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In marcia per la pace: il Club Unesco di Molfetta celebra la giornata mondiale dei diritti umani Il presidente Betty Camporeale: “la pace si costruisce con la solidarietà, ma anche con la sensibilizzazione”
23 dicembre 2010

MOLFETTA - Sempre più spesso si è abituati a parlare di guerra piuttosto che di pace, morti, feriti, esplosioni e bilanci di attentati sono all’ordine del giorno in tv e sui giornali. Nessuno però così spesso parla di pace e di quelle persone che giorno per giorno, insieme a chi la guerra la vive, tenta di costruire la pace. Questi, in silenzio, operano in posti sperduti del mondo dove quotidianamente vengono violati i diritti dell’uomo, portano sollievo e cure alla popolazione lasciata allo sbando dal governo del Paese, alleviando le sofferenze di anziani e bambini che portano in viso i segni delle sofferenze e della frustrazione subìte.

Durante l’incontro promosso dal Club Unesco di Molfetta si è parlato di pace, con i racconti degli attivisti impegnati in India e in Iraq, che attraverso le loro toccanti narrazioni hanno portato la testimonianza del loro lavoro a sostegno delle popolazioni colpite da guerra. “Loro hanno fame e sete di pace e di giustizia” - dice Mela Spagnoletta, volontaria presso le “Missionarie della carità” di Madre Teresa di Calcutta in India, è lei che decide di far proiettare le immagini tristi della vita a Calcutta. Uomini, ma soprattutto giovani donne e bambini che vivono per strada, tra la sporcizia e le scarse condizioni igieniche, “spesso – racconta la volontaria – alcuni di loro vengono picchiati dalla polizia e restano feriti, vivendo in strada e non essendoci ospedali dove curarli, lasciano che le ferite si rimarginino da sole, ma la sporcizia in cui vivono e le infezioni alterano il processo di cicatrizzazione e spesso l’arto va in cancrena e bisogna amputarlo”.
La telecamera del video amatoriale, proiettato durante l’incontro svoltosi nell’auditorium della chiesa di San Domenico, inquadra un ragazzo nell’ospedale gestito dalle missionarie, “lui - racconta la signora Spagnoletta - aveva una ferita alla gamba, questa ha poi fatto infezione a causa della sporcizia e delle mosche che hanno lasciato schiudere le uova sulla ferita stessa, infettando la piaga. Ha rischiato l’amputazione dell’arto, ma con medicazioni giornaliere, quasi fosse una sfida siamo riusciti a recuperare la gamba. Quando siamo lì – continua la volontaria – vediamo sul viso di ognuno di loro il volto di Cristo. Spesso si parla dei beati delle sacre scritture; quando mi sono trovata al cospetto della sofferenza, ho capito che i beati erano loro, flagellati e disprezzati dal governo del loro paese”.
Dopo la testimonianza della volontaria Spagnoletta arriva quella di Carmine Simeone, responsabile territoriale di Emergency, organizzazione fondata da Gino Strada, famosa per le sue battaglie contro la violazione dei diritti umani e per gli ospedali da campo costruiti fino ad ora in tutto il mondo. “Abbiamo portato assistenza medico – chirurgica dove non c’era nulla” dice Simeone, è questa la mission di Emergency, garantire un minimo di assistenza medica dove serve, dove non c’e un ospedale, un ambulatorio medico, niente di niente. E non è vero che in guerra muoiono solo i soldati, perché la guerra è fatta per decimare le popolazioni, per umiliare, e questo lo dimostrano i numeri dei morti: il 93% delle vittime in guerra sono civili, 1 su 3 sono bambini. L’analisi di Simeone è agghiacciante. 
Poi si passa a parlare delle mine antiuomo, un modo vile di fare la guerra, ma efficace perché avere milioni di mutilati, che vivono per strada, mette in ginocchio un Paese. In Iraq, per esempio sono milioni i mutilati vittime di mine antiuomo, e moltissimi sono in altre parti del mondo, ma lui può raccontarci solo l’Iraq, solo lì ha visto bambini mutilati, senza arti, costretti ad una vita atroce. Carmine Simeone è stato in Iraq alcuni mesi fa, lì si è occupato in un ospedale da campo di protesi per arti. “A chi mi chiede perché lo faccio – dice Simeone - rispondo che un giorno vorrei che mio figlio studiasse sui libri di storia che ci sono state guerre in questi anni e vorrei potergli dire che quando c’erano le guerre io ero là a prestare la mia opera come volontario”.
Sulla stessa linea d’onda l’intervento di Domenico Gagliardi, responsabile di Amnesty International di Molfetta, che ripercorre le varie campagne sostenute da Amnesty in questi anni. Dalla campagna contro la pena di morte, la tortura e la censura, a quelle contro la discriminazione di ogni genere. “Noi di Amnesty usiamo una potente “arma”, che è la penna. Con le petizioni e le raccolte delle firme riusciamo a mettere pressione e ad attirare l’attenzione sui governi che stanno violando i diritti dell’uomo, questa – conclude Gagliardi - è un’arma invincibile perché è proprio quello che tutti i governi vorrebbero evitare”.
A conclusione della serata il vicepresidente della federazione italiana dei centri e dei club Unesco, Antonio Ruggiero, complimentandosi per l’iniziativa organizzata dal club locale ha espresso viva soddisfazione per le testimonianze degli attivisti presenti. “Ci dobbiamo servire di questi giovani amici per arrivare alla pace  - ha detto Ruggiero - un futuro lo possiamo costruire solo se abbiamo maggior cultura. La pace si costruisce, è un concetto che si coniuga al plurale, è un fatto collettivo e per questo più difficile da perseguire, ma iniziative come queste servono ad unirci per non percorre questa difficile strada da soli”.
Alla conferenza hanno preso parte oltre al presidente del club molfettese, Betty Camporeale, che ha introdotto la serata, il presidente del club Unesco di Trani, Vincenzo Camporeale, moderatore dell’incontro e i presidenti dei club di Bisceglie, Gravina in Puglia, e Barletta.
 
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Autore: Giovanni Angione
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