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Il consigliere regionale Giampaolo (“La Primavera Pugliese”) interviene sulle primarie a Molfetta
05 dicembre 2005

MOLFETTA - 5.12.2005 Stefano Giampaolo, capogruppo alla Regione del movimento “La Primavera Puglia”, esprime grande soddisfazione per l'affermazione ottenuta da Lillino Di Gioia (nella foto), risultato vincente alle consultazioni primarie svoltesi nella giornata di ieri per l'individuazione del candidato sindaco del centrosinistra. “Il neonato movimento – afferma Giampaolo – continua a mietere successi, come già avvenuto per le Regionali, grazie alla fiducia ricevuta dai cittadini. L'affermazione di Lillino Di Gioia nelle primarie costituisce motivo di grande soddisfazione perchè premia l'uomo ed il politico competente, doti che consentiranno al centrosinistra ed alla sua classe politica di affermarsi nelle prossime amministrative di maggio”. “Il presidente Vendola – prosegue Giampaolo – deve guardare con particolare attenzione al nostro Movimento per il consistente contributo che ha dato, continua ad offrire e proseguirà ad assicurare al centrosinistra anche in occasione delle prossime competizioni elettorali dove i nostri autorevoli candidati concorreranno”. “La nostra forza – conclude il capogruppo della Primavera Puglia - è la stima e la fiducia riposta dai cittadini pugliesi nei suoi rappresentanti in seno alle istituzioni, dal presidente della Provincia, Enzo Divella, ai componenti del gruppo regionale, a tutti i consiglieri comunali che continueranno a lavorare salvaguardando la fiducia accordataci”.
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Io pur riconoscendomi nell'Unione nn sono andato a votare per due motivi essenziali: 1)nella nostra città esistono ormai i potentati e le lobby politiche e professionali tali da nn trovarsi mai con il culo per terra, pertanto la scelta democratica è condizionata da tali fattori. Uno strumento di partecipazione libero e aperto a tutti i cittadini, senza criterio è normale che lascia aperta la strada ai potentati di influenzare e condizionare la scelta. 2)la Sinistra "puritana", gistizialista,narcisista e in questo caso direi demagogica avrebbe contestato comunque la scelta del candidato se non avesse vinto il suo,perchè i suoi adepti si reputano "i migliori", "gli unti dal Signore". Dispiace dirlo ma se avete accettato di giocare con il Lupo, le conseguenze le conoscevate. Tutti coloro che sono contrari all'esito ora, avrebbero duvuto boicottare queste elezioni farsa se davvero si ritengono alternativi e radicali nella visione della città! Ora con quese sceneggiate state porgendo l'altra guancia alla Destra! Alle elezioni ovviamente la città avrebbe scelto da chi farsi guidare se riprendersi quell'alto profilo morale che tanto manca oppure far continuare il banchetto ai signori del centro-destra, perchè lillino nn avrebbe preso nemmeno il suo voto andando con i suoi partiti. Ma siccome alle regionali bla bla bla bla ......ora Guglielmo fà pure l'assessore ...........bla bla bla bla e allora che cosa volete????? Da cittadino spero solo che si elevi il livello culturale del consiglio comunale e il linguaggio politico della città, perchè per il resto ormai le lobby hanno tutto tra le mani e non lo perderanno, purtroppo!
Il risultato è paradossale: che il voto sia stato inquinato o no, la stragrande maggioranza di coloro che sono andati a votare considerano Di Gioia come, fra le quattro, l'alternativa peggiore: un disastro per lo stesso Lillino Di Gioia che non ha alcuna speranza di farsi votare da buona parte dell'elettorato che pure, a questo punto, dovrebbe sostenerlo. Questo vuol dire che il metodo di voto era sbagliato. Non le primarie che trovano ragione nello scollamento – avvertito diffusamente – fra partiti e cittadini. Se propiro non si voleva accettare un sistema di voto basato su preferenze multiple, come ho sostenuto a lungo, sarebbe bastato aggiungere nel regolamento delle primarie il secondo turno e non staremmo qui a piangere. Ma chi non l'ha voluto? Chi ha utilizzato lo spauracchio delle primarie per tentare di forzare una convergenza sul proprio nome o sul candidato del proprio partito: le primarie per costoro erano il male da evitare, non una occasione di confronto e di crescita. Bisogna registrare in questo la presenza di tre elementi culturali diversi ma in questo caso convergenti: una tradizione che risale alla tradizione leninista del partito come avanguardia del movimento, una tradizione di ispirazione cattolica che vede nel politico il buon pastore e nell'elettorato un gregge da guidare e, infine, la struttura di potere familista che ingabbia questa città in una morsa di interessi. Per i portatori di queste tradizioni culturali, l'allargamento degli spazi di democrazia e partecipazione non costituisce un obiettivo utile. Così il primo tentativo di "vere" primarie in Italia si è trasformato in un salto nel buio. La cosa tragico/divertente è che molti di coloro che non hanno voluto che le primarie fossero un esercizio di democrazia adesso, facendosi forti di un disastro che hanno provocato, indicano le primarie come uno sbaglio in sè. Con questo, in quanto dirigente dei DS, non intendo assolutamente chiamarmi fuori dalle responsabilità che mi competono. Non sono evidentemente stato capace di far comprendere fino in fondo il mio punto di vista, cosa di cui mi dolgo profondamente.











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