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I cittadini denunciano: allarme Pulo, cresce il degrado e i topi la fanno da padrone Protesta dei proprietari delle case prospicienti la stazione neolitica: ci sono ratti grossi come gatti.Allarme topi anche nella zona del Pulo. Negli ultimi giorni si è intensificata la presenza di ratti di grosse dimensioni sia all'interno della stazione neolitica sia all'esterno, con grave preoccupazione degli abitanti dell'area, che hanno denunciato a “Quindici” l'incresciosa situazione.
15 settembre 2006

Da sempre sensibili al gioiello archeologico molfettese, al quale abbiamo dedicato decine di articoli e inchieste, non potevamo non raccogliere il “grido di dolore” di chi abita nei dintorni del Pulo e che assiste impotente al proliferare di ratti “grossi come gatti”, come ci dice Nino Spezzacatena, da tempo impegnato a bonificare la zona e a sollecitare le autorità ad una reale tutela della stazione neolitica abbandonata a se stessa e all'area circostante che era diventata un immondezzaio con rifiuti, preservativi, siringhe e quant'altro (come dimostrano le foto). Con il caldo, poi, la situazione peggiora e si rischia veramente l'emergenza igienico-ambientale. Come mai l'amministrazione comunale di centrodestra guidata da Tommaso Minervini, ne non ha provveduto alla manutenzione del Pulo, per la quale si era battuta nei confronti della Provincia? Cosa intende fare l'amministrazione comunale, sempre di centrodestra, guidata da Antonio Azzollini, oltre che a rinnegare e denunciare le “malefatte” in termini di gestione economica e di bilancio della passata amministrazione del suo stesso colore politico, come se ci si riferisse ad una giunta di sinistra? Lo stesso senatore Azzollini ha espresso pubblicamente il suo amore per Molfetta e la sua voglia di renderla più bella. Il gioiello archeologico rientra in questa politica oppure no? Crediamo che la manutenzione del Pulo non sia secondaria rispetto alle chiese che sono state finora privilegiate dagli interventi pubblici. Nei programmi della nuova amministrazione non c'è traccia di questo progetto. Come mai? Domani si insedia il nuovo consiglio comunale, speriamo che l'allarme topi possa scuotere amministratori pubblici che dovrebbero avere a cuore un bene pubblico di inestimabile valore, ma abbandonato a se stesso. E non si dica che è colpa della Provincia (che in questo caso è retta da un governo di centrosinistra) perché, se non c'è la pressione, la sollecitazione dell'amministrazione comunale interessata, l'ente provinciale, fra le tante cose di cui dovrebbe occuparsi, rischia di “dimenticare” il Pulo di Molfetta. Ora, invece, anche per la presenza di un assessore, Antonello Zaza di Rifondazione comunista, dovrebbe avere un posto di riguardo (insieme con l'Apicella). Ma torniamo al Pulo. Nino Spezzacatena sta raccogliendo le firme degli abitanti della zona per una denuncia alla Procura della Repubblica, alla Sovrintendenza ai Monumenti, alla Provincia di Bari e al Comune di Molfetta sul degrado e sul rischio ambientale della proliferazione dei ratti. Intanto, ci è pervenuta una lettera di Francesco Spezzacatena, anch'egli abitante nella zona circostante il Pulo, che replica al comunicato delle associazioni ambientaliste (pubblicato in data 24 maggio sul quotidiano “Quindici on line”) che avevano denunciato la presenza di un maneggio. Ecco la lettera, che riportiamo testualmente, corredata dalle foto dello stato dei luoghi: "Ho volutamente aspettato la fine delle votazioni e la formazione di una nuova amministrazione comunale per dare una risposta al vostro articolo sul Pulo nella speranza che venga pubblicata, visto che, per tutte le inesattezze riportate e la esagerazione sul discorso dell'enfasi ecologica, non è stato difficile capire che sono stato strumentalizzato più per uno spot elettorale che per una denuncia di allarme ambientale e ciononostante non c'entro assolutamente niente con la politica; ho voluto aspettare a rispondere per non essere frainteso. Dopo una situazione davvero insostenibile, sia