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Il corpo, il sacro, il moderno: il dramma dell'ultimo Pasolini
15 novembre 2005

A trent'anni dalla morte è ancora il dramma dell'ultimo Pasolini ad essere messo in scena. A conclusione di una rassegna cinematografica sull'autore e in occasione dell'anniversario della sua morte, nella Fabbrica di S. Domenico, il dramma di questo intellettuale è stato riproposto nel corso di una conferenza-dibattito. L'incontro, organizzato dalla “Casa dei popoli” e da “Le Passioni di sinistra”, aveva lo scopo di mostrare al pubblico una lettura più profonda dell'uomo e intellettuale Pier Paolo Pasolini, purtroppo noto ai più solo per gli aspetti apparentemente più scandalistici legati alla sua omosessualità e all'esibizione dei corpi nella sua produzione artistica e letteraria. La conferenza è stata aperta da una breve ma intensa rappresentazione teatrale tenuta da Ninnì Vernola, il quale ha recitato alcuni versi di un'opera pasoliniana. A seguire l'intervento di uno dei maggiori studiosi italiani del poeta, Pasquale Voza, professore di Letteratura Italiana nell'Università di Bari. Il professore ha toccato, nel suo intervento, alcuni dei punti centrali della storia di Pasolini, soffermandosi soprattutto sul suo rapporto con il capitalismo degli anni '70. La scomparsa delle tradizioni popolari, degli aspetti più ancestrali della nostra civiltà in seguito all'omologazione sociale e culturale e infine la scomparsa della poesia e l'impossibilità di essere scrittori nella realtà postmoderna: queste le denuncie urlate dall'ultimo Pasolini e valide tutt'oggi, a trent'anni dalla sua morte. Eppure – precisa Voza – non è possibile assumere il pensiero pasoliniano come metro di giudizio della nostra età, ma è possibile studiare la lettura originale che egli fa del suo tempo e servirsi di questa lettura per comprendere meglio il nostro presente storico. La storia di questo intellettuale ha incuriosito moltissimi e sorpreso quanti di Pasolini non conoscevano che il “vociferare qualunquistico” – per citare Voza – “intorno al mistero della sua morte”. Numerosi i presenti, molti gli universitari provenienti da fuori città che hanno partecipato con interesse al dibattito conclusivo facendo di questo incontro un momento di vero arricchimento culturale ma soprattutto personale. Giovanna Bellifemine
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