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I cittadini protestano per la chiusura dei negozi nei giorni festivi Il Comune vieta l'apertura perché i commercianti preferiscono fare il ponte
15 maggio 2004

La crisi economica che il nostro Paese sta vivendo e che si aggrava sempre di più, ha avuto come naturale conseguenza anche un forte calo dei consumi, determinato dall'aumento dei prezzi in coincidenza con l'arrivo dell'euro, che ha permesso ad alcuni commercianti di ritoccare all'insù i listini, facendo rincarare tutto e salire l'inflazione. Il governo, dal canto suo, non ha fatto nulla per calmierare i prezzi in nome di un presunta libertà di mercato. Oggi molte categorie di commercianti lamentano proprio il calo dei consumi e c'è perfino chi auspica un sostegno governativo. In molti casi sarebbe più utile approfittare delle occasioni che si presentano nel corso dell'anno per far crescere i consumi. Una di queste occasioni è quella delle festività come 1 e 2 maggio, quando sarebbe possibile consentire l'apertura dei negozi (soprattutto alimentari e supermercati) per garantire l'approvvigionamento della popolazione. Invece, alcune categorie a Molfetta si ostinano a impedire questa possibilità. Del resto l'ottusità di alcune queste categorie di commercianti è ben nota, soprattutto ai lettori di “Quindici” che hanno avuto modo di leggere le reazioni scomposte e irrazionali di qualche loro rappresentante. Molfetta è uno dei Comuni, quasi unico in tutta la Puglia, a non aver inspiegabilmente consentito agli esercizi commerciali di entrambi i settori merceologici (alimentare e non alimentare) di effettuare l'apertura al pubblico in nessuno dei due recenti giorni di festività consecutive (1 e 2 maggio). Eppure ci sono state esplicite richieste in tal senso da parte di alcuni supermercati e dei cittadini. Non sono stati considerati alcuni aspetti fondamentali: il “consumatore” ha da sempre manifestato enormi difficoltà di approvvigionamento di prodotti alimentari in situazioni analoghe, in quanto, essendo il prefestivo un giorno prettamente lavorativo, egli non ha la possibilità di effettuare gli acquisti in modo razionale. E' costretto a farli in tutta fretta al termine della propria giornata lavorativa, incappando di conseguenza in situazioni di “troppo pieno” dei negozi che determinano non pochi disagi (difficoltà di parcheggi, tempi di attesa ai reparti e casse ecc.), disagi che finiscono per ripercuotersi anche sugli stessi addetti ai supermercati, costretti a grandi e inutili stress, che potrebbero essere facilmente evitati. Inoltre, la situazione economica delle imprese del settore commerciale che risente sia della stagnazione dei consumi in atto ormai da tempo, che più in generale della non favorevole congiuntura economica, meriterebbe da parte delle Istituzioni una maggiore attenzione. Infatti la doppia chiusura degli esercizi commerciali costringe tantissimi consumatori ad effettuare i propri acquisti presso i più vicini Centri Commerciali privando così il commercio locale di una importante quota di ricavi, a vantaggio di attività concorrenti. E' quello che accade regolarmente a Molfetta, i cui abitanti preferiscono spostarsi a Bisceglie (o negli ipermercati) dove trovano sempre i negozi aperti e soprattutto nel settore dell'abbigliamento e calzatura, prezzi fortemente concorrenziali. Quando questa situazione è stata portata a conoscenza del sindaco Minervini e dell'assessore alle attività produttive Ancona, la risposta è stata quella solita: le associazioni di categoria non consentono deroghe. Allora ci chiediamo: può un'amministrazione comunale non tenere conto delle esigenze e dei bisogni dei cittadini (abbiamo avuto molte proteste per questo), soprattutto quelli meno abbienti che nei giorni festivi non possono concedersi il lusso del pranzo al ristorante, ma hanno bisogno di approvvigionarsi al supermercato o agli esercizi di generi alimentari, anche perché per esigenze di lavoro non riescono a farlo durante la settimana? Possono alcune organizzazioni di categoria rinunciare a un'opportunità di guadagno come quella offerta loro nei giorni festivi, quando, tra l'altro la gente ha meno fretta e più tempo per guardare e comprare? Come mai i loro colleghi di Bisceglie e dei paesi vicini si comportano in modo diverso? Allora, per cortesia, queste “categorie” non continuino a “piangere” per il calo dei consumi, quando invece di lavorare, preferiscono fare il week-end o il ponte, a conferma che non è del tutto realistica la loro situazione di crisi. Tra l'altro può nascere il sospetto nel consumatore che tutto ciò faccia comodo agli interessati i quali, probabilmente, hanno già guadagnato abbastanza col raddoppio dei prezzi col “giochetto” di 1 euro = 1.000 lire. L'amministrazione comunale ha anche il compito di fare opera di persuasione nei confronti di alcuni commercianti più ottusi, facendo capire che l'apertura nei giorni festivi va a vantaggio dei consumatori, ma anche dei loro interessi. Fabrizio Fusaro fabrizio.fusaro@quindici-molfetta.it
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