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Guglielmo Minervini: la gente ha imparato la lezione della democrazia Intervista al neo consigliere regionale della “Margherita”
15 aprile 2005

Abbiamo sentito il nuovo consigliere regionale della Margherita, Guglielmo Minervini, all'indomani della suo ottimo risultato personale. Il centrosinistra vince in Puglia e a Molfetta, vince soprattutto Nichi Vendola, il vero valore aggiunto della coalizione, cosa ne pensa? “La candidatura di Nichi Vendola è stata determinante perché non solo ha recepito la delusione verso Fitto e Berlusconi, ma ha anche interpretato la necessità di un recupero della politica autentica. Nichi è apparso un politico diverso: vero, autentico, capace di parlare delle questioni reali d'ogni giorno. In questo senso ha saputo colpire il cuore dei pugliesi e recuperare larghe fasce d'elettorato che del centrosinistra non erano”. A quanto pare le primarie hanno unito il centrosinistra, che ad un certo punto si era chiuso in estenuanti e infruttuose trattative. “Sono un sostenitore incondizionato delle primarie sperimentate per la prima volta proprio a Molfetta 10 anni fa. È un metodo non solo di selezione delle candidature, ma anche di una politica partecipata, emerso ancora di più nelle primarie della Puglia. Nel voto del 16 gennaio scorso c'era la saggezza dell'elettorato, considerata inconsulta dal ceto politico regionale. Si è dimostrato che con le primarie l'elettore aiuta anche a scegliere meglio, corregge gli errori che spesso i gruppi dirigenti non vedono, chiusi nelle loro dinamiche interne. Il caso Puglia è emblematico: la candidatura di Vendola non sarebbe mai venuta fuori dalle segreterie dei partiti. Alla fine il voto ha dimostrato che la base del centrosinistra aveva ragione, i gruppi dirigenti no. Dovremmo avere più fiducia nella democrazia partecipata”. Molti sostengono che Fitto ha perso per il suo piano di riordino ospedaliero. “Il piano sarà rivisto per riparare i guasti che ha prodotto. Fitto non ha perso per il piano, ma il modo con cui ha operato. Non dimentichiamoci che il 31 luglio del 2002 decise che il volto degli ospedali pugliesi per sua volontà doveva cambiare. Un modo di fare dispotico. Adesso bisogna prima di tutto allentare la presa clientelare e poi ragionare con gli operatori sanitari su un moderno servizio, che restituisca una maggiore tutela della salute. L'obiettivo centrale non è mantenere o chiudere un ospedale, ma tutelare meglio la salute dei pugliesi, che è cosa ben diversa”. Parliamo di numeri: con 7.534 preferenze, cui 3.654 raccolti a Molfetta, lei è il più suffragato della “Margherita”. Cosa l'ha sorpresa di più il consenso cittadino o quello raccolto fuori? “Contavo in un risultato al 50% e in qualche modo è ciò che è successo. Confesso che la dimensione complessiva ha superato le mie previsioni più ottimistiche. I 7.534 voti sono un risultato straordinario. In questi numeri c'è una qualità politica. Un consenso ricercato sulle idee, sulla mia storia e quella delle persone che mi hanno sostenuto. Un risultato conquistato a mani nude e per questo più bello”. Per tutta la campagna elettorale si sono notate attorno alla sua figura molte attestazioni di stima, ma uno scarso entusiasmo. Una sensazione che si è trascinata fino agli ultimi giorni della campagna elettorale. Quando ha avvertito che le cose stavano andando per il verso giusto? “Eravamo consapevoli di partire da una situazione molto arrugginita e che occorreva un lavoro paziente e minuzioso. Dopo la presentazione all'Odeon si è messo in moto un lavoro capillare e personale, che ha visto tutti noi contattare i riferimenti più significativi della città. Il punto di svolta è stata la manifestazione con Francesco Rutelli che ci dato la percezione che il lavoro aveva funzionato. All'inizio della campagna elettorale la città appariva apatica, intorpidita e l'abbiamo chiusa invece con una bella corrente d'energia, con una voglia di protagonismo che non si sentiva a Molfetta da anni. Un lungo cammino che ci ha portato ad un rovesciamento di stato d'animo. Credo che sia questo il dato più promettente che ci fa guardare con fiducia sull'obiettivo più ardito del prossimo anno: rovesciare il quadro politico della città”. Come valuta il risultato della Margherita? “Buono ma non soddisfacente. E' nota la mia posizione molto critica rispetto alla segreteria regionale. Avrei voluto una Margherita più aperta e coraggiosa nella proposta politica. Per esempio che avesse sostenuto con coraggio l'ipotesi delle lista unitaria dell'Ulivo, che mi sembrava più congeniale alla vocazione della “Margherita”. Purtroppo ha prevalso una linea chiusa, spesso incentrata sulla