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Gli studenti dell'IISS “Bello” di Molfetta alla XXI Giornata della memoria e dell'impegno
24 marzo 2016

MOLFETTA - “Liberiamoci dalle mafie" è il titolo del percorso formativo su cui gli studenti dell’istituto professionale “Bello” di Molfetta hanno lavorato durante le ultime settimane e che li ha condotti verso la  Marcia  contro le mafie organizzata da Libera a Messina e, contestualmente, in tutta Italia il 21 marzo 2016.

Ecco alcune riflessioni degli stessi studenti:
«Inizialmente abbiamo visionato il film diretto da PIF “La mafia uccide solo d’estate” che con ironia racconta la Palermo degli anni ’80 e '90, ancora dominata dall’incoscienza e devastata delle stragi di mafia.

In seguito, scorrendo l’elenco dei nomi delle storie di vittime pugliesi e non, riportato sul sito di Libera, ci siamo resi conto di ciò che la mafia è, e di quante persone innocenti siano state assassinate.

Ci siamo in particolare soffermati sulle storie del maresciallo Alfredo Agosta, maresciallo dell’Arma dei Carabinieri   di Catania ucciso il 18 marzo 1982 il cui nome ci è stato indicato da Libera come vittima da "adottare" e Gianni Carnicella Sindaco di Molfetta ucciso quel maledetto 7 luglio 1992.

Ci siamo resi conto che Alfredo Agosta e Gianni Carnicella, insieme a tante vittime, hanno in comune il fatto di essere stati uccisi per aver svolto il loro dovere.

Abbiamo così deciso di marciare sia a Messina che a Foggia portando con noi i loro nomi, per costruire ponti di memoria ed unirci nell'impegno.

Il 20 marzo 2016 il gruppo che ha partecipato alla marcia di Messina ha incontrato Giuseppe Agosta, figlio di Alfredo ed  è stato emozionante ascoltare la testimonianza di chi ha saputo trasformare il dolore in impegno.

Il 21 marzo rappresentanze del nostro Istituto si sono ritrovate per le strade di Messina e di  Foggia a marciare con tanti altri ragazzi, accompagnati da canti e slogan con cui abbiamo voluto trasmettere la nostra opposizione alla illegalità.

Quando è iniziata la lettura dei nomi delle vittime, è calato il silenzio ed un brivido  ha attraversato tutti i presenti nel sentire quei nomi di cui ormai conosciamo le storie, il dolore dei familiari, a cui è stato negato il diritto di essere figli, sorelle, genitori, mariti: è stata un esperienza che ci ha coinvolto, che ci ha toccato interiormente.

Non ci fermeremo, continueremo a ricercare storie di memoria e testimonianza d’impegno, cercheremo di vivere in maniera responsabile, facendo nostro il pensiero di Don Ciotti, quando dice: dobbiamo essere impegnati per la responsabilità e contro ogni forma di illegalità 365 giorni all’anno».

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