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I giovani e la musica un rapporto profondo e inscindibile
15 settembre 2009

Dal vinile all’iPod, passando per mangiacassette e lettori cd: la musica, in qualsiasi forma la si ascolti è, ed è stata, una costante per qualsiasi generazione. Ogni estate ha la sua colonna sonora, molti associano un momento particolare della loro vita ad una canzone, la musica invade ormai ogni spazio della vita quotidiana: si ascolta musica in macchina, nei bar, nei centri commerciali… Ma quel’è il rapporto tra i giovani e la musica? Come è cambiato? Si può vivere di sola musica? L’abbiamo chiesto ad alcuni di loro. Per Francesco, 24 anni, «La musica è una forma d’arte, l’espressione del proprio io più intimo, forse più facile da apprezzare rispetto ad un’opera pittorica o ad una scultura. E’ anche storia: essa racconta il nostro mondo, quello che siamo e ciò che facciamo. In passato era appresa e tramandata in modo diretto, dal maestro all’allievo. Oggi invece, grazie anche alla tecnologia, “fare” e passare musica è molto più facile e veloce. Questo dà la possibilità a noi giovani di scegliere quella che più ci piace e che è più affine alle nostre orecchie. Così la musica oltre ad essere una forma di espressione diviene un importante strumento di aggregazione. Cioè scegliendo la musica che più ci piace, implicitamente scegliamo anche le persone più simili a noi, con le stesse abitudini, creando in molti casi delle vere e proprie masse con gli stessi ideali e le stesse idee». Per Corrado, 23 anni, «Chi ama la musica la cerca sempre, così come un tempo ci si passava le cassette sbobinandole con la matita, oggi si vanno a spulciare i siti internet di musica e si scaricano tutte le discografie da emule, facendo a gara per chi ha l’hard disk più pieno. Questo ovviamente per chi ha dimestichezza con il computer, altrimenti chi si faceva passare le cassette ora si fa riempire la penna usb da qualche amico! Vivere di musica paradossalmente potrebbe essere più facile di prima: se da una parte non c’è più mercato nella vendita di dischi, ora è molto più facile far conoscere la propria band grazie a internet, quindi ci si potrebbe sostenere con live e merchandising… certo dipende dalla nicchia musicale di appartenenza, ma questo riporta la figura dell’artista, del live, di nuovo a contatto con la gente, smarcandosi dalla figura del “talentuoso” televisivo. Cercare di sfondare attraverso numerosi Reality Show, come Amici o X Factor, sarà pure più redditizio, ma si parlava di musica, non di controllo delle masse!». Per Enrico, 30 anni, «Ci sono almeno due prospettive dalle quali si potrebbe esaminare il rapporto tra i giovani e la musica: la prima ha una dimensione intima: spesso la musica e i testi delle musiche, infatti, aiutano ad esprimere qualcosa che non si riesce immediatamente a comunicare; la musica, poi, ha anche una sua caratterizzazione extra-individuale e serve per costruire una categorizzazione di identità: si pensi alla Beatles mania o a coloro che ascoltano musica metal. Ma oltre ad avere una dimensione intima, la musica rappresenta anche una voce collettiva: parlo dei ritornelli negli stadi, dei cori delle manifestazioni, o degli inni generazionali, uno condiviso da molti miei coetanei è “Curre curre uagliò” ad esempio. Eppure nonostante la musica sia così importante e fondamentale, le viene concesso davvero poco spazio: perché in questa città non suonano più le band emergenti in piazza? Non penso che sia una questione meramente di bilancio, visto che danaro per il concerto dei Pooh sarà stato sicuramente speso, quello che a me sembra è la volontà di impedire processi di aggregazione per i giovani». Così, i giovani intervistati hanno sollevato molti punti di discussione, ma ciò che sembra una costante nelle loro risposte è la richiesta di maggiori spazi dedicati alla musica, quella vera, quella indipendente, quella che si studia, quella che si suona nei locali insieme agli amici e che si vorrebbe esibire in piazza. Per questo noi di Quindici abbiamo intervistato uno di coloro che