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Gutta cavat lapidem
15 giugno 2020

È il 10 marzo 2020: chiusura fino a data da destinarsi di tutte le attività che promuovono l’attività sportiva ed il fitness, causa COVID-19. Sarebbe inutile e ridondante specificare che i luoghi di aggregazione, soprattutto quelli in cui si verifica la secrezione di liquidi quale il sudore, sarebbero ipotetici, ma molto realistici, focolai di contagio. Traggo un bilancio: mi sono iscritta in palestra il 9 febbraio, ho scelto il pacchetto della formula trimestrale, non sono un’habitué nella frequentazione di luoghi promotori dell’attività sportiva, quindi mi sono concessa questo tempo, solo 3 mesi e poi, ovviamente, avrei potuto prolungare il mio abbonamento o, come spesso è avvenuto, troncarlo prima della scadenza prevista. Il 10 marzo 2020, come ogni martedì da un mese, mi sono recata in palestra per svolgere il mio canonico allenamento di due ore, l’ultimo svolto nel luogo fisico della palestra. Ho svolto la parte relativa all’attività cardiovascolare, poi ho varcato la soglia della sala pesi, ho praticato i soliti circuiti e poi, sudata come e più di sempre, ho avuto la notizia choc: “Mari, probabilmente interromperemo i servizi della palestra fino a data da destinarsi…”. “È stato bello finché è durato…”, mi sono detta. Da domani che si fa? Tunnel di tristezza, solita autocommiserazione sul fatto che appena inizio un percorso edificante per me stessa, il climax ascendente di eventi nefasti che mi distolgono dall’obbiettivo finale si verificano sempre nel tempismo maledettamente sbagliato. 17 marzo 2020 la mia fantastica palestra crea un gruppo sul socialnetwork Facebook “per restare distanti ma vicini”, un gruppo in cui il proprietario dell’attività sportiva e il personal trainer avrebbero svolto lezioni di fitness, pilates, streching, et similia; presentando tutte le attività offerte dalla palestra, in formato virtuale, da praticare, comodamente, a casa. È stato un segno del destino: finalmente incominciavo a credere all’onnipresente #andràtuttobene. Grazie a questa strategia di allenamento, ho ridato fiducia a me stessa, al mio percorso, alla finalmente ritrovata voglia di amarmi. Non è stato facile seguire il ritmo, non è stato facile svolgere circuiti di allenamento in spazi diversi, sul tappeto della mia camera, però avevo di nuovo una vita cadenzata, ogni giornata veniva scandita da un allenamento diverso, alle volte più leggero, alle volte più pesante. Facendo un resoconto della formula utilizzata dal 17 marzo fino a ieri, ultima giornata in cui abbiamo svolto attività fisica da casa, posso sicuramente affermare che “gutta cavat lapidem” (la goccia perfora la pietra), che davvero, grazie ad una ferrea volontà, è possibile conseguire obiettivi impensabili ed impossibili, solamente impegnandosi in maniera continuativa nel portare avanti il percorso che si è deciso di intraprendere. Stilando la solita lista dei pro e i contro, i primi sono più numerosi dei secondi: allenarsi anche in modalità casalinga è rigenerante, ha migliorato il mio umore, ha alleviato lo stress e l’ansia, ha favorito l’attaccamento alla realtà, non permettendomi di distaccarmene nei plurimi momenti bui della giornata, ma, soprattutto, ha accelerato il mio metabolismo e il mio processo di dimagrimento. Quali sono i contro allora da considerare? Sicuramente il minuscolo spazio vitale in cui allenarsi, la mancanza di attrezzi preposti per le attività svolte, supplita in un primo momento dalle confacenti balle e/o bottiglie di acqua e, in un secondo momento, dai pesi forniti dalla struttura sportiva. Concludendo, penso che svolgere attività fisica in questa modalità sia stato a dir poco salvifico, non ci sarà nessuna pandemia o sconvolgimento emotivo che mi potrà distogliere dal mio obiettivo. Spero vivamente che, prima o poi, questo state of mind sia motore propulsore per la rinascita di tutti. #nonpuòcheandarebene, davvero. © Riproduzione riservata

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