gestione del potere. Il risultato è che la “Margherita” in Puglia si attesta sotto la media nazionale. Sotto la mia segreteria regionale la “Margherita” raggiunse il 16 % in un contesto di centrosinistra perdente. Oggi invece il centrosinistra vince e la “Margherita” si attesta al 10%. Un bel passo indietro. C'e un problema di linea politica su cui si dovrà parlare, in un partito che parla poco di politica, bisogna colmare questo deficit”. Accetterebbe di entrare nel governo regionale, o preferisce lavorare in consiglio? “La vittoria di Vendola ha assegnato una gigantesca responsabilità al centrosinistra, in cui oggi mi sento parte significativa. Abbiamo il dovere di non tradire le attese, gli impegni, le speranze che i pugliesi ci hanno consegnato. In questo senso sono a disposizione della coalizione, del partito e di Nichi Vendola. Non escludo nulla, tutte le ipotesi sono sul campo”. Le piacerebbe realizzare qualche idea innovativa per la Puglia? “La Puglia ha oggi tra le sue risorse promettenti quella della cultura. Per esempio l'esplosione che ha avuto negli ultimi anni il cinema pugliese. Registi come Alessandro Piva e Sergio Rubini che hanno utilizzato la Puglia come uno straordinario set naturale. Artisti che sono diventati la voce narrante della Puglia che cambia. Quello che manca in Puglia è una scuola di cinema seria che accompagni la formazione di talenti emergenti. Questo mondo in fermento che ci sta raccontando e rappresentando, finora è stato ignorato dalle istituzioni. Mi piacerebbe che il cinema regionale trovasse nella Regione uno strumento per crescere e professionalizzare talenti giovanili che oggi non riescono ad esprimersi per carenze di opportunità e mezzi. Non sarebbe difficile prendere un pezzo di formazione professionale e indirizzarle verso queste nuove professioni e mestieri della comunicazione”. Alla luce di questo brillante risultato, guarda con occhi diversi la sconfitta di quattro anni fa? “Direi di sì. Molfetta come tutta l'Italia sta imparando la lezione della democrazia dell'alternanza, cioè formulare un giudizio su un'esperienza di governo. Oggi il giudizio della gente sulla nostra esperienza amministrativa è molto più ragionato. Un piano regolatore in attuazione, una zona artigianale viva, un centro storico in pieno recupero, tutte cose che sono state scritte in quegli anni, e che oggi assumono una considerazione maggiore, alla luce della cattiva amministrazione degli ultimi quattro anni. “Voi avevate fatto qualcosa” è stato il ritornello frequente che ho ascoltato. Una frase che è anche un bilancio politico e che il centrosinistra deve con orgoglio recuperare per riprendere il governo della città”. Si sente d'aver preso una rivincita. “Un po' sì. Ieri uno mi ha detto: “Non poteva finire così”, perché il giudizio di cinque anni fa era ingiusto. Noi avevamo lavorato bene per la città, l'abbiamo profondamente cambiata, gli effetti positivi di quel cambiamento determinano ancora oggi le dinamiche più significative. Era ingiusto che su quell'esperienza l'ultima parola fosse di un agguato, una trappola, una pagina nera della politica. Con il risultato di oggi ci siamo ripresi quello che era nostro e siamo disponibili a spenderlo per i cittadini”. Presto o tardi, almeno per esigenze istituzionali dovrà incontrare il sindaco. Per quanto le riguarda sarà solo un rapporto di tipo formale? “Al centro di questo rapporto metterò come sempre la città. Il mio giudizio politico su quest'amministrazione resta negativo. Questa è un'amministrazione trasformistica che morirà del suo trasformismo. Detto questo se è interessata ad utilizzare le opportunità della Regione e di un consigliere regionale per affrontare dei problemi della città, mi troverà un leale collaboratore. Su questo c'è la chiara capacità di distinguere i livelli d giudizio”. Vuole dire qualcosa di particolare a coloro che con pazienza hanno lavorato nel comitato elettorale? “La politica è ancora una straordinaria opportunità per dare un senso alla propria vita. È indubbio che senza la politica si può vivere, però la politica è forse il luogo dove la vita di ogni giorno può avere un senso. Significa prendere un pezzo della tua vita e riempirlo, con uno sforzo condiviso con altre persone, ad un'idea di futuro. Lavori, stai a casa, vivi con la tua famiglia, ma se non hai questo senso di direzione di fondo, é come se ti mancasse qualcosa. Ecco la politica può darti questo, nella sua dimensione migliore. Mi fa piacere che in questa campagna elettorale tanta gente l'abbia riscoperto. Ogni volta è come una magia, un miracolo”. Francesco del Rosso francesco.delrosso@quindici-molfetta.it
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