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Inquinamento bellico, divieto di balneazione a Torre Gavetone per Giovinazzo: nessuna ordinanza del sindaco Azzollini
30 giugno 2011

GIOVINAZZO - Divieto assoluto di balneazione a Torre Gavetone. Inquinamento bellico, la motivazione. L’ordinanza non è del sindaco di Molfetta Antonio Azzollini, bensì di quello di Giovinazzo, Antonello Natalicchio. Il divieto interessa il tratto di sua pertinenza per una distanza di 500m a monte e a valle nella località «per tutta la stagione balneare 2011 e comunque fino alla fine delle operazioni di bonifica di detta area, dalla rimozione di ordigni bellici inesplosi»
L’ordinanza individua i 4 punti della cosiddetta “zona della rimozioni” (due dei quali rientrano nell’area giovinazzese) dove nel dicembre del ’43, furono affondati gli ordigni bellici a caricamento speciale non esplosi durante l’affondamento di 3 navi anglo-americane nel porto di Bari il 2 dicembre dello stesso anno. Ordigni carichi d’iprite e di altri agenti chimici, come fosgene, cloripicrina, fosforo bianco e barili contenenti arsenico, cianuro e altri aggressivi chimici (in tutto 26 veleni).
La profondità dell’inabissamento doveva essere di un minimo di 450 metri, non rispettata perché i marinai assoldati per le operazioni di carico e affondamento li collocarono sottocosta (proprio alla terza cala, in località Torre Gavetone), perché pagati a viaggio. Per l’operazione furono allestite delle rampe di carico, anche a Cala San Giacomo.
Il Comune di Giovinazzo riconosce la presenza e la pericolosità dell’inquinamento del mare antistante la costa di sua pertinenza. Perché il Comune di Molfetta resta in silenzio? Perché il sindaco Azzollini vieta la balneazione solo a Torre Calderina per gli scarichi fognari (ma i bagnanti continuano a farvi il bagno), Cala San Giacomo e l’area tra la Secca dei Pali e Molo Pennello, eliminando il divieto su Cala Sant’Andrea, dietro il Duomo?
Omertà politica sull’inquinamento bellico a Molfetta? Infatti, alcuni organi di stampa ne negano ancora l’esistenza, imputando alla cosiddetta alga killer (Osteopsis Ovata) gli strani casi d’intossicazione. Come quello dello scorso luglio, quando una donna, dopo aver trascorso una giornata a Torre Gavetone, ha avvertito un bruciore non consueto all’apparato vaginale: riscontrate infiammazioni esterne e interne, è stato necessario un intervento chirurgico. Del resto, la presenza della Osteopsis Ovata è il sintomo palese dell’inquinamento bellico marino da agenti chimiciì, così come è stato rilevato in altri siti inquinati.
Inoltre, distinguere un ordigno a caricamento convenzionale da uno a caricamento speciale e pressoché impossibile, perché la targhetta in metallo che li distingue è ormai stata corrosa dal sale marino.
L’Ispra di Roma ne ribadisce la presenza e la pericolosità (contate in 35 miglia di mare quasi 20mila bombe di aereo a iprite), come anche lo studio Achab dell’Icram nel 1999, che ha rilevato il rilascio di sostanze chimiche da parte degli ordigni corrosi in mare, mentre l’Università di Napoli ha individuato arsenico, lewisite e altri agenti chimici. Solo L’Arpa Puglia nega tutto (analisi eseguite in una zona distante 8 miglia marine dalla cosiddetta “zona delle munizioni”).
L’inquinamento bellico esiste, ma il disinteresse dei cittadini di Molfetta e delle istituzioni politiche (per favorire interessi economici e turistici) ne accresce la pericolosità. Molti disconoscono i sintomi da contagio prolungato, perciò nel prossimo numero di luglio Quindici dedicherà un’ampia pagina all’inquinamento bellico di Molfetta, con i suoi aspetti storico-medici.

 © Riproduzione riservata
Autore: Marcello la Forgia
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