo feriti e morti, come tutte le guerre. Non soltanto i 100mila morti ad oggi, ma anche l’economia italiana già sofferente da tempo. La pandemia Covid rischia, anzi di diventare endemica, nel senso che sarà difficile che i vaccini riescano a debellarla del tutto e, probabilmente, nel migliore dei casi, dovremo rinnovare le somministrazioni ogni anno, come facciamo con l’influenza. Nessuno, comunque, potrà prevedere cosa succederà nei prossimi mesi e anni. Ma una cosa è certa: la caduta del Pil (il prodotto interno lordo) il valore della ricchezza cerata. In Italia, infatti, è stimata una perdita intorno al 9,5%, mentre nell’Eurozona si parla di una forbice tra l’8 e il 12 per cento. Ma, chi più chi meno, sarà tutto il mondo in sofferenza, con qualche eccezione per i Paesi asiatici, Cina in testa. Accanto a questo, continuerà l’ondata di disoccupazione, mitigata un po’ dagli interventi governativi, con investimenti e assistenza. Negli Stati Uniti si parla di una perdita del 25% di forza lavoro, che riguarderà anche quadri e dirigenti. Non è un caso che già oggi si vedono molte Mercedes e Bmw in coda per ottenere pacchi viveri in varie città americane. Inoltre, con la ripresa il 40% delle persone licenziate non troverà il lavoro precedente o avranno un salario più basso. E crescerà il livello di povertà nel mondo. Per far fronte a questa situazione, i governi dovranno necessariamente aumentare i deficit di bilancio, con la crescita dell’indebitamento complessivo. In Italia, in particolare, si teme di raggiungere il 160% del Pil. Infatti dopo aver ridotto le stime di crescita per l’Italia nel 2021 (da +5,2% a +3,0%, ovvero 2,2 punti percentuali in meno delle previsioni precedenti), il Fondo monetario internazionale ha limato la stima sul 2021 al 7,5% e ha alzato quella sul debito 2021 al 159,7%. La pandemia, secondo il Fmi, inevitabilmente, assieme alla contrazione economica e di gettito fiscale, ha portato a peggioramenti delle finanze pubbliche. E su questo aspetto, ha avvertito il Fmi, “sono necessarie strategie di bilancio credibili sul medio termine, specialmente dove i debiti sono elevati e dove le condizioni di finanziamento sono tirate o a rischio”. Italia in particolare. Naturalmente dovrebbe aumentare anche l’indebitamento delle imprese e delle famiglie, anche se le conseguenze negative di questo fenomeno saranno attenuate dal basso livello dei tassi di interessi, ma nessuno dà la certezza che possano rimanere sempre ridotti. Crescerà anche il lavoro a distanza. Solo in Italia il fenomeno ha superato gli 8 milioni di persone. Per i datori di lavoro sono numerosi i vantaggi: risparmio di spazi, attrezzature, impianti, riduzione della pressione sindacale, controllo del comportamento dei dipendenti attraverso programmi elettronici. Gli svantaggi: la fine delle interazioni fra persone, spesso causa di crescita e innovazione nelle aziende. Per i dipendenti, accanto al vantaggio della maggiore flessibilità del risparmio nei costi di trasporto, c’è la perdita della socialità, l’indebolimento della solidarietà, la minaccia della precarizzazione del lavoro e la potenziale disponibilità a tempo pieno a favore del datore di lavoro, al di là di un orario fisso. Il rischio è anche la caduta di motivazione. In ogni caso potrebbero manifestarsi alcuni vantaggi per la società intera, quali la riduzione nei livelli di inquinamento e congestione delle città. Una conseguenza laterale dell’aumento del lavoro a domicilio riguarda la caduta già in atto della domanda di spazi per ufficio e in prospettiva, insieme ad altri sviluppi (ad esempio, quella dell’auto a guida autonoma), la necessità di una ristrutturazione delle città. Per far fronte a questo scenario catastrofico, raccontato solo in parte, il Consiglio europeo ha approvato il Recovery fund o Next generation Eu che assegna all’Italia 209 miliardi di euro. L’azione di rilancio è connessa a tre priorità strategiche