con la musica vera e indipendente ci convive ormai da anni: Federico Ancona. Lui ha cominciato a studiare pianoforte a flauto all’età di dodici anni, ma dopo poco si è interessato alla composizione. Inizia a collaborare con l’Ass. Teatrale “Grammelot” di S.Marci, “Il Carro dei Comici” di F. Tammacco (con il quale vince nel 2006 un premio per le migliori musiche originali a Napoli) ,”Res Extensa” di E. Barucchieri, Teatro Kismet, Teatro C.R.E.S.T... per citarne alcuni… musica anche sfilate di moda per la stilista B. M. Gervasio, cortometraggi, e svolge laboratori di musica moderna e contemporanea presso vari istituti scolastici di ogni grado. Agitatore culturale della scena pugliese, “direttore artistico” dello spazio sociale occupato “Le Macerie-Baracche ribelli”, nel 2004 entra nel CIPM a Roma del Maestro Tony Carnevale, all’interno del quale sviluppa la propria vena compositiva verso sonorità pop-rock, non tralasciando però la produzione per teatro ed immagini. Studia con il Maestro L. Bacalov musica per film. Attualmente continua a svolgere attività didattica in Puglia, concertistica come flautista in gruppi di musica popolare meridionale (da dieci anni, girando in tutta Italia ed anche all’estero), come tastierista in Mizan Orchestra ed altre formazioni world-music. A lui abbiamo girato più o meno le stesse domande: Qual è il rapporto tra i giovani e la musica, e quanto essa potrebbe influire nella loro vita influenzandone i comportamenti? «La musica ha un ruolo fondamentale nella vita dei giovani di qualsiasi generazione, e da sempre ne influenza i comportamenti: un tempo masse di adolescenti si strappavano i cappelli per John Lennon e company, ora a seconda del tipo di musica che si predilige cambia anche lo stile e il modo di porsi, pensiamo agli appassionati di musica metal, o a coloro che prediligono la musica rap, si distinguono lontano un miglio». Tu hai spesso collaborato con le scuole per progetti legati al teatro e alla musica, ma secondo te viene dedicato abbastanza spazio a questa disciplina o si potrebbe fare di più? «Sì, io ho collaborato con grande entusiasmo a questi progetti, ma la musica, purtroppo, ricopre ancora un ruolo troppo marginale nell’educazione scolastica e non solo, viene inserita come disciplina solo nelle scuole medie, e solo per poche ore, sarebbe invece giusto avvicinare i giovani anche allo studio della musica, oltre che all’ascolto, sin da piccoli, nelle scuole elementari, per aver poi la possibilità di scegliere la strada da percorrere avendo vagliato ogni possibilità». Si può vivere di sola musica? Quanto è difficile sfondare in Italia, non solo come artista, ma anche come insegnante? «Da sempre il mestiere del musicista è considerato come precario, ma ormai, visto che in Italia ogni lavoro si fonda sul precariato, realizzarsi come artista è difficile come lo è diventare un professore, un ingegnere, un medico, la strada è in salita per tutti e anche per noi artisti. Tuttavia internet, per coloro che vogliono farsi conoscere dalla gente come gruppi, o come artisti in generale, dà la possibilità di non dover sottostare alle regole del mercato discografico, che ormai produce solo o vecchie glorie o personaggi venuti fuori dai Reality Show e che con la musica non hanno nulla a che vedere. Tutti possono crearsi un loro spazio e fare in modo che la gente lo conosca». E così, mentre tutti chiedono maggiori spazi per la musica, senza essere ascoltati, Federico Ancona ha creato, nell’area occupata “Le Macerie-Baracche Ribelli” uno studio di registrazione gratuito, fruibile da tutti coloro che vogliono realizzare un progetto musicale interessante, e non sanno dove registrarlo. I lavori sono ancora in corso, il progetto è degno di lode, ma il detto “chi fa da se, fa per tre” comincia un po’ a stancare e forse sarebbe il caso che anche le autorità di competenza rispondano alle esigenze di noi giovani. Il rapporto tra i giovani e la musica è ricco di sfumature, bisogna fare in modo che si intensifichi ancora di più!!

Autore: Ilia Micelli
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