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Gli alimenti colpiti da frode
15 aprile 2009

Il fenomeno delle frodi alimentari ha registrato nel 2008 un incremento del 15%, soprattutto nei supermercati. È quella frode facile da eseguire, difficile da scoprire e lucrosa, che entra in modo subdolo in casa con la spesa (cibi contraffatti, prodotti con ingredienti avariati, di bassa qualità o surrogati, alimenti commercializzati illegalmente) e colpisce i meno abbienti, le famiglie numerose e gli anziani, quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo. L'Adiconsum consiglia, ad esempio, di “preferire l'acquisto di alimenti base, semplici, piuttosto che troppo manipolati, perché aumentano le occasioni di adulterazione, sofisticazione e contraffazione”. Meglio un pezzo di parmigiano da grattugiare a casa o da farsi grattugiare al momento dell'acquisto, piuttosto che una busta di formaggio pregrattugiato su uno scaffale. Per verdura, frutta e ortaggi, è più conveniente cercare, “il rapporto diretto con il contadino, perché si può sapere come è stato coltivato il prodotto ed instaurare un rapporto di fiducia col produttore”. Come si definiscono e classificano le frodi alimentari? Le frodi alimentari sono modifiche apportate intenzionalmente sui prodotti alimentari per ricavare guadagni illeciti: possono essere adulterazioni (peggioramenti della merce provocati dall'uomo, attraverso la sostituzione di una parte del prodotto con un altro scadente o diverso o di basso costo, come la miscela di orzo torrefatto e caffè macinato, acqua e vino o latte); sofisticazioni (come l'aggiunta di coloranti gialli alla pasta per farla sembrare all'uovo, di clorofilla alle confezioni di piselli, di nitriti alle carni per farle sembrare più rosse); falsificazioni (la sostituzione di un prodotto con un altro, per esempio, margarina al posto del burro); contraffazioni (nomi e marchi di prodotti tipici o di una ditta usati indebitamente). La frode può anche essere sanitaria (come l'adulterazione del vino con metanolo), quando attenta alla salute pubblica, commesse da “chiunque detiene per il commercio o pone in commercio o distribuisce per il consumo acque, sostanze o cose da altri avvelenate, adulterate o contraffatte in modo pericoloso per la salute pubblica” (art. 442-444 C.P.), reato che si configura anche per la sola esposizione di sostanze pericolose. O commerciale, secondo quando leggibile nell'art. 515 C.P., che ledono i diritti contrattuali e patrimoniali del consumatore: è sufficiente anche una piccola differenza circa l'origine del prodotto, la provenienza, il sistema di preparazione, la quantità (caso tipico è la cosiddetta “vendita per tara merce”, come quando il salumiere pesa furbescamente l'affettato, senza sottrarre la tara della carta). Il record delle infrazioni spetta al riso (29,2%), seguito da latte e formaggi (18,8%), dalle conserve vegetali (16,8%), da liquori e distillati (13,6%), dal miele (12,9%), dagli oli d'oliva (10,1%) e da quelli di semi (9,5%), da vino, mosti e aceti (9,1%), da sfarinati e paste (8,1%). Vediamo alcuni esempi: formaggi ottenuti con latte in polvere ricostituito, contenenti percentuali elevate di latte vaccino; mozzarella di bufala contenente percentuali elevate di latte vaccino; vendita di formaggi di provenienza diversa come tipici o a denominazione di origine; latte in grasso con trattamenti di risanamento non consentiti; latte fresco ottenuto da latte precedentemente pastorizzato; latte ottenuto dalla ricostituzione del latte in polvere; annacquamento con o senza salagione e scrematura; latte inacidito neutralizzato con l'aggiunta di alcali; presenza di colostro o di latte mastitico; aggiunta di acqua ossigenata per ridurre una carica batterica elevata; miele con aggiunta di zuccheri di altra origine; vendita di un miele di origine botanica diversa da quella dichiarata; vendita di mieli extracomunitari per mieli italiani; olio extravergine contenente oli raffinati di oliva e di semi; oli con tenori analitici non rispondenti ai requisiti previsti dai regolamenti comunitari; oli di nocciola o di arachide colorati con pochi grammi di clorofilla, spacciati per oli di oliva; oli all'origine qualificati lampanti o maleodoranti, miscelati con modeste quantità di oli vergini di oliva, venduti per olio extravergine; pasta realizzata con farine di grano tenero, che ne compromettono le qualità organolettiche, con cereali meno costosi e poco qualitativi, con semole di qualità scadente o avariate, con coloranti o additivi chimici per mascherare il tipo di sfarinato usato o quella industriale camuffata in “fatta in casa”; riso di pregio minore a quello indicato; vendita di riso proveniente dall'estero come se fosse prodotto nazionale; riso mal selezionato, scadente e pieno di parassiti, con aggiunta di chicchi rotti e elementi estranei, mal conservati o vecchi; uova riportanti una data di preferibile consumo superiore ai 28 giorni consentiti; uova differenti per categoria di peso; uova conservate in frigo e vendute come fresche; uova destinate al consumo animale e vendute agli uomini; vini ottenuti dalla fermentazione di zuccheri di natura diversa da quelli dell'uva o con l'aggiunta di sostanze vietate (alcool, antifermentativi, aromatizzanti, coloranti); vini di qualità inferiore a quella dichiarata in etichetta o che presentano un eccesso di anidride solforosa o gradazione alcolica inferiore a quella prevista; vendita di carni provenienti da animali ingrassati con sostanze non consentite (ormoni) o di tagli meno pregiati per tagli pregiati; vendita di pesce scongelato per fresco o di allevamento per prodotto di cattura in mare; vendita di specie diverse da quelle dichiarate (totani per calamari, melù per merluzzi, zanchette per sogliole); molluschi provenienti da allevamenti abusivi in acque inquinate; vongole veraci con cariche macrobiotiche superiori ai limiti ammessi; tonno congelato venduto come fresco; vendita di pane a pezzi e non a peso; di pane ricco di umidità e pertanto più pesante per non essere stato portato alla cottura dovuta; di pane speciale con l'impiego di grassi o ingredienti particolari diversi da quelli consentiti o da quelli dichiarati; di pane cotto in forno di mica o di amianto. Questo è un serio problema per la salute ed un'ipoteca preoccupante sul mangiar bene italiano, che per il nostro Paese è una tradizione culturale ed una fonte di ricchezza e guadagno. L'attività delle istituzioni ottiene risultati apprezzabili, ma restano ampie zone franche, in cui le violazioni restano impunite. È bene, allora, non solo lanciare l'allarme, ma anche contribuire a diffondere la cultura del mangiar sano, presupposto per una migliore qualità della vita.
Autore: Marcello la Forgia
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