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Partito Democratico, confronto serrato a Molfetta Ieri dibattito del popolo che si riconosce nella nuova formazione politica
05 settembre 2007

MOLFETTA - Il processo per la costruzione del Partito Democratico è stato rinfocolato ieri sera da un confronto animato, svoltosi nella Fabbrica di San Domenico, dove il Comitato promotore del Partito Democratico di Molfetta ha convocato i convinti, così come gli ancora dubbiosi; gli entusiasti e gli scettici per natura; i tesserati di Margherita e Democratici di Sinistra assieme agli esponenti della società civile, qualunque cosa sia; i sempreverdi della politica locale, seduti a fianco di quelli che vi si avvicinano per la prima volta, richiamati proprio dall'occasione del PD; i duri e puri, cui fa fatica rinunciare alla propria identità, che sia democristiana o comunista, ed anche quelli che ne hanno già cambiate con una certa disinvoltura un po'; coloro che stanno nel processo dall'inizio ed anche qualcuno che si è scoperto partitodemocratico appena l'altro ieri. Una sala piena, ad averne frequentate un poco come cronista di occasioni così, era facile distinguere appunto le diverse appartenenze, vedere che Peppone s'era mescolato a don Camillo, e pure segnare le facce nuove, oltre a sempre le stesse da anni ed i molti giovani. Al tavolo tre donne, Grazia Abbascià, che ha aperto l'incontro, Franca Carlucci ed Annalisa Altomare (tutte nella foto), a rappresentare le tre anime che hanno dato vita in questi mesi al “Comitato 14 ottobre”, rispettivamente i Democratici di Sinistra , l' Associazione per il Partito Democratico e la Margherita. Hanno introdotto la discussione, ricordando, anche attraverso le loro personali storie politiche, quella del processo che porterà alla nascita del nuovo soggetto politico di centro sinistra, richiamato il valore alto della partecipazione, della apertura a metodi nuovi sulla base di valori da sempre condivisi, rammendato quali saranno le tappe concrete da percorrere, a partire dalla Festa dell'Ulivo, in programmazione per i prossimo 21, 22 e 23 settembre, fino alla formulazione delle liste in appoggio alle candidature alla segreteria regionale e nazionale e alle primarie del 14 ottobre, dove il collegio sarà chiamato ad esprimere 3 costituenti regionali e 6 nazionali, invitato a formulare la propria adesione utilizzando un apposito modulo. Poi hanno lasciato spazio ad un dibattito aperto, nel senso che nessuno ha avuto il compito di tirare le somme e stabilire il giusto e lo sbagliato. Un dibattito in cui sono emersi anche i dubbi, tutti politici, sui contenuti del nuovo soggetto, sull'impossibilità, pure da altri professata, di portarsi dietro intatta la propria passata identità, di comunista ad es., ma pure l'invito a non stare alla finestra ad aspettare, quanto a partecipare alla costruzione di un partito, però, hanno replicato altri, cui si chiede di aderire, senza che si sappia ancora bene cos'è. C'è stato spazio anche sulla richiesta di garanzie sulla “moralità politica” degli iscritti, a scanso di sbarchi di sempre incombenti trasformisti, magari da combattere tramite presentazione da parte di due garanti. Qualcuno ha dato addosso ai partiti, altri ne hanno difeso ruolo, storia e pure, naturalmente per Ds e Margherita, la capacità di autosciogliersi, pur di aprire le porte al futuro. Insomma, posizioni diversificate, pur nella capacità di guardare con la stessa urgenza al cambiamento Con una dimensione, tutta temporale, ad emergere. Buona parte degli interventi, infatti, si sono mossi sul filo del rapporto fra passato e futuro. Un passato da cui bisogna distaccarsi, ma senza con questo rinnegarlo, è stato affermato da più d'uno; un futuro che è tutto da costruire, mettendoci passione, ma con i piedi ben piantati nei problemi reali. Ed un presente, come affermato da Guglielmo Minervini, in cui “i cambiamenti vanno molto più velocemente rispetto alla capacità di governo che è capace di mettere in moto la politica” con uno scollamento causa della crisi attuale; il Partito Democratico è “il tentativo di elaborare un pensiero che sia aderente al cambiamento in atto”, un processo, ha aggiunto ancora l'assessore regionale, che “deve mettere in gioco i cittadini, restituire loro protagonismo”. A Mino Salvemini, segretario cittadino dei Ds, l'ultima precisazione, quella tesa a rivendicare il carattere di sinistra della nuova formazione politica.
Autore: Lella Salvemini
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