sul piano della sicurezza che della incolumità sanitaria, (e questo non vale solo per me che abito sul territorio archeologico ma anche per tutto il resto del nostro isolato quartiere di ville), sono anni che inutilmente e purtroppo solo verbalmente, lamentiamo l'assenza delle istituzione ed il degrado di questo patrimonio, tra l'altro senza tanta fatica correttamente tenuto bene dalla Chiesa quando ne era proprietaria e responsabile della manutenzione. Pericolosi pozzetti scoperti, sterpaglia e rifiuti, fieno selvatico che regolarmente cresce anche oltre due metri, il cosiddetto parcheggio del sito archeologico la sera diventa un parco non autorizzato dell'amore (dove succede davvero di tutto) ed area protetta per drogati. In certe domeniche si trasforma in un parco giochi per ragazzi o famiglie che fanno giocare i loro bambini, naturalmente tragedie e denuncie evitate in quanto il sottoscritto non autorizzato interviene giornalmente a rimuovere, siringhe, preservativi, fazzoletti usati e addirittura assorbenti; visto che vanno spesso a giocare anche i miei figli, intervengo a coprire i tombini e a risistemare le transenne spostate. Senza contare il fatto che anche con l'aiuto dei vicini più volte abbiamo provveduto al decespugliamento dell'erba secca per evitare incendi. Non starebbe a noi entrare nel merito del presunto danno paesaggistico, ma nessuno ha visto sorgere qualcosa alla Berlusconi. Nessuna impresa faraonica; l'unico intervento è stato solo il livellamento del terreno e la semina del trifoglio, per dare l'idea di un parco in prato inglese. Il tutto al fine di evitare i famosi ristagni d'acqua che con le piogge stagionali formavano delle enormi pozzanghere d'acqua a ridosso dei muri di cinta di quella “brutta villa” causando veri e propri vivai di zanzare, insetti ed animali di ogni tipo. Ma proprio qui la ragione delle contestazioni di alcuni interventi oltre tutto su un terreno sul quale, da tempo, vi è una acquisizione da parte del confinante della “brutta villa” e della chiesa. Una urgenza che adesso rischia di costare molto per quella che oggi sembra una cartolina di Puglia con tanto di cavalli (tre) gelosamente privati e non certo da maneggio, in libertà su di un prato su cui spicca intatto il tipico “pagliaio” delle nostre campagne. Sarà un giudizio di parte il nostro, ma l'impatto ambientale negativo non l'abbiamo ancora capito, dov'è. Anzi. Questa mia risposta è stata messa a conoscenza di tutti i confinanti del quartiere Pulo e nessuno è rimasto “assuefatto” per quello che è stato creato in una situazione di urgenza; a dire il contrario sono tutti pronti a dire la loro su questo bene culturale in completo stato di abbandono. Ringrazio anticipatamente per una eventuale pubblicazione, magari integrale. Con stima”. Fin qui la lettera. Ma, al di là delle polemiche e delle ragioni degli ambientalisti e dei proprietari delle case prospicienti il Pulo, resta il fenomeno del degrado che, qualcuno (anche se forse sbagliando nell'aver preso un'iniziativa autonoma), ha voluto ridimensionare, bonificando una parte della zona. Cosa dire, invece, ad eventuali turisti che volessero visitare il Pulo, che devono stare attenti ai topi? Forse dovremo mettere grandi cartelli con la scritta: Attenti al topo? Il Pulo era e resta la più grande vergogna cittadina per le speculazioni che sono state fatte sul monumento e per il degrado al quale non si è voluto porre rimedio (nella foto si vede perfino il tabellone turistico distrutto e abbandonata a terra). Sotto accusa sono la Provincia di Bari e il Comune di Molfetta, ai quali chiediamo risposte urgenti per evitare che la stazione neolitica venga definitivamente chiusa per motivi di sicurezza pubblica. Si dica chiaramente se è questo l'obiettivo, di fronte all'incapacità di gestire la situazione, così almeno si potrà cancellare dalle guide turistiche il Pulo di Molfetta, perché non solo non agibile, ma anche pericoloso per l'igiene, che comunque andrebbe garantito almeno agli abitanti della zona.
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