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Quanti pani avete? Settimana sociale a Molfetta sulle nuove povertà all'auditorium S. Pio X Questa sera si parlerà su quali politiche sociali mettono in atto il Comune di Molfetta e la Regione Puglia
12 febbraio 2009

MOLFETTA - Quali possono essere le risposte da dare ai bisogni dell'uomo postmoderno, soprattutto in un clima socio-economico marcato da un pesante pessimismo? Come poter interpretare la stagnazione europea rispetto agli stati emergenti, come Cina, India e Brasile? Che valore conferire all'autosufficienza alimentare di un'Europa in cui molte persone, ad esempio, mancano di una corretta igiene e di approvvigionamento di acqua? Ma, soprattutto, come concepire le nuove povertà? La Settima Sociale “Quanti pani avete?” (Mc 8,1-10), organizzata dall'Azione Cattolica della Parrocchia San Pio X (nella foto: don Ignazio de Gioia, Danilo Quinto, Michele Monno ed Enzo de Cosmo), con la conversazione-dibattito “Le nuove povertà”, tenutasi nel Centro sociale Mons. Antonio Bello, ha cercato di dare una risposta chiara e semplice a questi quesiti. Il punto di partenza è stato il testo “Geopolitica e nuove povertà, fermare il declino italiano”, scritto da Michele Monno (imprenditore dell'editoria, iscritto all'ACI e assessore al Comune di Bari), in collaborazione con Danilo Quinto (giornalista dell'Osservatore Romano, dell'Agenzia FIDES e della Gazzetta del Mezzogiorno). “È l'occasione - come ha sottolineato il presidente dell'ACI Parrocchiale Giovambattista Sasso - per la comunità parrocchiale e per la cittadinanza, di formarsi su una serie di problematiche sociali, in un momento in cui è necessario applicare la virtù pratica della carità”: questo il riferimento al Vangelo e al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che ben si associa all'intreccio tra formazione ed azione cristiana, che è vocazione sociale e sussidiarietà. Moderatore della conversazione-dibattito è stato il prof. Enzo de Cosmo, che non ha mancato di fare i suoi apprezzamenti per il testo in questione, basato sulla indagine statistica e sul metodo dell'interattività, ovvero l'intervista. Dei dieci capitoli, di cui si compone il libro, si sono dibattuti il capitolo IV e VII, in relazione alla sopravvivenza ed al disagio sociale: i dati Eurispes evidenziano come “circa 20 milioni di lavoratori italiani siano sottopagati, i working pours, uomini che, ad esempio, per integrare il loro basso salario svolgono un secondo lavoro, non registrato. E in Puglia il 25,2% della popolazione vive in condizioni di povertà relativa”. Cos'è la povertà relativa? Scrive Michele Monno che essa è propria di coloro che vivono in pessime condizioni economiche, ovvero chi è contrattualisticamente povero, mentre la povertà assoluta è un concetto cristiano, riscontrabile in tutti gli uomini, in riferimento all'isolamento umano, indipendente da questioni economiche: ciò vuol dire che di fronte ad una redistribuzione più o meno perequata della ricchezza, avvenuta negli ultimi 10 anni, sono emersi i cosiddetti nuovi poveri, coloro cui lo Stato non riesce a garantire i diritti minimi per la sopravvivenza. Insomma, le categorie sociali svantaggiate, circa il 10% della popolazione, come anziani senza reddito, disoccupati sotto i 45 anni, disabili, ecc., che rappresentano, allo stesso tempo, un'incognita ed una fonte di sviluppo per lo Stato. Una incognita perché palesano le anomali dello stato sociale italiano, il cui diritto al lavoro non contempla la solidarietà ed i diritti fondamentali del lavoratore, legati alle sue necessità quotidiane; una fonte di sviluppo perché, ad esempio, l'impiego lavorativo dei disabili, oltre che permetterne l'integrazione sociale, accrescerebbe il valore economico e sociale, dunque il Pil dello Stato stesso. Del resto, lo sviluppo di una comunità è determinato anche dall'aiuto sociale alle categorie più deboli, realizzando l'integrazione socio-economica ed evitando lamentazioni, assistenzialismi e vuoti solidarismi: questo il messaggio che ha voluto lasciare Monno. Ad una riflessione devono indurci anche le parole del giornalista Danilo Quinto: è necessario formare una nuova classe dirigente e concepire la politica come una forma di ascolto dei bisogni del cittadino, nella consapevolezza che essa sappia leggere la realtà e acculturare le persone; tuttavia, i politici di oggi sono privi dei corretti strumenti culturali, presentano un grave gap culturale, ragione di quegli atteggiamenti di corruzione, di clientelarismo e relativismo etico, di cui oggi ci lamentiamo, cui vanno necessariamente aggiunte la disinformazione o la totale assenza di informazione sulle continue evoluzioni fenomeniche del reale e la mancanza degli investimenti nelle innovazioni tecnologiche e nella scuola. Questa sera, alle 19.30, la discussione passerà ai casi concreti, a come gli enti locali operano sul territorio per combattere le nuove povertà. Parleranno un funzionario rappresentante dell'area socio assistenziale della Regione Puglia e Nino Caputi direttore della socialità del Comune di Molfetta (cosa si fa in questa città, quali sono le sue politiche sociali?), coordinerà l'incontro Felice de Sanctis, giornalista economico della “Gazzetta del Mezzogiorno” e direttore della rivista “Quindici”.
Autore: Marcello la Forgia
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