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Il gentil sesso approda alla Capitaneria di porto E' il guardiamarina Chiara Lobaccaro, 23 anni
15 gennaio 2004

Sono passati ormai più di dieci anni da quando a un gruppo di 29 ragazze, scelte in seguito alla selezione di un migliaio di candidate, fu data la possibilità di addestrarsi per 36 ore nella caserma romana dei "Lancieri di Montebello". Da quell'esperimento pilota è partito un percorso che ha preparato la strada alla storica legge dell'ottobre del 1999 che ha aperto le caserme anche alle donne. Per le Forze Armate, fino a quel momento esempio tipico di una all-male society (società di soli maschi), è iniziata una nuova stagione piena di sfide ancora aperte. A poco più di quattro anni da quella norma che segnato una tappa importante nell'evoluzione del costume, oltre che nella modificazione dell'intero modello di difesa, è arrivato nella nostra città il primo ufficiale di Marina donna. Si tratta del Guardiamarina Chiara Lobaccaro (nella foto), in servizio da meno di un mese presso la Capitaneria di porto di Molfetta. Appena ventitreenne, pugliese, Chiara è una ragazza schiva, che non ama i riflettori della cronaca. La incontriamo nel suo ufficio al piano terra della Capitaneria, intenta nelle importanti mansioni che il comandante, il capitano di fregata Maurizio Gasparini, le ha assegnato. Il suo tono è informale, rilassato, lontano dal consolidato pregiudizio che vuole gli ufficiali delle Forze Armate austeri e, a tratti, freddi nei rapporti umani. I lunghi capelli ricci e scuri sono raccolti, il trucco è appena accennato, la sua divisa ricorda, in qualche maniera, l'armatura sotto la quale Clorinda, mitica eroina della Gerusalemme liberata, celava la sua femminilità guerriera. D'altronde le idee del giovane Guardiamarina sono precise: “essere un ufficiale di marina - chiarisce subito - non comporta la rinuncia alla propria femminilità”. Nelle sue note biografiche si legge che lei è originaria di una città piuttosto lontana dal mare, Gravina. Da dove nasce la sua passione per il mare e per la Marina Militare? “Non so dire da dove partano queste passioni. So che me le porto dentro, che sono parte di me. Sono un qualcosa di innato”. Ci racconti un po' del suo percorso professionale precedente al suo arrivo qui, a Molfetta. “Ho cominciato prima il corso per sottoufficiali a Taranto, poi sono stata a Livorno, all'accademia per ufficiali. Lì ho seguito il corso per diventare ufficiali ausiliari in ferma prefissata. Dopo diciotto mesi di servizio potrei, in linea di principio, decidere di lasciare la divisa e tornare alla vita civile. Sicuramente, però, farò il concorso per restare in Marina”. Lei è una donna che svolge una professione che per secoli è stata ad esclusivo appannaggio degli uomini. Come sono i rapporti con i suoi colleghi e superiori? “Sono rapporti perfettamente normali. Da colleghi di lavoro. Qui in Capitaneria c'è un bel clima e ci sono anche due impiegate civili. Già al mio arrivo, quindi, l'ambiente non era esclusivamente maschile. Mi trovo benissimo anche se, giustamente, non godo di alcun privilegio”. E' a Molfetta da meno di un mese. Qual è la sua prima impressione sulla città? “Di Molfetta ho visto pochissimo dato che risiedo ancora nella mia città d'origine. Appena termino il mio servizio in Capitaneria torno subito a casa. Della vostra città conosco, praticamente, solo la Capitaneria. Spero, però, di rifarmi presto”. Quali compiti le sono stati affidati dal comandante? “Mi occupo del settore delle imbarcazioni da diporto e delle pratiche relative alle patenti nautiche”. Per concludere, una battuta su come l'ha accolta la gente che incontra nel suo lavoro qui, a Molfetta. “Ho visto qualcuno un po' meravigliato di vedere che il Guardiamarina Lobaccaro è, in realtà, una lei. Niente di più”. Forse sarà anche fondato il convincimento di alcuni secondo il quale se nel nostro Paese il fascino della divisa ha perso terreno fra gli uomini, soprattutto a causa del diffondersi di valori antimilitaristici e non nazionalistici, per le ragazze l'appartenenza alle Forze Armate è diventata un modo per infrangere uno degli ultimi baluardi della società maschilista. Rimane il fatto che ci è parso di aver incontrato una persona davvero appassionata delle cose che fa e che ha dentro tanta grinta e tanta voglia di mostrare quanto vale. Di questi tempi non è poco. Francesco Dell'Olio
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