cruciali per il nostro Paese e concordate a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. Indicano i principali nodi strutturali su cui intervenire per far ripartire la crescita e migliorare radicalmente la competitività dell’economia, la qualità del lavoro e la vita delle persone, tracciando le sfide che devono guidare la direzione e la qualità dello sviluppo dell’Italia. Allo stesso tempo, gli interventi del Piano saranno delineati in modo da massimizzare il loro impatto positivo su tre temi sui quali si concentrano le maggiori disuguaglianze di lungo corso: la parità di genere, la questione giovanile e quella meridionale. Questo dice l’Europa, anche se si registrano già resistenze da parte del Nord ad accettare maggiori investimenti sullo sviluppo del Sud, per evitare che diventi la palla al piede dell’Italia. Ma per fare questo, occorre dire anche amare verità agli italiani, come scrive Ferruccio de Bortoli nel suo ultimo libro “Le cose che non ci diciamo” e punta il dito contro le contraddizioni e i banali errori dei messaggi inviati ai cittadini dai sovranisti, grillini e Meloni. A questi si aggiungono i cosiddetti economisti Bagnai e Borghi che parlano di autarchia finanziaria e scempiaggini simili. Ad esempio: il debito pubblico non è un problema, lo Sato può provvedere a tutto, spendere e spandere con contributi diffusi, esenzione dalle tasse, redditi di cittadinanza e così via. Insomma, questi irresponsabili e ignoranti, con chiacchiere e luoghi comuni, che non hanno alcun fondamento economico, fanno credere alla gente che si possa vivere di bonus e sussidi, compresi i soldi che arrivano dall’Europa, senza fare investimenti. Loro, i furbetti della politica, sperano di intercettare buona parte di questi fondi e gestirli in maniera clientelare e quindi improduttiva. Per fare solo un esempio degli errori di Salvini & C., la cosiddetta “Quota 100” che lo stesso de Bortoli definisce un imbroglio, perché non è servita ad assumere i giovani e ha aggravato i conti dell’Inps, mandando in pensione anticipata molti dipendenti, a tutto danno dei giovani che la pensione non la vedranno. Invece di parlare di produttività, efficienza e investimenti, si illudono anche gli imprenditori che basta pagare meno tasse per produrre di più. Ma chi finanzierà i servizi pubblici, come la sanità, che è stata sacrificata negli ultimi anni, pagando poi un prezzo alto con la pandemia? Margaret Thatcher, la lady di ferro inglese, pur nel suo governo tra luci ed ombre, aveva ben chiaro il ruolo dello Stato e della spesa pubblica. Ripeteva questa fondamentale verità ai cittadini britannici: lo Stato non ha altra fonte di reddito se non i soldi che i cittadini guadagnano. Se lo Stato vuole spendere di più, può farlo solo intaccando i vostri risparmi o tassandovi di più. Ed è inutile illudersi che qualcun altro pagherà il conto, perché quel “qualcun altro” siete voi. Non esistono i soldi pubblici, esistono solo i soldi che i contribuenti danno al settore pubblico. Lo Stato non è una cassaforte dalla quale prendere soldi, siamo noi che alimentiamo quella cassaforte e se viene svuotata non per i servizi pubblici fondamentali, ma per elargizioni clientelari ed elettorali, saremo sempre noi a dover rifondere quel denaro con nuove tasse. Non facciamoci prendere in giro da Salvini e Meloni, non dimentichiamo come ci ha ingannato Berlusconi in passato e oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Ecco perché non si può sprecare l’occasione dei fondi europei per rilanciare l’economia. Lo sa bene il presidente del Consiglio Mario Draghi che, se non si lascerà condizionare dai partiti, potrà veramente avviare una nuova fase di crescita, fuori della quale c’è solo il baratro. Meglio essere chiari perché una verità amara non si trasformi in lacrime amare. Per tutti. © Riproduzione riservata

Autore: Felice de Sanctis
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