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Io immigrata europea affect by Brexit
15 luglio 2016

Sono passate solo tre settimane da quando, il 23 giugno scorso, il Regno Unito ha votato per lasciare l’Unione Europea. Tre settimane non sono molte, ma a noi, EU migrants (immigrati europei), così come ci chiamano ora gli inglesi, questo tempo è sembrato un’eternità. Il referendum britannico ha sconvolto proprio tutti e in particolar modo noi molfettesi, studenti e lavoratori, che abbiamo oltrepassato la Manica sognando un futuro migliore. Sono stati più di 30 milioni i cittadini britannici aventi diritto al voto che si sono espressi, combattendo fra loro in una guerra tra il leave, uscire dall’UE, e il remain, restare nell’UE. In ultima, gli outies (fazione leave) hanno avuto la meglio sugli innies (fazione remain), 52% a 48%, contro ogni nostra aspettativa, o meglio, contro ogni nostra speranza. Ma ora, cosa ne sarà dei nostri sogni, delle nostre aspirazioni e dei nostri progetti futuri? Questa Brexit ci fa sentire ridicoli. Dico “ridicoli” perché proprio all’inizio di quest’anno mi è capitato di intervistare ragazze molfettesi che studiano e lavorano in Gran Bretagna. Studentesse di Fashion Management e Marketing, Relazioni Internazionali e io di Giornalismo: eravamo tutte fiere di essere partite, di aver lasciato un Paese con poche opportunità per soddisfare la nostra voglia di conoscere, imparare e avere più chances lavorative. E ora, con la Brexit, abbiamo visto il nostro sogno, costruito con fatica passo dopo passo, crollarci davanti in sole ventiquattr’ore. Le ultime tre settimane, dicevo, non sono passate in fretta per noi giovani e intraprendenti molfettesi, e questo perché la Brexit ha scatenato un vortice di incertezza nel mondo universitario e lavorativo. In Gran Bretagna, infatti, il mondo accademico è sovrappopolato e in un certo senso sorretto, dagli studenti Europei, che ne hanno sempre apprezzato l’avanguardia, l’organizzazione, la validità scolastica e la propensione verso il mondo del lavoro. Al contempo, le stesse università inglesi beneficiavano dei molti ed eccellenti iscritti europei, che ne elevavano la reputazione e dei fondi europei destinati alla ricerca. Inoltre, noi giovani molfettesi, eravamo protette dal nostro status “europeo”, che ci garantiva un’agevolazione a livello di tasse universitarie, libero movimento, possibilità di lavorare nel Regno Unito e accesso al “financial aid”, o aiuto finanziario. Dal 24 giugno, però, le università britanniche, che per i motivi appena elencati sono sempre state paladine dell’Unione Europea e sostenitrici del remain, si sono trovate a lottare per proteggere i propri studenti “immigrati dall’Europa”, cercando di assicurare loro agevolazioni. Subito dopo il risultato del referendum, per esempio, la mia università ha scritto delle e-mail a tutti gli studenti provenienti dai Paesi dell’Unione Europea, dichiarando di non conoscere le implicazioni della Brexit sul nostro status, e dicendo che avrebbe subito contattato le autorità politiche per farci conoscere i futuri termini e le condizioni del nostro status da studenti. Le risposte rassicuranti, almeno per noi studenti già iscritti e frequentanti, sono arrivate solo dopo due settimane. Noi, così come coloro che sono stati ammessi al prossimo anno accademico, 2016/17, non verremo sottoposti ad un aumento di retta universitaria per tutto il corso della laurea e, almeno per quest’anno, avremo la possibilità di accedere all’aiuto finanziario da parte dello Stato britannico. Il nostro stato studentesco, invece, ha subito una trasformazione, passando da “cittadino europeo” in Gran Bretagna a EU migrant, “immigrato europeo”. Le università sono ancora molto vaghe riguardo la libera circolazione, dicono che al momento non avremo bisogno di un “visto studenti”, così come gli studenti internazionali, ma lasciano intendere che i termini cambieranno quando il “divorzio” con l’UE verrà formalizzato, e che probabilmente anche noi avremo bisogno di un visa studenti. Mondo più complesso e caotico, al momento, è invece quello lavorativo. Il numero di lavoratori europei nel Regno Unito supera attualmente i 2 milioni. Londra afferma che non ci saranno cambiamenti immediati riguardo al loro status legale-lavorativo, e che dichiarazioni più concrete arriveranno solo durante le imminenti negoziazioni con Bruxelles. Da molfettesi contribuenti, da studenti e da trainees (apprendisti), noi speriamo in agevolazioni sia in campo accademico che lavorativo, affinché il nostro percorso di studi non sia fine a se stesso, e possa dunque tradursi in un lavoro concreto, che ci soddisfi e che non deluda le nostre aspettative iniziali: un Regno Unito mentalmente aperto, ricco di opportunità, un Paese, insomma, che credevamo più europeo del nostro.

Autore: Mirianna la Grasta
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