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I quattro candidati sindaco di Molfetta al setaccio. Incipit alla campagna elettorale che ci attende
Infante, Drago, Minervini, Mastropasqua
05 maggio 2022

MOLFETTA - Manca poco più di un mese alle elezioni amministrative e lo scenario elettorale sembra finalmente chiaro. Da una parte il sindaco uscente, Tommaso Minervini, con una coalizione probabilmente ancor più ampia ed eterogenea di quella di 5 anni fa: si è perso il conto delle liste, dentro ci sono tantissimi candidati che in era azzolliniana facevano il pieno delle preferenze. Insomma, una macchina di voti che sulla carta dovrebbe sbancare.

Poi c’è Pietro Mastropasqua, avvocato, candidato di centro-destra. Sembra che la destra a Molfetta abbia avuto un moto d’orgoglio: dopo che Tommaso Minervini ha colonizzato interamente quell’area, rimpastandola dentro il suo calderone che si definisce al di là delle parti politiche, alcuni membri della destra storica hanno deciso di rimarcare i propri valori e la propria identità politica. Una scelta sicuramente apprezzabile, per quanto all’interno non manchi gente che è passata dall’appoggio a Tommaso Minervini, salvo poi rinsavire riabbracciando i valori della destra. Fra questi c’è proprio il candidato sindaco, Pietro Mastropasqua, assessore con Minervini fino all’anno scorso e alleato del PD. Insomma, destra sì, ma a correnti alterne.

Poi c’è Pasquale Drago, di area democratica, sostenuto da PD, Molfetta libera (Sinistra italiana e Area pubblica), Movimento 5 stelle e liste civiche. Il magistrato in pensione non è mai stato partecipe attivamente delle vicende politiche molfettesi, ma è sostenuto da liste e persone che hanno fatto, negli scorsi anni, una seria opposizione in città, sia ad Azzollini che a Minervini. Ci sono però anche liste e persone che pure sono passate dall’appoggio a Minervini (in verità alcuni anche ad Azzollini), e questo è stato fra i principali motivi della rottura con Rifondazione comunista.

Infine, Giovanni Infante è sostenuto da Rifondazione comunista e probabilmente da una lista civica. Da sempre attivo in città a sinistra e nel sociale, come medico ha animato lo sportello medico popolare, a Molfetta, insieme al dott. Salvatore Drago e ad attivisti e volontari, creando un’esperienza di medicina di comunità.

Proviamo a fare qualche prima considerazione in attesa di poterci esprimere più nel dettaglio, nelle prossime settimane, sui programmi e sui contenuti dei candidati, che è quello che ci piace fare.

Il “civismo” è stato utilizzato da Tommaso Minervini come strategia discorsiva per mascherare accordi e orientamenti politici di ogni genere. Il lessico della neutralità è sempre utile a nascondere la parzialità dei propri punti di vista, che è assai più rischioso portare avanti in maniera chiara e trasparente. Abbiamo già avuto modo di analizzare tali retoriche in questo articolo: https://www.quindici-molfetta.it/la-narrazione-di-tommaso-minervini-il-presunto-civismo-e-le-sfide-per-molfetta_51988.aspx

Di questo Mastropasqua sembra essersi reso conto, ritornando ai simboli della destra, con in campo Forza Italia e Fratelli d’Italia, a fianco di Azzollini, uno che dopo il “grande salto”, dall’estrema sinistra marxista alla destra, non ha più cambiato casacca, abbracciando una visione politica fondata sul decisionismo e su un’idea di potere verticale e piramidale.

Ma la contraddizione di una coalizione che usa il civismo per mascherare interessi di parte emerge in maniera ancor più marcata se si guarda al posizionamento di quest’ultima rispetto alla politica regionale. Saverio Tammacco, azionista di maggioranza della coalizione di Minervini, ha saltellato in questi 5 anni passando continuamente da una parte all’altra dello scacchiere, appoggiando prima Emiliano, poi Fitto, adesso di nuovo Emiliano. E in questa contraddizione, a ben guardare, è implicata anche la coalizione di Pasquale Drago, sostenuto apertamente da Emiliano, che però può contare al contempo sull’appoggio di Saverio Tammacco risultando quindi legato, di fatto, anche all’altra coalizione. Insomma, chi vince sempre è Emiliano, sia in caso di vittoria di Tommaso Minervini che in caso di vittoria di Pasquale Drago.

A rompere queste geometrie, entro le quali ci sono i sovranetti che, dall’alto, continuano a provare a fare il bello e il cattivo tempo, sarebbe servita l’azione dal basso, la costruzione, in questi 5 anni, di un’alternativa sociale, che potesse esprimersi in una proposta politica di diversa fattura. Di questo ritardo siamo tutti colpevoli.

Avremmo potuto parlare di un diverso modello di partecipazione alla politica, di come integrare i temi dell’urbanistica e quelli legati all’ambiente, di beni comuni, di programmazione culturale e valorizzazione delle risorse cittadine, di sviluppo sostenibile, di welfare e sanità territoriale. Su quest’ultimo fronte ci attendono delle sfide fondamentali, che la pandemia ci ha mostrato in tutta la loro urgenza. Il modello di sanità ospedalocentrico e fondato sul primato del mercato sconta sempre maggiori limiti di fronte all’esistenza di problemi strutturali come l’invecchiamento della popolazione e la cronicità, che rendono ambito sociale e ambito sanitario intimamente co-implicati. In questo quadro è necessario un modello di welfare territoriale fondato sull’integrazione socio-sanitaria e sull’applicazione di logiche di prossimità e di domiciliarità, attraverso la creazione di una rete che coinvolga pubblico e Terzo settore in una prospettiva collaborativa, facendo leva sugli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione (https://www.industriefluviali.it/rubriche/mezzo-pieno/parliamo-di-medicina-di-comunita/).

La discesa in campo di Giovanni Infante sicuramente costituisce un elemento di rottura che, pur con estremo ritardo, prova a scompaginare quella dimensione autoreferenziale precedentemente descritta. Sarà necessario, adesso, riempire la proposta politica di contenuti validi, a partire dalla forza e dell’intelligenza collettiva dei tanti, da opporre alla logica di chi pensa che le decisioni si prendono sempre altrove. Pensare ad un possibile ballottaggio che veda protagonista il medico molfettese è una follia, ma come ci ricorda un famoso libro di Franco Cassano, le follie sono talvolta ragionevoli.

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Autore: Giacomo Pisani
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